La Francia è l’osservata speciale d’Europa. Oggi, 23 ottobre, l’agenzia di rating Moody’s aggiornerà il suo giudizio sul debito sovrano di Parigi, attualmente fermo ad Aa3 con outlook negativo. La decisione arriva in un momento di elevata tensione in Francia, tra le proteste violente nelle città, l’aumento del debito pubblico e i difficili negoziati sulla legge di bilancio. Inoltre, ad aprile ci saranno le elezioni presidenziali e i partiti politici sono già in campagna elettorale.
Un mix pericoloso che si sta riflettendo anche sui rendimenti dei titoli di Stato: l’Oat decennale sfiora il 5,1%, raggiungendo un nuovo massimo da 24 anni, e lo spread con i Bund tedeschi si è ampliato fino a 175 punti base.
«La Francia si conferma chiaramente come il fanalino di coda dell'area euro», dichiara Lars Conrad, Portfolio Director Fixed Income presso Flossbach von Storch Se. «La domanda sostenuta rimane limitata nonostante livelli di rendimento sempre più interessanti: sebbene i rendimenti degli Oat a 10 anni intorno al 5% abbiano attirato alcuni acquirenti opportunistici, persino acquisti istituzionali di grandi dimensioni non sono finora riusciti ad arrestare l'allargamento degli spread. La scarsa liquidità di mercato e le pressioni di vendita sul mercato dei futures stanno ulteriormente amplificando il movimento».
Secondo l’esperto, l’altro osservato speciale è l’Italia, la quale presenta uno spread salito a 126 punti e un rendimento del decennale al 4,59%. Inoltre, Scope Ratings, agenzia di rating europea, si pronuncerà oggi, 23 ottobre, sul rating italiano. Attualmente giudizio di Scope è Bbb+/Outlook Positivo. «Ad aggravare la pressione si aggiunge un consistente flusso di nuove emissioni obbligazionarie, con Francia e Italia che immettono regolarmente sul mercato, tramite aste, oltre 10 miliardi di euro di titoli di stato ciascuna», dichiara l’esperto. «Un'offerta abbondante si scontra con una limitata capacità di assorbimento del mercato: poiché gli investitori di lungo periodo sono ancora riluttanti ad acquistare sulla base dei fondamentali, spetta ai primary dealer assorbire volumi più consistenti. Al contempo, il forte aumento della volatilità sta riducendo la loro capacità di assorbire il rischio. Riteniamo che questo inneschi un ciclo potenzialmente in grado di autoalimentarsi, caratterizzato da pressioni di vendita, rendimenti in aumento e liquidità in calo».
In questa situazione complicata, le agenzie di rating potrebbero aggravare ulteriormente la situazione. Eventuali downgrade o prospettive negative sui rating, secondo Conrad, potrebbero pesare ulteriormente sul sentiment di mercato già fragile e amplificare le pressioni di vendita in modo pro-ciclico. «A nostro avviso», dichiara l'analista, «un intervento verbale da parte della Bce appare sempre più probabile. Resta tuttavia da vedere se una tale comunicazione sarà sufficiente a ripristinare una fiducia duratura sul mercato. In ultima analisi, per spezzare questo ciclo potrebbero essere necessari un impegno politico credibile al risanamento fiscale o una risposta più decisa da parte della politica monetaria».
Ma anche sulla Banca centrale europea sta crescendo la pressione affinché sia meno restrittiva in materia di politica monetaria. «L'ampliamento degli spread sovrani sta inasprendo in modo sproporzionato le condizioni di finanziamento negli Stati membri fiscalmente più deboli. Sebbene continuiamo a ritenere che il "put" della Bce sia ben fuori mercato, la pressione sulla banca centrale si sta chiaramente intensificando», spiega Conrad. «I rischi nei mercati dei titoli di Stato europei si stanno autoalimentando sempre di più. Manteniamo una posizione cauta su Francia e Italia e ci comportiamo di conseguenza attraverso le nostre posizioni corte sui futures Oat e Btp. Allo stesso tempo, stiamo monitorando con attenzione le eventuali distorsioni di mercato in grado di creare opportunità interessanti negli emittenti sovrani fondamentalmente più solidi». (riproduzione riservata)