La protesta dei liceali francesi si allarga e aumenta la tensione nelle città del Paese. Partita una settimana fa da alcuni istituti della banlieue parigina, la mobilitazione ha raggiunto ormai tutta la Francia, arrivando a coinvolgere nelle ultime ore 356 licei. È il dato comunicato dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, mentre il bilancio degli scontri continua ad aggravarsi.
Nella sola giornata di ieri sono state fermate 625 persone e 83 tra poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti. Dall’inizio della mobilitazione, secondo il ministero dell'Istruzione, sono inoltre 119 le persone ferite, tra cui 34 membri del personale scolastico.
Di fronte all’estensione delle proteste, il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una riunione interministeriale di crisi. Il premier ha inoltre chiesto ai ministri di annullare o rinviare i viaggi ufficiali previsti nei prossimi giorni, così da permettere alle prefetture di concentrare le risorse sulla gestione della situazione.
Uno dei fronti più tesi è quello di Marsiglia, dove in mattinata si sono verificati violenti incidenti davanti al Lycée Victor Hugo. La Région Provence-Alpes-Côte d'Azur ha riferito che il preside, il vice-preside, la segretaria generale e un altro responsabile dell'équipe scolastica sarebbero stati aggrediti all'interno dell'istituto e cosparsi di benzina.
Sempre a Marsiglia, davanti al Lycée Saint-Exupéry, un camion dei pompieri è stato accerchiato e incendiato, secondo quanto riferito dalla stampa francese. La rete dei trasporti pubblici ha subito interruzioni dopo episodi di vandalismo e aggressioni ai conducenti.
Disordini sono stati segnalati anche a Strasburgo. Nel Pas-de-Calais, nel nord della Francia, un dirigente scolastico è rimasto ferito durante gli scontri dal lancio di un razzo da mortaio per fuochi d’artificio.
All’origine della mobilitazione ci sono soprattutto le condizioni della scuola pubblica. Gli studenti denunciano la carenza di insegnanti, il sovraffollamento delle classi, il degrado degli edifici scolastici e chiedono maggiori risorse per l'istruzione.
La protesta è partita in particolare dalle banlieue a nord di Parigi, nell'area di Saint-Denis, dove gli studenti hanno denunciato forti differenze tra gli istituti delle periferie e quelli del centro della capitale.
A far crescere la mobilitazione sono state poi le immagini degli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine davanti ad alcuni licei. Da qui l’appello di una parte degli studenti a «contrastare la repressione». Il ministro dell'Istruzione ha invece denunciato la presenza di esponenti dei black bloc all'interno del movimento.
La tensione ha aperto anche un fronte sull’intervento delle forze dell’ordine. L'Igpn, l'organismo della polizia francese incaricato di indagare sul comportamento degli agenti, ha aperto tre inchieste dopo il ferimento di studenti durante i blocchi nelle periferie di Parigi e a Tours.
Proprio a Tours un giovane è stato ricoverato con una ferita alla testa che, secondo la procura, sarebbe «compatibile» con un colpo esploso da un Lbd, il controverso lanciatore di proiettili utilizzato dalla polizia francese.
Il presidente Emmanuel Macron ha riconosciuto il malessere alla base delle proteste, ma ha condannato gli episodi di violenza.
«Capisco le angosce e talvolta la rabbia che può provare la nostra gioventù, ma nessuno di questi dibattiti, nessuna di queste paure può legittimare la violenza», ha dichiarato il presidente.
La protesta ha inoltre riacceso lo scontro politico tra il governo e La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. L’esecutivo accusa la sinistra radicale di strumentalizzare la mobilitazione, mentre gli Insoumis denunciano una risposta sproporzionata da parte delle forze dell’ordine.
Dopo le parole di Macron, Mélenchon ha scritto su X che «gli Insoumis chiedono metodi di lotta non violenti».
L’esecutivo sta ora cercando di contenere la protesta anche attraverso il dialogo diretto con gli studenti. Il governo ha annunciato una «piattaforma di concertazione» attraverso la quale i liceali potranno presentare preoccupazioni e rivendicazioni.
A questa fase dovrebbe seguire un incontro nazionale, la cui data non è ancora stata fissata. Il ministero dell’Istruzione ha promesso di fornire «risposte strutturate» e di rendere pubbliche sia le richieste ricevute sia le risposte del governo.
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