Frequenze tlc, l’Antitrust avverte l’Agcom sul rinnovo per otto anni. Cristallizza il mercato, a rischio la concorrenza
Frequenze tlc, l’Antitrust avverte l’Agcom sul rinnovo per otto anni. Cristallizza il mercato, a rischio la concorrenza
L’autorità propone un sistema misto, rimettendo a gara una parte dello spettro, assegnando i lotti non per motivi economici ma la qualità tecnica. Un assist alle contestazioni di Iliad sull’ultima consultazione

di Alberto Mapelli   05/10/2026 20:22

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L’Antitrust invia una segnalazione all’Agcom e al Mimit sui potenziali rischi della concorrenza insiti nel modello di rinnovo per otto anni dell’attuale distribuzione delle frequenze tlc in scadenza nel 2029. Il rischio, perseguendo il modello di un rinnovo totale ipotizzato nell’ultima consultazione dall’Agcom, è quello che esso possa «incidere negativamente sul corretto dispiegarsi delle dinamiche concorrenziali» perché condurrebbe a «una cristallizzazione nelle dotazioni frequenziali per ulteriori otto anni, che appare idonea a ostacolare la possibilità di crescita di operatori con minori dotazioni frequenziali» o impedire «l’ingresso di ulteriori operatori».

Si tratta di una linea molto simile a quella tenuta da Iliad Italia, guidata dal ceo Benedetto Levi, anche da prima che venisse pubblicata la consultazione. Levi e Iliad, infatti, da sempre hanno sostenuto la necessità di un riequilibrio nella distribuzione dello spettro.

Gli impatti negativi sulla concorrenza

Nell’ultimo bollettino, l’Antitrust ha infatti segnalato ad Agcom e Mimit di ritenere «imprescindibile» che «tutti gli operatori efficienti possano contribuire in modo efficace» alla «necessità di promozione della concorrenza», principio inderogabile per una risorsa limitata come le frequenze, dandogli la possibilità di «effettuare investimenti nella rete e di continuare a incidere positivamente sulla concorrenza statica che attualmente caratterizza, in modo positivo, le dinamiche del mercato delle comunicazioni mobili nel nostro Paese, a vantaggio dei consumatori finali».

Pur riconoscendo che il rinnovo sia utile per garantire la continuità del servizio e per consentire agli operatori di sostenere gli investimenti necessari nella rete, l’Antitrust ritiene sostiene il rischio cristallizzazione.  In questo modo potrebbe verificarsi un impatto negativo «sulla concorrenza sia statica, rendendo più difficile per gli operatori minori l’esercizio del vincolo concorrenziale che ha caratterizzato finora il mercato italiano, sia dinamica, impedendo in radice la possibilità che ogni operatore efficiente possa sfruttare al massimo il proprio potenziale». 

L’obbligo di accesso non basta

L’Antitrust inoltre «non ritiene che i soli obblighi di accesso attualmente prospettati dal Regolatore possano, in sé, essere considerati valide alternative a una possibile diversa redistribuzione delle dotazioni frequenziali», soprattutto «per operatori infrastrutturati (qual è Iliad ad esempio, ndr) a cui dovrebbe invece essere garantita la possibilità di esercitare una concorrenza effettiva». 

L’Antitrust esprime anche «preoccupazione» sul riferimento nella delibera al fatto che «gli operatori ottemperino in maniera collettiva, tramite un’offerta unica, a detti obblighi di accesso, trattandosi di un’opzione che, laddove attuata, conduce inevitabilmente ad accordi tra operatori concorrenti di natura collusiva, riducendo i loro incentivi a formulare offerte di accesso competitive».

L’alternativa «opzione mista»

L’Antitrust non fa solo osservazioni negative sul modello proposto nell’ultima consultazione, ma propone un’alternativa, la cosiddetta «opzione mista». Si tratta di un modello già proposto da Agcom, ossia «un rinnovo solo parziale dei diritti d’uso delle frequenze in esame, che riguardi una dotazione spettrale congrua», con il resto messo a gara garantendo così «una maggiore apertura concorrenziale». Antitrust suggerisce anche che la gara possa essere «senza rilanci competitivi, privilegiando la qualità tecnica dell’offerta piuttosto che il prezzo».

L’introduzione di tali misure «appare infatti necessaria a preservare l’effettiva contendibilità delle bande di interesse, evitando di pervenire a livelli eccessivi di concentrazione». Antitrust infine auspica anche «un rafforzamento» delle sanzioni «in caso di inottemperanza» e propone un «riutilizzo efficiente delle frequenze eventualmente revocate agli operatori inadempienti, che preveda, ad esempio, un meccanismo premiale a favore degli operatori maggiormente virtuosi». (riproduzione riservata)