L'operazione da 600 milioni di euro con cui Fincantieri punta a creare un polo nazionale dell'underwater convince Equita Sim, che ha promosso il titolo a buy da hold e ha alzato il target price a 15,5 euro dai precedenti 14,8 euro. Per gli analisti, le quattro acquisizioni annunciate dal gruppo – a partire dalla quotata NextGeo (qui l’impatto sul suo titolo) - rappresentano un'operazione trasformativa che rafforza il posizionamento in uno dei segmenti a più elevata crescita della difesa e delle infrastrutture marine.
Dopo la conference call con il management, Equita ha aggiornato le stime incorporando il nuovo perimetro. L'effetto sarà limitato sul 2026, considerando un closing previsto entro il quarto trimestre, ma diventa significativo già dal 2027: l'istituto aumenta infatti le previsioni di ebitda del 13% nel 2027 e del 14% nel 2028, mentre l'utile per azione adjusted cresce rispettivamente del 25% e del 26%.
Secondo Equita, il nuovo gruppo diventerà un operatore globale nell'underwater grazie a una forte integrazione verticale, capace di coprire l'intera catena del valore, dalle tecnologie ai servizi. Il mercato presenta, secondo gli analisti, prospettive particolarmente favorevoli, con una crescita prevista a doppia cifra tra il 2026 e il 2030, sostenuta sia dalla domanda militare sia da quella civile, legata a elettrificazione, oil & gas, interconnector e offshore wind.
Le società acquisite porteranno un contributo operativo crescente. I target indicati da Fincantieri prevedono un ebitda aggiuntivo di 90 milioni nel 2026, 130 milioni nel 2028 e 200 milioni nel 2030, valori che, sottolineano gli analisti, riflettono esclusivamente la somma delle performance delle società rilevate e non includono ancora eventuali sinergie.
Per la divisione Underwater, Equita stima ora ricavi per 1,3 miliardi di euro e un ebitda di 271 milioni nel 2027, destinati a salire rispettivamente a 1,4 miliardi e 310 milioni nel 2028. Già dal prossimo anno il comparto dovrebbe rappresentare circa il 30% dell'ebitda del gruppo, raggiungendo il business delle navi da crociera per importanza strategica. La marginalità prevista supera inoltre il 20%, ben oltre il margine medio del gruppo, atteso intorno al 9%.
Dal punto di vista finanziario, l'operazione potrà arrivare a valere oltre un miliardo di euro entro il 2031 in caso di esercizio di tutte le opzioni previste. Equita stima un impatto di circa 800 milioni sul debito, con un rapporto debito netto/ebitda pari a circa 2,1 volte dopo le acquisizioni (da 1,2 volte in precedenza). Tuttavia, la leva dovrebbe ridursi rapidamente grazie alla generazione di cassa, scendendo a 1,5 volte nel 2027 e sotto una volta entro il 2030, mantenendo quindi una struttura finanziaria giudicata solida.
Un altro elemento positivo è che le società rilevate non richiederanno investimenti industriali significativi, poiché dispongono già di tecnologie commercializzate. L'obiettivo sarà soprattutto accelerarne la crescita commerciale, sfruttando la rete internazionale di Fincantieri.
Per Equita, il piano chiarisce anche la destinazione delle risorse raccolte con l'aumento di capitale da 500 milioni di euro annunciato a febbraio, eliminando una fonte di incertezza per il mercato. Sul fronte operativo, gli analisti vedono inoltre possibili catalizzatori di breve periodo grazie ai 5 miliardi di euro di ordini militari anticipati dal management e al buon momento del business crocieristico.
Anche le valutazioni restano interessanti. Secondo Equita, dopo il deal Fincantieri tratta a 14,7 volte gli utili adjusted 2027 e 11,5 volte quelli del 2028, con multipli Ev/Ebitda di 8 e 6,9 volte, inferiori rispetto a quelli medi del settore della difesa, lasciando quindi ulteriore spazio di rivalutazione del titolo. (riproduzione riservata)