Kimi Antonelli è il nuovo campione del mondo. Con la sua monoposto Mercedes ha sconfitto il compagno di scuderia George Russell e la leggenda Lewis Hamilton. Il giovane bolognese ha prevalso su tutti. E pensare che percepisce solamente il 17esimo stipendio della Formula 1: dei 366 milioni di dollari totali distribuiti tra i piloti, la percentuale di Antonelli è solamente lo 0,9%. Ma chi è il pilota più pagato del circuito?
Gli accordi commerciali non sono pubblici, ma secondo il sito specializzato F1 Salaries, in pole position nella griglia degli stipendi si trova il quattro volte campione del mondo Max Verstappen, sotto contratto con la Red Bull: ben 70 milioni di parte fissa e 20 milioni di bonus legati alle prestazioni. Secondo indiscrezioni, dal 2027, con il nuovo accordo con la casa automobilistica austriaca, la cifra salirà a 104,9 milioni di dollari all'anno di fisso e 131,1 milioni con i bonus.
In seconda piazza si trova il sette volte vincitore del mondiale Hamilton. La Ferrari versa al pilota inglese 60 milioni di dollari all’anno, che però potrebbero arrivare a 70 con i bonus. Insomma, a 41 anni incassa ancora circa 2,61 milioni di dollari per ognuno dei 23 Gran Premi disputati.
Tra le prime due posizioni e tutti gli altri però c’è un abisso. Il pilota monegasco Charles Leclerc guadagna 34 milioni di dollari (46 con i bonus), 26 in meno rispetto al suo compagno di scuderia. Anche Russell percepisce circa 34 milioni (50 con i bonus), mentre il campione della scorsa stagione Lando Norris arriva a 30 milioni, ma con i bonus potrebbe arrivare fino a 69,5 milioni.
All’ultimo posto della classifica ci sono le nuove leve della Formula 1, i cosiddetti rookie: Arvid Lindblad della Racing Bulls e Franco Colapinto della Alpine hanno uno stipendio che va da 500 mila fino a un milione di dollari. Con i bonus potrebbero arrivare fino a 2 milioni. Neanche la cifra che la casa di Maranello paga a Hamilton per un Gran Premio.
Se adesso si dà per scontato che un pilota di Formula 1 guadagni milioni di dollari, fino a qualche anno fa non era così. Agli albori della competizione, tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60, si gareggia solo per la gloria. Questo è il periodo a cui risale l’ultimo trionfo italiano prima di Antonelli: i due campionati conquistati da Alberto Ascari nel 1952 e nel 1953.
La svolta economica si ha nel 1968: Chris Amon sta correndo in Ferrari senza stipendio, ma quando viene a sapere che il suo compagno di squadra Jackie Ickx guadagna 50 mila dollari all'anno (equivalenti a circa 500.000 dollari di oggi) chiede di ricevere la stessa cifra e la casa di Maranello acconsente alla richiesta. Questo può essere considerato l'inizio delle «negoziazioni salariali» in Formula 1.
Da quel momento cambia tutto e i piloti iniziano a percepire veri stipendi. Il primo «professionista» è Jackie Stewart, tre volte campione del mondo dal 1969 al 1973, che si batte per far ricevere agli sportivi un equo compenso e arriva a guadagnare un milione di dollari a stagione (oltre 7,5 milioni di oggi). La rivoluzione dei bonus arriva qualche anno dopo, quando l’italoamericano Mario Andretti firma un contratto che prevedeva uno stipendio base di 750.000 dollari più 10.000 dollari per ogni punto guadagnato.
Dagli anni ‘80, con l’arrivo di sponsor sempre più importanti, gli stipendi dei piloti volano alle stelle. E pensare che solamente trent’anni prima si correva solo per il gusto di poter andare veloce. Uno dei contratti simbolo di quegli anni è quello di Ayrton Senna: dopo aver visto la sua McLaren equipaggiata con un motore poco competitivo, il pilota brasiliano rifiuta un compenso annuale e concorda di percepire un milione di dollari a gara. Quell'anno, Senna partecipa a tutte le 16 gare, ne vince 5 e guadagna un totale di 16 milioni di dollari (circa 37 milioni di dollari attuali).
A chiudere questo breve excursus storico non può mancare il sette volte campione del mondo Michael Schumacher, l’uomo che ha aiutato a rendere la F1 un brand globale. Il fuoriclasse tedesco, all’inizio degli anni 2000, percepisce circa 80 milioni di dollari, comprensivi di stipendio, bonus e contratti di sponsorizzazione. Ai valori attuali sarebbero oltre 140 milioni di dollari, la cifra più alta mai registrata nel circuito. (riproduzione riservata)