??????Il primo semestre dell'anno è stato segnato da numerosi fattori di incertezza e, anche alla vigilia della chiusura, le incognite restano molte. Eppure i mercati finanziari stanno dimostrando una notevole capacità di tenuta. Inflazione in rialzo, Bce impegnata in un nuovo ciclo di aumento dei tassi, tensioni geopolitiche legate allo Stretto di Hormuz e, più di recente, il sell-off dei titoli legati all’intelligenza artificiale che ha riacceso i timori di una bolla tecnologica: una combinazione che in altre fasi avrebbe probabilmente messo sotto pressione i listini.
Le Borse, invece, continuano a reggere. Anche le correzioni degli ultimi giorni sul comparto tecnologico vengono interpretate più come una presa di profitto fisiologica dopo la forte corsa degli ultimi mesi che come l’inizio di una fase ribassista. È il caso del Ftse Mib, che ha rivisto i massimi del 1999 e guadagna il 15% da inizio anno, collocando l’azionario italiano tra le asset class migliori al mondo nel 2026.
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Davanti all’Italia si trovano soltanto la Borsa della Corea del Sud (+108% da gennaio), Taiwan (+58%), il gas naturale (+50%), il Nikkei giapponese (+38%), il petrolio (+36%), il Dow Jones Transportation Average (+28%) e il Russell 2000 (+20%).
Non sono mancate battute d’arresto, come la recente ondata di vendite sui titoli dell’AI, ma proprio l’intelligenza artificiale resta il principale motore del rialzo dei mercati nell’ultimo anno. La questione non è più soltanto capire se il settore sia o meno in bolla, quanto individuare quali società presentino valutazioni eccessive e quali, invece, stiano iniziando a trasformare in utili i massicci investimenti effettuati. In questo contesto si apre uno spazio interessante per i gestori stock picker, chiamati a distinguere tra vincitori e delusioni. Sulla base dei dati Morningstar, MF-Milano Finanza ha analizzato i risultati dei gestori attivi nel primo semestre del 2026, confrontando le performance dei fondi con i rispettivi benchmark.
Sono state esaminate nove categorie (sei azionarie, due obbligazionarie e una bilanciata), selezionando per ciascuna i cinque fondi con il miglior total return (tabelle in pagina). Un test utile per individuare i gestori che hanno creato maggiore valore e orientarsi in vista del secondo semestre, in uno scenario macro che resta favorevole ma non privo di incognite.
«I rischi geopolitici legati al Medio Oriente continueranno a influenzare l’andamento dei mercati. Un elemento chiave per i prossimi sei mesi resta il raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz», osserva Anthony Willis, economista di Columbia Threadneedle. «Nonostante il contesto geopolitico resti complesso, le economie stanno mostrando una notevole resilienza ai nuovi shock energetici.
Inoltre, la solidità degli utili societari ha spinto molti indici azionari verso nuovi massimi storici».
Secondo Chris Iggo, chief investment officer di Axa Investment Managers, «le stime di consenso sugli utili per azione dei prossimi dodici mesi per l’indice Msci World sono aumentate del 20% nel corso del 2026. Per il Nasdaq, fortemente esposto alla tecnologia, la crescita attesa sale al 21,4%». Anche il quadro macroeconomico si è rivelato più robusto delle attese negli Usa mentre in Europa gli indicatori congiunturali hanno mostrato segnali di miglioramento superiori alle previsioni, soprattutto nel comparto manifatturiero. Le imprese globali sembrano beneficiare di potenti trend strutturali, «come gli investimenti legati all’AI, l’aumento della spesa per la difesa, lo sviluppo delle energie rinnovabili e delle infrastrutture digitali», prosegue Iggo.
