????Sul Fondo Valore nuovi nati, previsto dal Governo nella manovra 2027 con un contributo pubblico di 100 euro l’anno per ogni bambino, interviene Assogestioni con una proposta per rafforzarne la natura previdenziale. L’associazione italiana del risparmio gestito propone allo Stato di versare 10 euro al mese (120 l’anno) dalla nascita ai 18 anni, destinando le risorse fin dall’origine ai fondi pensione, senza attendere il raggiungimento della maggiore età come prevede la manovra.
È questa la proposta dei Conti di Investimento Previdenziale (Cip), elaborata con il supporto tecnico di Arel e presentata a Milano nel corso dell’evento «Previdenza dalla culla». L’obiettivo è trasformare un contributo pubblico destinato alle nuove generazioni in uno strumento concreto di accumulazione previdenziale di lungo periodo, sfruttando fin dall’inizio il tempo e il rendimento degli investimenti.
Il modello prevede l’apertura, da parte dei genitori o dei tutori, di una posizione individuale intestata al minore presso un fondo pensione o piano individuale pensionistico (pip) iscritto all’albo Covip. Lo Stato verserebbe 10 euro al mese fino al compimento dei 18 anni, per un totale di 2.160 euro per beneficiario, al lordo dei rendimenti. Il diritto al contributo sarebbe riconosciuto a tutti i nuovi nati in Italia, compresi i bambini adottati o affidati dalla data del relativo provvedimento. La famiglia avrebbe il compito di attivare la posizione e scegliere il gestore, mentre la gestione finanziaria sarebbe affidata alle forme pensionistiche complementari già operative.
Uno degli elementi centrali della proposta è la possibilità di affiancare al contributo pubblico i versamenti volontari di genitori, nonni e altri familiari. Per favorire questa partecipazione, Assogestioni e Arel propongono l'introduzione di un plafond autonomo di deducibilità fiscale, aggiuntivo rispetto all'ordinario limite previsto per la previdenza complementare, oggi pari a 5.300 euro. I contributi versati a favore del minore potrebbero così essere dedotti dal reddito del familiare che li ha effettivamente sostenuti, anche quando il bambino non risulti fiscalmente a suo carico, nel rispetto dei rapporti di parentela che saranno definiti dalla normativa.
La proposta contempla inoltre la possibilità di estendere il nuovo plafond, in generale, ai versamenti effettuati a favore di tutti i minori, anche di quelli già nati alla data di entrata in vigore della misura. Una soluzione pensata per evitare disparità di trattamento tra le diverse generazioni di bambini e ampliare la platea dei potenziali beneficiari.
Il contributo statale avrebbe anche una funzione di stimolo comportamentale, il cosiddetto nudging: la presenza di una posizione previdenziale attiva fin dalla nascita e di versamenti pubblici regolari potrebbe incoraggiare le famiglie a familiarizzare con il risparmio di lungo periodo e a contribuire direttamente alla costruzione del capitale. La possibilità di seguirne nel tempo l'andamento renderebbe inoltre la previdenza complementare una prima esperienza concreta di educazione finanziaria, avvicinando anche i più giovani ai concetti di investimento, rischio e diversificazione.
Dal punto di vista operativo, i Cip sarebbero realizzati utilizzando l'infrastruttura della previdenza complementare già esistente, senza creare nuovi veicoli, fondi o comparti dedicati. Le posizioni individuali potrebbero essere aperte presso fondi pensione aperti o negoziali, utilizzando linee di investimento già disponibili e conformi alla normativa vigente. Per Assogestioni è fondamentale che la gestione avvenga secondo criteri di efficienza e con commissioni particolarmente contenute, le più basse tra quelle applicate alla gamma di prodotti previdenziali offerti dal singolo fondo, in funzione del modello distributivo.
Considerato l'orizzonte temporale molto lungo, lo studio Arel individua nei percorsi life-cycle la soluzione preferibile, con un'esposizione al rischio inizialmente più elevata e progressivamente ridotta nel corso della vita del beneficiario. In alternativa, potrebbero essere utilizzate linee a prevalente contenuto azionario. L'esposizione all'equity viene considerata un elemento centrale della strategia, perché consente di sfruttare il potenziale di crescita dei mercati nel lungo periodo e di ridurre il peso delle oscillazioni di breve termine.
Le risorse potrebbero inoltre essere investite in imprese italiane ed europee, anche attraverso i Piani individuali di risparmio (Pir), contribuendo al finanziamento dell'economia reale. Lo studio evidenzia, in questo caso, anche i vantaggi fiscali previsti per gli investimenti qualificati in Pir effettuati attraverso i fondi pensione.
Quanto alla disponibilità delle somme, la proposta prevede l'applicazione delle regole ordinarie della previdenza complementare in materia di anticipazioni e riscatti, ma suggerisce di valutare un regime più restrittivo durante la minore età. In questa fase, infatti, il capitale dovrebbe essere preservato e destinato principalmente alla costruzione di un patrimonio di lungo periodo, con eventuali eccezioni limitate a finalità specifiche, come il finanziamento dell'istruzione o della formazione superiore. Una volta raggiunta l'età adulta, troverebbero applicazione le disposizioni ordinarie previste per i fondi pensione.
