Francia, il malato d’Europa e quel precedente del 1981
Francia, il malato d’Europa e quel precedente del 1981
Tra spread in aumento e riforme scomode, la Francia vive un momento di crisi economica e politica. E i prossimi governi potrebbero seguire l’esempio di Giorgia Meloni, chiedendo un contributo alle società più in salute: le banche

01/01/2026 18:00

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In aprile 2027 si terranno le elezioni presidenziali in Francia. Nessuno sembra volere più anticiparne la data. Emmanuel Macron cerca di lustrare la sua immagine con la politica estera, ma dopo due mandati non può essere rieletto. Potrebbe ricandidarsi nel 2032 (se lo facesse Donald Trump...). Non hanno fretta nemmeno i vertici di Rassemblement National.

Più si deteriora l’economia, più Marine Le Pen, oggi ineleggibile per guai giudiziari, e Jordan Bardella, hanno probabilità di vincere in misura tale da superare alleanze composite a loro contrarie. Tanto peggio, tanto meglio?

Lo spread francese peggiora rispetto all’Italia, con gli Oat che rendono più dei Btp, nonostante un rating per ora formalmente migliore. Nessuno vuole parlare di impopolari, ma inevitabili riforme. Le pensioni non si toccano in Italia, dove il governo è forte, figurarsi in Francia. Ma dopo le elezioni, qualcosa toccherà fare e non sarà piacevole.

Cosa accomuna Roma e Parigi

Qualcos’altro, però, accomuna Italia e Francia e potrebbe ispirare il prossimo capo dell’Eliseo. Le banche sono solide e gonfie di utili anche in Francia. Il governo Meloni le ha spremute un po’, con la legge di Bilancio, ottenendo circa 10 miliardi. C’è stata una resistenza d’ufficio da parte dell’Abi, ma i vertici dei maggiori istituti italiani hanno ammesso di poter dare di più, forse temendo imposizioni peggiori. Del resto, prendere un po’ di soldi alle banche, anche elettoralmente, paga.

È probabile che i prossimi governi francesi, tanto più se espressi da RN, imiteranno il governo Meloni, battendo cassa presso le banche francesi. Ma potrebbero anche osare di più. Se la situazione in Francia è peggiore che in Italia, potrebbero servire sforzi maggiori di imposte una tantum. O manovre estreme per controllare i flussi di sottoscrizione degli Oat.

Il precedente di Mitterrand

Nel 1981, dopo la vittoria del socialista François Mitterrand, i grandi gruppi bancari privati francesi (e altre grandi aziende industriali) furono nazionalizzati, per rafforzare il controllo statale e sostenere politiche di sviluppo economico. Allora c’era una recessione da crisi petrolifera; oggi le cause sono diverse, ma i mali simili. Simili le pulsioni interventiste della politica: allora dei socialisti, oggi, un po’ ovunque, dei governi di destra, certo non storica destra liberale.

Oggi c’è anche una Bce che nel 1981 non esisteva; ma si è già visto che se gli assetti bancari restano solidi, alla Bce non interessa il colore politico degli azionisti e dei loro referenti al governo e per indirizzare le scelte non serve avere il 100% e nemmeno il 51%. Cambiano i protagonisti, cambiano un po’ le forme, ma alla fine la storia rischia di ripetersi… (riproduzione riservata)