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Nella seconda parte dell’anno dell’anno non mancheranno tuttavia i fattori di attenzione. Le principali incognite riguardano le prossime mosse delle banche centrali. Dopo il primo rialzo dei tassi deciso dalla Bce, resta infatti da chiarire quale sarà l’orientamento della Fed guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh. Per Willis la Bce dovrebbe effettuare soltanto un ulteriore aumento entro fine anno, mentre la Fed potrebbe essere costretta ad adottare una linea più restrittiva del previsto. «Negli Stati Uniti Warsh è arrivato alla guida della Fed con l’obiettivo di ridurre i tassi, ma potrebbe fare esattamente il contrario. L’inflazione resta infatti un problema e ci aspettiamo uno o al massimo due rialzi entro fine anno».
Tra i temi sotto osservazione resta il comparto legato all'AI. «L’assenza di profitti tangibili per alcune società del settore, a fronte di valutazioni molto elevate, potrebbe spingere gli investitori a mettere in discussione multipli così ambiziosi», osserva Iggo. «A questo si aggiungono le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e le possibili implicazioni per la seconda parte della legislatura». Nel complesso, tuttavia, gli strategist restano costruttivi. «La crescita economica dovrebbe proseguire e la dinamica degli utili appare solida e sempre più diffusa tra settori e aree geografiche», sottolinea Willis.
In questo contesto, Columbia Threadneedle continua a privilegiare l’azionario rispetto all’obbligazionario, con una preferenza per i mercati emergenti, l’Asia e il Giappone. «Pur in presenza di una possibile volatilità legata ai fattori geopolitici, crescita resiliente e solidi fondamentali societari dovrebbero continuare a sostenere i mercati nella seconda metà del 2026», conclude Willis.
In uno scenario ancora favorevole per gli asset rischiosi, la selezione dei gestori ha continuato a fare la differenza.
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I dati Morningstar mostrano infatti come diversi fondi abbiano nettamente battuto i rispettivi benchmark. Guida la classifica a Piazza Affari l’Azioni Italia All Stars di Allianz Global Investors con un rendimento del 21,9% da inizio anno, circa sette punti oltre il benchmark Morningstar di categoria (+14,8%). Completano il podio Italy Equity di Bnp Paribas (+21,6%) e Core Italy Fund di Algebris (+21,5%). Algebris primeggia anche nell’azionario globale grazie al Global Equity Select Fund, che guadagna il 28%, il doppio rispetto all’indice Morningstar di riferimento (+14,2%).
Tra i fondi azionari europei si distinguono due strategie di Bnp Paribas: Développement Humain (+17,7%), focalizzato su società che offrono soluzioni a sfide strutturali come invecchiamento della popolazione, urbanizzazione e sviluppo sostenibile, ed Europe Strategic Autonomy (+17,4%), che investe nel tema della sovranità strategica europea.
Nell’azionario statunitense il miglior risultato è quello di Us Focus di Artemis (+23,1%). Lo scorso aprile la società ha rivisto la strategia del fondo gestito da Cormac Weldon e Chris Kent, riducendo il numero di titoli in portafoglio. Una scelta maturata dopo aver osservato come le posizioni ad alta convinzione abbiano storicamente generato rendimenti superiori al benchmark. «Il mercato sta diventando più selettivo sul tema dell’AI, un’area nella quale abbiamo dimostrato di saper individuare le opportunità più interessanti», spiega Weldon. «Allo stesso tempo stiamo aumentando l’esposizione al settore sanitario, che riteniamo interessante dopo una fase prolungata di debolezza». Tra gli azionari Paesi emergenti Net Emerging Market Equity di Neam è primo con il 52,9%, seguito da Worldwide Em. Markets Leading Companies Fund di Baillie Gifford con il +46,6% rispetto al +30,6% del benchmark di Morningstar. Nella categoria Azionari AI e Robotica il miglior fondo del semestre è Artificial Intelligence Fund di Polar Capital (+58,4% contro il 34,8% dell'indice Morningstar).
Più contenuti i risultati dell'obbligazionario, frenato dalle valutazioni elevate raggiunte dal comparto: tra i fondi specializzati nel credito societario globale soltanto due strategie hanno superato il 3%, il Net Zero Short Dated Global Corporate Bond Fund di Legal & General (+3,27%) e il Global Investment Grade Credit Fund di Pimco (+3,22%). (riproduzione riservata)