Non c’è pace al Fondo Italiano d’Investimento (Fii) guidato da Domenico Lombardi. Dopo l’ispezione della Banca d’Italia sulla precedente gestione (a cui sono stati mossi rilievi sulla governance, compreso il sistema di remunerazione) la sgr controllata (al 55%) da Cdp ha aperto i cantieri di una mini-riorganizzazione.
Secondo quanto riferiscono alcune fonti interne a MF-Milano Finanza, sono in uscita Giampaolo Di Dio, chief investment officer del fondo, il cui nome lo scorso anno era circolato anche come potenziale successore di Davide Bertone, e Mauro Pretolani, senior partner che nella sgr (dov’è arrivato nel 2015) guida il Fondo Italiano Tecnologia e Crescita.
A quanto pare a inizio febbraio è stata soppressa la figura del chief investment officer e da qualche giorno le deleghe sul personale sono state affidate ad interim al direttore amministrazione, finanza e controllo Fabio Giachetta. Inoltre la funzione valutazione e reporting è stata ribattezzata funzione valutazione, data quality e reporting. In più pare che per i prossimi fondi da lanciare il gruppo - che gestisce oltre 4 miliardi di euro di asset tra fondi di private equity, di co-investimento, di private debt e impact investing - voglia orientarsi verso fondi indiretti (e cioè che investono in altri fondi) e non diretti nel capitale delle aziende.
Fra le carenze rilevate dalla Vigilanza anche la mancanza di una strategia riconoscibile per la pianificazione degli investimenti e delle uscite e nella selezione dei gestori per i fondi indiretti e l’assenza di un comitato rischi. (riproduzione riservata)