Fratelli di board: con le nuove nomine il partito di Giorgia Meloni stringe la presa sulle società partecipate di Stato
Fratelli di board: con le nuove nomine il partito di Giorgia Meloni stringe la presa sulle società partecipate di Stato
Le nomine del governo per le big delle spa pubbliche ha riservato sorprese al vertice e una pletora di consiglieri di diretta emanazione di Fratelli d’Italia. Ecco chi sono e cosa facevano

di di Sergio Rizzo 10/04/2026 20:00

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L’ultima ondata di nomine pubbliche parte rispettando il copione, anche se con qualche variazione sul tema. In qualche caso nemmeno troppo marginale. Per esempio, Giuseppina Di Foggia. Che lei, la sola donna amministratore delegato di una grande società di Stato quotata in borsa, avrebbe dovuto lasciare quell’incarico, era ormai scontato. Ma il governo che tre anni fa l’aveva nominata al timone di Terna, il primo nella storia repubblicana guidato da una donna non se l’è sentita di lasciarla senza una poltrona adeguata. I maligni non rinunceranno a ricordare la sua amicizia con Arianna Meloni, sorella della premier Giorgia Meloni nonché di fatto capo del partito di maggioranza relativa, relegando i meriti in secondo piano. Ma tutti sanno che per assicurarsi la presidenza dell’Eni un’amicizia o una sponsorizzazione politica importante magari è necessaria, ma forse non sempre sufficiente. Prima di lei c’era l’ex comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana. E il successore, secondo voci insistenti che avevano preceduto la lista presentata dal ministero dell’Economia di concerto con il ministero delle Imprese, veniva indicato in Andrea De Gennaro, il successore di Zafarana alle Fiamme gialle. Nonché fratello di Gianni De Gennaro, già capo della Polizia, già capo dei servizi segreti, già presidente della Finmeccanica.

Giuseppina di Foggia va ad affiancare l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, che a 71 anni raggiunge il record ineguagliato di cinque mandati consecutivi. Apprestandosi a insidiare un altro record, quello della longevità al vertice delle aziende di stato detenuto dal suo predecessore alla guida dell’Eni Paolo Scaroni. Alla soglia degli ottant’anni è stato rinnovato per un altro triennio alla presidenza dell’Enel.

Quasi 1.800 nomine fatte dal governo Meloni

Decisioni all’apparenza sorprendenti, anche se ormai con ci si può sorprendere più di nulla considerando la penuria di classe dirigente espressa negli ultimi anni dagli apparati pubblici. E dire che non c’è mai stata una quantità simile di nomine gestite dal medesimo governo in una sola legislatura. Il centro studi Comar di Massimo Rossi, una specie di Cassazione di tutte le nomine pubbliche per la precisione e l’affidabilità con cui a ogni tornata fornisce il quadro completo degli incarichi in discussione, ne ha calcolate quasi 1.800 da quando il governo di Giorgia Meloni si è insediato. E soltanto per i posti in consigli di amministrazione, comprese ovviamente anche le società controllate indirettamente nonché le poltrone non strettamente governative, in quanto di competenza degli altri eventuali azionisti. Un numero che spiega forse la frequenza dei passaggi delle stesse persone da un’azienda pubblica a un’altra (caso emblematico, quello di Giuseppina di Foggia). Per non parlare di alcune singolari intersezioni.

Le singolari intersezioni

Il presidente di Trenitalia Stefano Cuzzilla sarà infatti contemporaneamente anche presidente di Terna: treni e cavi elettrici insieme. L’attuale presidente di Terna Igor De Biasio diventerà amministratore delegato dell’Enav (traffico aereo) al posto di Pasqualino Monti. Che verrà nominato amministratore delegato di Terna al posto di Giuseppina di Foggia. Mentre la presidenza dell’Enav, finora occupata dall’avvocata dello Stato Alessandra Bruni, è l’ora di Sandro Pappalardo. Il quale potrà così ricoprire contemporaneamente due ruoli: quello di presidente della compagnia aerea Ita airways e quello di presidente della società pubblica, l’Enav, responsabile della gestione e del controllo del traffico aereo civile. Non serve una competenza specifica per capire che si tratta di una sovrapposizione piuttosto curiosa. Ai confini dell’incesto.

C’è poi, anche nelle grandi società pubbliche quotate in borsa in attesa di rinnovo, il solito stucchevole andirivieni nei consigli di amministrazione di politici non rieletti alle elezioni o titolari di vari incarichi politici. Ecco allora all’Enav Stella Mele, ex vicepresidente del consiglio comunale di Barletta e candidata alle politiche del 2022 per Fratelli d’Italia, già risarcita con un posto nel cda del Poligrafico dello Stato. Ecco, sempre all’Enav, Antonella Ballone, presidente della Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia, candidata alle europee del 2024 con Forza Italia. E poi alla presidenza di Leonardo Francesco Macrì, manager aretino rimasto fuori dalla liste elettorali di Fratelli d’Italia nel settembre 2022 a causa di una rogna giudiziaria che poi si sarebbe risolta senza conseguenze: indennizzato dal partito con la nomina a consigliere di amministrazione della holding militare, ha ora meritato l’upgrade. E, ancora a Leonardo, la conferma dell’ex parlamentare della lega Trifone Altieri, mentre all’Enel, un esponente dell’apparato governativo profondo: Alessandro Monteduro, avvocato, consigliere politico e strettissimo collaboratore del sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano.

La lista prosegue all’Eni, dove il commercialista Matteo Petrella sarà consigliere di amministrazione, dopo Poste Italiane, dov’è approdato nel 2023 in quota Fratelli d’Italia: è uno dei componenti della commissione di garanzia del partito di Giorgia e Arianna Meloni. E per restare all’Eni ecco Benedetta Fiorini, ex deputata della Lega di Matteo Salvini non rieletta alle politiche del 2022. Esperta di marketing, aveva già avuto, dopo lo sfortunato tentativo di restare in parlamento, uno strapuntino all’Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile. Ma anche un posto nella commissione di 15 esperti del ministero della cultura incaricata di valutare ai fini del finanziamento l’interesse culturale di film e documentari. La stessa commissione che ha recentemente bocciato il film sul ricercatore italiano Giulio Regeni, torturato e assassinato dieci anni fa in Egitto dai servizi segreti egiziani. (riproduzione riservata)