Iliad lancia il suo piano «Più veloci» per chiedere una riallocazione delle frequenze tlc in scadenza a fine 2029, il 73% del totale, e mette sul tavolo una proposta di distribuzione, banda per banda, per ogni operatore infrastrutturato, con l’obiettivo di riequilibrare la suddivisione dello spettro.
Il piano di Iliad arriva nel momento in cui il settore sta aspettando la terza (e ultima) consultazione di Agcom, che sarà poi chiamata a definire le regole su come si dovrà procedere per il rinnovo del maxi-pacchetto in scadenza nel 2029. Finora il dibattito e le indiscrezioni si sono concentrate molto più sulle modalità con cui le frequenze potranno essere pagate, con gli operatori che sperano in una assegnazione non (o poco) onerosa in cambio di piani di investimento per accelerare lo sviluppo delle reti mobili italiane. Con la sua proposta, Iliad mette un faro anche sulla necessità di riequilibrare la distribuzione delle frequenze tra i quattro operatori infrastrutturati, visto che controlla solo l’11% del totale delle frequenze.
«Le scelte che saranno prese oggi avranno un impatto sulle reti dei prossimi quindici anni e più. Vogliamo creare un contesto orientato allo sviluppo tecnologico del Paese», ha detto il ceo di Iliad Italia, Benedetto Levi. Che aggiunge: «La nostra è una proposta concreta e siamo aperti al confronto con i concorrenti e le autorità».
Entrando nel dettaglio, lo schema immaginato da Iliad riuscirebbe a garantire che ogni operatore tlc non controlli meno megahertz rispetto a quanti ne abbia ora, almeno in valore assoluto, grazie anche alla richiesta accessoria di aumentare le bande distribuibili.
Iliad propone una distribuzione paritaria con Tim, Fastweb+Vodafone e WindTre delle bande di 900 MHz, 1.8 GHz e 2.1 GHz; una revisione delle distribuzioni nella bande 3.4-3.6 GHz e l’assegnazione della nuova banda (2.3 GHz) interamente agli altri tre operatori. Nel complesso la proposta di Iliad prevede un suo balzo da 110 a 202,2 MHz totali controllati, pari al 19% delle frequenze; Tim passerebbe da 280 a 282,2 MHz (dal 29% al 27%), WindTre da 270 a 272,2 MHz (dal 28% al 26%) e Fastweb+Vodafone da 300 a 302,2 MHz (dal 31% al 29%).
«L’Italia è il Paese europeo dove c’è la distanza maggiore tra l’operatore infrastrutturato con più frequenze e quello con meno. Servono condizioni e regole eque che garantiscano la concorrenza e lo sviluppo delle reti italiane», ha spiegato Levi. Interrogato su eventuali uno scenario di un rinnovo che congeli l’attuale distribuzione, il ceo di Iliad è netto: «Sarebbe problematico, una scelta mai vista prima e in contrasto con tutti i testi di assegnazione dello spettro».
Nel suo piano Iliad pone sul tavolo anche altri tre necessità: fare una ricognizione delle frequenze disponibili per mettere a disposizione tutte lo spettro possibile (come la banda 2.300 MHz); aumentare gli investimenti; innalzare i limiti elettromagnetici.
Il secondo è un tema molto dibattuto negli ultimi mesi, perché tra le volontà degli operatori c’è quella di pagare il rinnovo delle frequenze con investimenti sulle reti. Iliad entra nel merito e propone una timeline per l’implementazione del 5G standalone – entro due anni dall’assegnazione la copertura di tutti i capoluoghi di Regione, entro tre anni e mezzo tutti i capoluoghi di provincia e in sei anni il 99% della popolazione – e poi apre a un confronto con il governo per identificare gli altri investimenti prioritari per il Paese.
Infine, Iliad ricorda la necessità di allineare i limiti elettromagnetici agli standard europei: nel 2024 i limiti sono già stati alzati a 15 volt per metro, ma progressivamente è necessario arrivare ai 61 volt per metro. Questo perché l’aumento della potenza, rispettando i target considerati sicuri da organizzazioni internazionali riconosciute, consentirebbe un miglioramento del servizio e una riduzione delle antenne necessarie per garantire la connessione. (riproduzione riservata)