Dopo aver annunciato la creazione di una divisione Underwater e 4 acquisizioni, fra cui quella di NextGeo, società quotata, Pierroberto Folgiero, ceo di Fincantieri, ha spiegato la ragione industriale e tattica del progetto. Intervistato martedì 7 luglio da Bloomberg Tv, Folgiero ha ricordato che «nelle applicazioni navali l'underwater è così importante perché il dominio subacqueo è uno degli ultimi in cui è ancora possibile operare in modalità stealth. È il regno della furtività. Tutto ciò che vola può essere individuato, mentre ciò che si trova sott'acqua non è rilevabile. Per questo il settore è così strategico dal punto di vista militare».
Allo stesso tempo esiste un ampio ventaglio di nuove tecnologie che possono essere impiegate anche in applicazioni civili, ha aggiunto. È proprio per questo che «Fincantieri, in quanto gruppo dual use, sta investendo nell'underwater». A ciò si aggiunga che «il Mar Mediterraneo non è il mare più grande del mondo, ma probabilmente è il più congestionato per numero di cavi sottomarini, infrastrutture sul fondale e traffico. Ci sono quindi molte ragioni per cui le infrastrutture critiche dovranno essere protette, ed è questo l'obiettivo dell'Italia».
La nuova frontiera dell'underwater è quindi «quella non convenzionale: i droni subacquei e le telecomunicazioni sottomarine. Tutti i grandi operatori stanno investendo in queste due direttrici, che rappresentano i principali motori della crescita futura».
Folgiero ha aggiunto che la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine «è stata sottovalutata per troppo tempo. È una minaccia che non ha ricevuto l'attenzione che merita». Questo, mentre il mondo di oggi e quello di domani saranno caratterizzati dal concetto di guerra ibrida.
Una guerra ibrida, ha avvertito il ceo, «può provocare danni enormi semplicemente tagliando i cavi sottomarini per le telecomunicazioni, con effetti potenzialmente superiori rispetto ad alcuni attacchi militari tradizionali.»
La guerra ibrida significa che i cavi possono essere sabotati anche a profondità non proibitive. «La minaccia esiste ed è tutt'altro che remota: anche soggetti non particolarmente organizzati potrebbero colpire duramente un'economia sabotando cavi elettrici, cavi per le telecomunicazioni o, più in generale, infrastrutture energetiche», ha concluso. (riproduzione riservata)