Nel mercato obbligazionario scema la tensione sui titoli di Stato, compresi gli Oat francesi nonostante Fitch abbia peggiorato l'outlook su Parigi a negativo. In attesa dell’esito delle elezioni di midterm del 3 novembre negli Stati Uniti e grazie all'ottimismo per i colloqui di pace tra i mediatori di Iran e Qatar, che fa scivolare il future sul Brent del 4,35% a 108,48 dollari al barile, il rendimento dei Treasury 10 anni flette al 4,91%, quello del Btp stessa scadenza al 4,43% con lo spread con il Bund a 115,10 punti base e degli Oat al 4,93% (il 21 ottobre hanno sforato il 5%; spread Francia/Germania a 163 punti base).
A sostenere il sentiment anche l’indice Pmi che ha mostrato una buona tenuta dell’attività manifatturiera nella zona euro a ottobre. Ma a un trend destinato a restare fragile. E non solo per la Francia. Visto che Re Filippo di Belgio sta valutando le dimissioni del primo ministro belga, Bart De Wever. Dimissioni offerte in seguito al fallimento delle trattative sul bilancio.
Mentre venerdì 30 ottobre, in una decisione non calendarizzata, Fitch ha confermato il rating francese ad A+ ma ha tagliato l'outlook a negativo da stabile citando il peggioramento dei conti pubblici e la frammentazione politica. L'agenzia ha previsto che la spesa per interessi salirà al 3,3% del pil nel 2028 rispetto al 2,5% nel 2025. E che il deficit francese raggiungerà il 5,5% del pil nel 2027.
La prossima revisione del rating della Francia non è ancora stata fissata, ma l’agenzia ha previsto un nuovo esame entro la fine di febbraio 2027. Sono in molti a credere che il rating verrà rivisto al ribasso come nel caso di Mooyd’s che ha mantenuto il giudizio investment grade Aa3, ma ha confermato l’outlook negativo sul Paese.
In Francia il rischio principale, per Florian Spaete, senior bond strategist di Generali Asset Management è rappresentato da uno stallo politico che annacqui il processo di consolidamento fiscale e mantenga il deficit nettamente al di sopra del 5% del pil, oppure da una crescita economica deludente. In questo scenario, gli spread si allargherebbero in modo significativo e il rischio di contagio aumenterebbe.
Per ora le difficoltà del debito francese sono destinate a persistere. «Le tensioni sociali, un Parlamento frammentato e l’avvicinarsi delle elezioni del 2027 ostacolano il consolidamento fiscale, che rappresenta l’unica soluzione duratura, lasciando gli Oat vulnerabili, in particolare sulle scadenze più lunghe», avverte Spaete.
Il precedente italiano del 2018 mostra che gli spread possono rimanere elevati finché non si verifica un cambio di rotta nelle politiche adottate. Tuttavia, uno spread Oat/Bund a 10 anni vicino a 160 punti base incorpora già un elevato grado di cautela. «Nel nostro scenario di base, la legge di bilancio viene approvata e le banche e gli asset manager domestici tornano gradualmente ad acquistare, seppur con prudenza, mentre le compagnie assicurative restano alla finestra», precisa Spaete.
Inoltre i rischi per la stabilità finanziaria appaiono limitati, poiché le famiglie e le imprese non presentano un indebitamento eccessivo. «Le banche francesi non detengono grandi quantità di debito sovrano francese, il che significa che il rischio di un “circolo vizioso” è molto più basso», osserva Katharine Neiss, Deputy head of global economics di Pgim Credit. «Anche la trasmissione degli effetti dell’aumento degli spread alle famiglie francesi è limitata, grazie ai mutui a tasso fisso di lungo periodo e alla scarsa detenzione di obbligazioni retail francesi».
Detto questo, «un rally degli Oat appare improbabile. Gli investitori che desiderano esporsi al debito francese dovrebbero concentrarsi sulle scadenze brevi ed evitare quelle lunghe. E la volatilità», conclude lo strategist di Generali Asset Management , «dovrebbe rimanere elevata fino alle elezioni presidenziali di aprile 2027».
Marine Le Pen, del Rassemblement National, è nettamente in testa ai sondaggi, con consensi superiori al 30%. Non si può escludere che al ballottaggio decisivo si trovi ad affrontare Jean-Luc Mélenchon, esponente della formazione di estrema sinistra La France insoumise. La sua recente proposta di cancellare semplicemente il 20% del debito pubblico francese difficilmente ha rassicurato gli investitori, sottolinea Laurent Denize, Global Co-Cio di Oddo Bhf. «È quindi probabile che le pressioni dei mercati finanziari si intensifichino già prima delle elezioni».
Di conseguenza, la campagna elettorale nel primo trimestre potrebbe essere accompagnata da un aumento della volatilità. Questo perché la Francia dipende in misura significativa dagli investitori internazionali per finanziare il proprio debito pubblico. «Il 57% del debito pubblico francese è detenuto da investitori esteri. Se questi ultimi perdessero fiducia nella capacità della Francia di gestire i propri conti pubblici, le vendite di titoli potrebbero accentuare ulteriormente l’ampliamento dei premi per il rischio», indica Denize.
Non è neppure scontato un intervento della Banca Centrale Europea. Per contrastare l’inflazione, la Bce ha infatti intrapreso un percorso di rialzo dei tassi di interesse, che sta aggravando ulteriormente la situazione francese. Naturalmente qualsiasi intervento attraverso lo Strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (Transmission Protection Instrument, TPI), mai utilizzato finora, sarebbe subordinato al rispetto di determinate condizioni.
Tra queste, la conformità al quadro di bilancio europeo, una traiettoria sostenibile del debito e l’adozione di politiche economiche solide e sostenibili.
Guardando al futuro, le pressioni dei mercati potrebbero incoraggiare i responsabili politici di ogni schieramento a riconoscere la gravità della situazione e a sostenere un programma credibile di risanamento dei conti pubblici nei Paesi fortemente indebitati, come la Francia.
In quest’ottica Denize mantiene un orientamento prudente nei confronti dei mercati azionari, pur continuando a privilegiare i mercati emergenti, nei quali individua opportunità più interessanti in termini di valutazioni e crescita. In seguito al recente forte aumento dei tassi di interesse, l’esperto ha adottato un posizionamento neutrale in termini di duration.
Nell’ambito dell’obbligazionario, continua a preferire il credito investment grade, che offre un equilibrio interessante tra rendimento e qualità. E sta rafforzando la diversificazione dei portafogli attraverso un’esposizione selettiva alle materie prime, tra cui l’oro e i metalli industriali, nonché a valute come lo yen giapponese e le valute locali dei mercati emergenti. (riproduzione riservata)