Fincantieri investe 600 milioni per comprare quattro aziende e dominare l'underwater
Fincantieri investe 600 milioni per comprare quattro aziende e dominare l'underwater
Il gruppo della cantieristica compra Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm per completare la tecnologia e i servizi offerti dal Polo Tecnologico della Subaquea

di Andrea Deugeni 06/07/2026 09:00

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Fincantieri accelera nella creazione del campione globale dell’underwater. Con un esborso di 600 milioni di euro il gruppo della cantieristica guidato da Pierroberto Folgiero ha annunciato un piano di acquisizioni per il suo Polo Tecnologico della Subacquea che porterà nel gruppo Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, quattro aziende complementari tra loro e già attive nei segmenti dell’economia sottomarina. Operazione che ha spinto il titolo in rialzo dell’11,4 a 12,14 euro a Piazza Affari.

«Stiamo creando la prima piattaforma europea che consente di operare, connettere, proteggere, governare il dominio subacqueo attraverso servizi, droni, sensori, comunicazioni, sistemi di difesa e piattaforme strategiche», ha sintetizzato Folgiero in una conferenza stampa. 

Si tratta di una seconda ondata di m&a per il polo underwater dopo le prime acquisizioni di Remazel e Wass nel 2024. Lo scopo è, con una strategia di make or buy raccontata dal numero uno di Fincantieri al mercato lo scorso anno, costruire una filiera industriale completa sotto il mare che operi da prime contractor, «una piattaforma che consenta di governare e coordinare con un'ottica dual use il dominio della subacquea».

Le caratteristiche di Next Geosolutions e il ruolo a Piazza Affari


Next Geosolutions è la società più grande del pacchetto di acquisizioni. Quotata a Piazza Affari dove capitalizza circa 800 milioni di euro, effettua rilievi e analisi dei fondali marini per raccogliere i dati necessari alla progettazione, costruzione e manutenzione di cavi sottomarini, gasdotti, impianti eolici offshore e altre infrastrutture. In pratica, fornisce le informazioni indispensabili prima, durante e dopo i lavori in mare.

WSense è uno spin-off dell'Università La Sapienza di Roma con cui il polo dell’underwater di Fincantieri già collabora nel deeptech. Sviluppa sistemi di comunicazione wireless e sensori che consentono a droni, strumenti e infrastrutture di scambiarsi dati sott'acqua. Le sue tecnologie rappresentano una sorta di «internet dei fondali», fondamentale per monitorare infrastrutture critiche, condurre missioni militari e raccogliere dati ambientali.

L'innovazione dei droni subacquei di Graal Tech e Defcomm

Nata come spin-off dell'Università di Genova e che opera sempre nel deeptech, Graal Tech invece progetta e realizza droni subacquei autonomi e robot telecomandati utilizzati per ispezionare fondali, controllare infrastrutture, svolgere attività di ricerca e supportare missioni di difesa. I suoi sistemi possono operare anche in ambienti difficili o pericolosi senza la presenza dell'uomo.

Defcomm, infine, è una startup italiana sviluppa droni navali di superficie senza equipaggio, in grado di navigare autonomamente grazie a software proprietari. Questi mezzi vengono impiegati per sorvegliare porti, cavi sottomarini, piattaforme energetiche e altre infrastrutture strategiche, trovando applicazione sia nel settore della difesa sia in quello civile.

I dettagli finanziari e le modalità delle acquisizioni

Oltre a WSense, Fincantieri già collaborava industrialmente con Graal Tech e Next Geosolutions. L'acquisizione non avviene con un'unica formula e che, ha tenuto a precisare Folgiero, «senza impatto sul processo di deleveraging». Un «mantra della gestione del gruppo e del management team».

«La nuova Fincantieri del 2022 – ha ricordato il top manager ex Maire arrivato alla tolda di comando nelle primavera del 2022 – ha messo al centro la disciplina finanziaria, ha messo al centro il deleveraging. Ricordo che siamo partiti con un rapporto tra Pfn e Ebitda di circa 11, ci siamo dati come obiettivo nel primo piano industriale di arrivare a 3, che è un ratio decente per questo indicatore. Nel nostro nuovo piano industriale abbiamo impresso un'ulteriore riduzione al rapporto, sebbene 3 sia un ratio fisiologico e buono, andando ulteriormente a migliorare la performance finanziaria a questo indicatore».

Per Next Geosolutions, Fincantieri compra subito il 52,6% da Marnavi per una valorizzazione della società di 780 milioni e successivamente lancerà un'offerta pubblica d'acquisto sul restante capitale.
 