Lo studio Arel contiene anche una serie di simulazioni per valutare il potenziale della misura. Nell'ipotesi di un contributo pubblico di 10 euro al mese dalla nascita ai 18 anni, il capitale versato dallo Stato sarebbe pari a 2.160 euro. Considerando tre differenti scenari di rendimento reale netto annuo – 4%, 6% e 8% – il montante raggiunto alla maggiore età sarebbe rispettivamente di circa 3.080, 3.710 e 4.490 euro.
Ma il risultato più significativo emerge ipotizzando che le somme restino investite fino al pensionamento, fissato a 67 anni, senza ulteriori versamenti né prelievi. In questo caso, il capitale potrebbe arrivare a circa 21.030 euro nello scenario prudente, 64.450 euro in quello centrale e 195.160 euro in quello più favorevole. Si tratta di simulazioni illustrative, basate su rendimenti reali al netto dell'inflazione e dei costi, che non costituiscono una garanzia di risultato.
Il potenziale della misura cresce sensibilmente quando al contributo pubblico si aggiunge il risparmio privato. Nello scenario centrale, con un rendimento reale netto del 6%, un versamento aggiuntivo della famiglia di 10 euro al mese fino ai 18 anni raddoppierebbe il capitale iniziale, portandolo a circa 7.415 euro. Se successivamente il beneficiario, una volta entrato nel mondo del lavoro, continuasse a versare 100 euro al mese fino ai 67 anni, il montante finale potrebbe raggiungere circa 456 mila euro reali.
Con un contributo familiare di 25 euro al mese durante la minore età e versamenti successivi del lavoratore pari a 150 euro mensili, il capitale finale salirebbe invece a circa 717 mila euro reali. Applicando a questi montanti un prelievo annuo indicativo compreso tra il 3,5% e il 4%, si otterrebbe un flusso integrativo iniziale rispettivamente nell'ordine di 16-18 mila euro e 25-29 mila euro l'anno. Non si tratta di stime di rendita assicurativa, ma di indicatori della capacità potenziale del capitale di sostenere il reddito nella fase del pensionamento.
La proposta avrebbe anche una dimensione significativa per il sistema economico e finanziario. Assumendo circa 370 mila nuovi beneficiari all'anno, il contributo pubblico di 120 euro per ciascuno comporterebbe una spesa di circa 44 milioni di euro per la prima coorte. Con la progressiva sovrapposizione delle generazioni beneficiarie, il costo salirebbe gradualmente fino a circa 800 milioni di euro annui a regime, al netto dei costi amministrativi e di eventuali ulteriori variazioni della natalità.
A queste risorse potrebbero aggiungersi i versamenti delle famiglie. Ipotizzando che metà dei nuclei familiari interessati contribuisca con ulteriori 10 euro al mese, si mobiliterebbero a regime circa 400 milioni di euro annui di risparmio privato. Si tratta, precisa lo studio, di scenari indicativi e non di previsioni, poiché l'effettiva capacità di generare nuovo risparmio dipenderà anche dalle scelte finanziarie delle famiglie.
Per Assogestioni, il valore dell'iniziativa non si esaurisce nella costruzione di una posizione previdenziale individuale. La misura potrebbe contribuire ad ampliare la platea degli iscritti alla previdenza complementare, ridurre le disuguaglianze nelle opportunità di accumulazione e rafforzare il ruolo degli investitori istituzionali nel finanziamento delle imprese e dell'economia reale.
«Il Governo ha colto un'esigenza fondamentale: la sicurezza finanziaria delle nuove generazioni va costruita fin dalla nascita», ha dichiarato Maria Luisa Gota, presidente di Assogestioni, sottolineando l'apprezzamento dell'Associazione per l'attenzione dedicata al tema nella Manovra 2027. «Pur in attesa di conoscere maggiori dettagli, rispetto all'impostazione finora prospettata la nostra posizione è netta: i contributi devono confluire fin dall'origine nella previdenza complementare».
Per Gota, la proposta rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento del secondo pilastro avviato con la Legge di Bilancio 2026: «Il salto di prospettiva è proprio questo: fare della previdenza integrativa non soltanto una risposta ai bisogni di domani, ma una leva di inclusione e sviluppo per il Paese».
Anche Fabrizio Pagani, di Arel ed ex capo della Segreteria tecnica del Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha evidenziato la capacità della misura di combinare risorse pubbliche e risparmio privato: «Si tratta di una combinazione virtuosa di risorse pubbliche e risparmio privato: un piccolo contributo pubblico può innescare un meccanismo capace di produrre benefici significativi per il lavoratore e per l’intero sistema produttivo». (riproduzione riservata)