Freni: riappropriarsi di Borsa Italiana sarebbe un danno. L’obiettivo è il mercato unico finanziario europeo
Freni: riappropriarsi di Borsa Italiana sarebbe un danno. L’obiettivo è il mercato unico finanziario europeo
Il sottosegretario al Mef annuncia l'introduzione di un codice dei mercati finanziari entro l'anno, per semplificare le norme e favorire un mercato europeo, superando il bancocentrismo che ha frenato l'Italia

di Silvia Valente 20/05/2026 15:56

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«Riappropriarsi della proprietà di Borsa Italiana sarebbe un danno per l'Italia, la strada invece è quella di avere una piattaforma di mercato unica per avere un unico mercato finanziario europeo». Lo ha detto il sottosegretario all'Economia, Federico Freni, nel corso del Festival dell'Economia di Trento. Ad oggi «le infrastrutture dei mercati finanziari in Europa sono divise tra Euronext e Deutsche Börse. Quando Euronext e Deutsche Börse si metteranno d'accordo ci sarà un'unica infrastruttura dei mercati finanziari europei». 

L’ipotesi di «riappropriarsi, ammesso che sia possibile e non credo, della proprietà di Borsa Italiana sarebbe un danno per l'Italia, perché oggi un'unica infrastruttura finanziaria dell'Unione Europea è la strada più veloce per avere un unico mercato finanziario europeo che resterà comunque piccolo rispetto a quello americano, piccolo rispetto ai mercati asiatici, ma avrà almeno una possibilità di competere». 

D’altronde Borsa Italiana era «un asset strategico» che «tanti anni fa abbiamo venduto al London Stock Exchange» e poi dopo la fase in Lse,  nel 2021 è entrata a far parte della holding Euronext.

Entro l’anno il codice dei mercati finanziari

La riforma del mercato dei capitali «non vuole avere alcun altro obiettivo politico che non sia quello di andare incontro al mercato, è l’unica strada che ci può salvare e il mercato non può non essere un mercato europeo», ha ribadito Freni. Se «continuiamo a guardare il mercato come fenomeno nazionale resteremo incagliati come negli ultimi 25 anni, con regole nazionali che ci tengono fuori dall’Europa e dal mondo». 

In particolare, ha voluto precisare il sottosegretario, «se vogliamo avere una possibilità di salvare il sistema industriale italiano, dobbiamo portarlo a livello europeo, cioè aprendolo all’equity». E non «affidare più la crescita produttiva delle pmi al debito». Con il bancocentrismo all’italiana «è andato bene per tutti gli anni '80, è entrato in crisi negli anni '90 e ha condizionato in negativo l'economia produttiva negli anni 2000». Con la riforma «abbiamo inoltre a semplificare la governance perché questo facilita gli investimenti». 

La prossima «cosa che faremo», ha anticipato Freni, «è arrivare entro l'anno a un codice dei mercati finanziari. Non è un Paese civile quello che ha norme sparse su leggi diverse». (riproduzione riservata)