Fineco accelera sul nuovo piano industriale e guarda all’Europa, mentre nel settore bancario si continua a ragionare sul futuro del consolidamento.
«Se dovesse arrivare un’offerta, saranno gli azionisti a decidere», ha spiegato l’amministratore delegato Alessandro Foti a ClassCNBC. «Il nuovo piano punterà su consulenza e tecnologia. Il vero bacino di crescita saranno le nuove generazioni che stanno ereditando una ricchezza enorme».
Domanda. Il 4 marzo Fineco presenterà gli obiettivi al 2029 e il nuovo piano. Su che cosa punterà?
Risposta. Il piano nasce dal fatto che Fineco è entrata in una nuova dimensione di crescita. Stiamo cambiando passo e scala perché il nostro posizionamento è perfetto per approfittare dei grandi trend in corso. Il mondo sta venendo nella nostra direzione e ciò apre prospettive di crescita molto importanti. Ci sembrava corretto condividere questo momento con il mercato e dare prospettive di più ampio respiro. Il piano metterà nero su bianco obiettivi di crescita e ritorno per gli investitori.
D. Fineco sarà più internazionale?
R. Per fine 2026-inizio 2027 contiamo di lanciare una piattaforma paneuropea che offrirà inizialmente accesso alla nostra piattaforma di brokerage e a servizi di investimento prevalentemente rappresentati da Etf. Il nostro punto di forza è la leva operativa straordinaria. Fineco è una società di tecnologia. Significa che possiamo entrare in altri Paesi usando il passaporto europeo con un incremento di costi fissi molto modesto, facendo leva al 100% sulla nostra infrastruttura italiana. Offriremo un servizio di grande qualità e molto conveniente. In ogni caso abbiamo prospettive di crescita talmente importanti in Italia che possiamo prenderci il nostro tempo all’estero.
D. A proposito di crescita, come legge i primi segnali dell’anno?
R. Il 2026 è partito in accelerazione. A gennaio abbiamo incrementato molto l’acquisizione di nuovi clienti, 22 mila, e di raccolta netta, 1,1 miliardi di euro. Anche in questo caso è frutto dei grandi trend che si stanno affacciando e su cui Fineco gode di un posizionamento straordinario.
D. A quali trend si riferisce?
R. Ci troviamo dentro due grandi cambiamenti. Il primo è il contesto tecnologico. Le informazioni circolano a una rapidità incredibile. È diventato molto più facile fare comparazioni e ormai molti usano più gli agenti di intelligenza artificiale che i motori di ricerca. Ciò implica una spinta straordinaria verso efficienza, trasparenza e convenienza. L’altro trend è il più grande passaggio di ricchezza tra generazioni che l’Italia abbia mai vissuto. I giovani, soprattutto nel segmento private, spesso si trovano con più patrimonio che reddito e capiscono che il loro futuro dipenderà molto più dalla gestione dei risparmi che dal lavoro. Anche questo spinge nella stessa direzione: efficienza, trasparenza, convenienza, che sono le basi su cui Fineco è stata fondata.
D. Costi bassi, semplicità, efficienza: l’identikit sembra quello degli Etf, che stanno vivendo un boom.
R. L’ondata degli Etf è solo all’inizio. L’Italia arriva un po’ in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, dove tutto sta avvenendo più rapidamente. Circa il 70% dei flussi retail sugli Etf passano dalla nostra piattaforma. Poi dipende dal modello di business. Se, come noi, sei avanti nella consulenza a parcella, dove il cliente paga una fee esplicita, la coabitazione con gli Etf è sinergica. Diverso è il contesto basasto sull’inducement, dove la remunerazione arriva dalle retrocessioni: su un Etf c’è poco da retrocedere. Fineco ha creduto negli Etf fin dal 2008 e oggi ne beneficia in modo importante.
D. Ma, tra Etf e intelligenza artificiale, la consulenza servirà ancora?
R. La tendenza di alcuni clienti a fare per conto proprio non è una novità, però la maggior parte si rende conto che la gestione di portafoglio è simile alla costruzione di una casa: gli Etf sono i mattoni, efficienti e poco costosi, ma serve un architetto, cioè un consulente, che dia struttura all’edificio.
D. I consulenti finanziari oggi sono super-corteggiati dalle banche, in particolare i più forti sul private banking. Fineco che piani ha sul recruiting?
R. Per Fineco il recruiting non è mai stata la leva principale di crescita. Più del 90% della raccolta della rete è fatta in maniera organica, da consulenti che sono con noi stabilmente. Siamo interessati a reclutare chi capisce il nostro modello e alle nostre condizioni. Non crediamo negli overpayments, perché trascinano l’industria in un circolo vizioso, che poi si scarica sui clienti. E crediamo molto nello sviluppo dei giovani.
D. Risiko bancario: nel 2026 arriverà un’offerta per Fineco?
R. Fineco è una public company e in caso di offerta l’ultima parola spetterà ai nostri soci finanziari. Il nostro compito è crescere tanto, fare profitti di qualità e sostenibili nel lungo periodo. Quanto a un ruolo attivo nel risiko, non siamo interessati, visto la tanta crescita che creiamo per via organica. (riproduzione riservata)