Fondi Ue, Meloni strappa 6 miliardi a Bruxelles: in arrivo flessibilità sul deficit per l’Energia
Fondi Ue, Meloni strappa 6 miliardi a Bruxelles: in arrivo flessibilità sul deficit per l’Energia
Lo spazio fiscale, concesso all’interno della deroga già esistente per la difesa, varrà per un tempo limitato ed entro un massimo dello 0,6% del pil. I fondi non potranno però essere usati per ridurre il costo della benzina. E l’Italia rischia di restare in procedura di infrazione

di Luca Carrello e Anna Di Rocco  02/06/2026 14:22

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Si apre uno spiraglio a Bruxelles per l’Italia. La richiesta della premier Giorgia Meloni di ottenere flessibilità sul deficit per le spese energetiche verrà parzialmente accolta. Il verdetto arriverà mercoledì 3 giugno, in occasione del semestre europeo. E secondo quanto confermano più fonti a MF-Milano Finanza, la Commissione Europea dovrebbe concedere al governo italiano un margine annuo dello 0,3% del pil da destinare anche al settore energeticoall’interno dell’1,5% già autorizzato per le spese nella difesa. Un compromesso raggiunto che permetterà all’Italia di sbloccare circa 6,5 miliardi di euro.

I tempi e le misure

Il nodo da sciogliere è doppio però: per quanto tempo l’Italia potrà disporre di questi fondi e per che cosa potrà impiegarli. Inizialmente la strategia sembrava quella di autorizzare un utilizzo dello spazio fiscale per tre anni (2026, 2027, 2028), ma entro un massimo dello 0,6%. Tuttavia all’interno di Palazzo Berlaymont c’è chi ipotizza che il tempo possa essere nettamente inferiore. 

Sul fronte dell’utilizzo, certo è che i fondi potranno essere utilizzati solo per investimenti che rientrano sotto il cappello «green»: elettrificazione, efficientamento energetico - come i bonus caldaie o per l’acquisto di auto elettriche - e decarbonizzazione (batterie e pannelli solari). Restano esclusi, almeno formalmente, i provvedimenti per aiutare nell’immediato famiglie e imprese.

Non è detto che Palazzo Chigi e i tecnici del Mef non trovino una exit strategy: dirottare i fondi già reperiti per l’efficientamento energetico e utilizzarli per misure contro il caro-energia, coprendo invece i primi con quelli europei. Una specie di gioco delle tre carte. Da capire, naturalmente, se sarà possibile: nella maggioranza c’è anche chi già spinge affinché quei fondi vengano impiegati per aumentare il credito d’imposta alle imprese. 

Resta aperto il nodo procedura d’infrazione

Maggiori certezze si avranno il 3 giugno, quando la Commissione Europea illustrerà la deroga durante la presentazione delle raccomandazioni economiche di primavera. Nella stessa giornata è attesa anche la risposta della presidente Ursula von der Leyen al premier Giorgia Meloni, che con una lettera chiedeva più flessibilità per contrastare il caro-carburante provocato dal blocco dello Stretto di Hormuz. 

Nella replica, la presidente von der Leyen dovrebbe ricordare a Meloni che, oltre ai nuovi fondi, l’Ue ha concesso altre «scappatoie» agli Stati: come la possibilità di utilizzare i fondi di Coesione e di rimodulare i residui del Pnrr. Dal punto di vista politico, per l’Italia si tratta in ogni caso di un successo viste le ripetute chiusure arrivate da esponenti della Commissione come il falco Valdis Dombrovskis.

Resta da verificare, però, se la nuova flessibilità concessa impedirà l’uscita dalla procedura d’infrazione all’Italia. La clausola di salvaguardia nazionale è fatta per evitare di entrarci, ma l’Italia nel 2025 non è riuscita a portare il rapporto deficit/pil sotto il 3%. Quindi, essendo ancora sotto procedura, c’è il rischio di rimanerci anche per tutto il 2026 in caso di utilizzo del margine dello 0,3% concesso da Bruxelles. (riproduzione riservata)