In WSense e Defcomm il gruppo entra inizialmente con quote di controllo o comunque rilevanti, lasciando i fondatori a bordo e prevedendo il passaggio alla piena proprietà attraverso opzioni esercitabili negli anni successivi. Di Graal Tech è stato invece già acquistato il 51%, mentre il restante capitale potrà essere rilevato in futuro. In tutti i casi gli imprenditori e i manager reinvestono parte delle proprie quote e restano alla guida delle società, per garantire continuità industriale e sviluppo tecnologico.

Obiettivi di crescita e impatto sul piano industriale

Sempre dal punto di vista finanziario, l'operazione è accrescitiva e accelera il raggiungimento dei target del piano. Utilizza proprio le risorse raccolte con l'aumento di capitale da 500 milioni realizzato a febbraio attraverso un Abb, integrato con la liquidità già disponibile nel gruppo. In sostanza, Fincantieri impiega il capitale raccolto presso gli investitori pochi mesi fa per finanziare la crescita esterna ad alto contenuto tecnologico che possono avere maggiore impatto sulla profittabilità di gruppo senza modificare gli obiettivi di indebitamento previsti per il 2026.
 

Con queste acquisizioni il Polo Tecnologico della Subacquea aggiunge quattro aziende al perimetro esistente rappresentato dal business dei sottomarini, Remazel, Wass e Ids e impiegherà in tutto 1.500 dipendenti con sedi in Italia, Uk, Paesi Bassi, Norvegia ed Emirati Arabi.

Con 667 milioni di ricavi che incide per il 6,7% del fatturato di gruppo, il nuovo polo supererà già quest’anno 1,1 miliardi di ricavi e circa 220 milioni di ebitda, raggiungendo con quattro anni di anticipo i traguardi che il piano industriale fissava per il 2030. Le acquisizioni, fa sapere Fincantieri, «contribuiscono all’utile di gruppo pro-forma 2026 per oltre 60 milioni di euro aggiuntivi» e «sono altamente accrescitive per il gruppo con un aumento dell’utile per azione del 30% al 2028 e del 20% al 2030».


Secondo le stime, i ricavi della subacquea al 2028 raggiungeranno 1,4 miliardi per salire ulteriormente a 1,8 miliardi di euro al 2030; il margine ebitda, pro-forma per le acquisizioni, cresce al 19,2% nel 2026, raggiungendo il 21% nel 2028 per arrivare al 23% nel 2030.

«Al 2030 il contributo delle acquisizioni all’utile netto del gruppo raggiunge circa 130 milioni di euro», aggiunge la società. A livello consolidato l'operazione incrementa del 13% l'ebitda pro forma e del 40% l'utile netto pro forma del 2026, migliorando anche le prospettive di generazione di cassa e accelerando il percorso di riduzione della leva finanziaria.

La strategia dual use per l'economia subacquea

Per Fincantieri la costruzione di navi da crociera e militari resta il cuore del business, ma il futuro passa sempre più dai servizi e dalle tecnologie che operano sotto il livello del mare, un mercato trainato dalla difesa, dalla protezione dei cavi sottomarini, dall'energia offshore e dalla crescente necessità di monitorare infrastrutture critiche civili e militari.

Il mercato dell’underwater

È la tecnologia che Folgiero chiama dual use, utilizzata cioè sia in ambito civile nel settore offshore che in ambito difesa. L'obiettivo è trasformarsi da costruttore navale a operatore integrato dell'intera economia della subacquea, un mercato per Fincantieri destinato a crescere rapidamente in un scenario geopolitico sempre più instabile.

Secondo Folgiero tra il 2026 e il 2030 il comparto globale dell'underwater svilupperà un valore cumulato di 155 miliardi di euro. A fare da locomotiva sarà soprattutto la subacquea non convenzionale, attesa crescere a un ritmo medio del 30% l'anno.

Il mercato beneficia anche del peso strategico assunto dalle infrastrutture sommerse: attraverso circa 1,5 milioni di km di cavi sottomarini transita infatti il 99% del traffico Internet mondiale, mentre l'80% dei fondali marini e il 98% degli abissi restano ancora inesplorati.

Il titolo fa -55% dai massimi di ottobre. Le ragioni secondo Folgiero

Dopo i massimi storici di inizio ottobre 2025, in cui viaggiava a quota 26, il titolo è ritracciato perdendo oltre il 55%. Il top manager attribuisce la correzione a tre fattori. Il primo è fisiologico: «Siamo passati da 4 euro, il prezzo dell'aumento di capitale del 2024, fino a 27 euro. È difficile immaginare che un titolo, dopo una corsa del genere, rimanga stabilmente su quei livelli».

A questo si è aggiunto il ritracciamento che ha interessato l'intero comparto europeo della difesa, da Rheinmetall a Leonardo, fino ad Avio, Thyssenkrupp Marine Systems e Hensoldt. Il secondo elemento è stato il periodo trascorso tra l'accelerated bookbuilding da 500 milioni concluso a febbraio e l'annuncio dell'utilizzo delle risorse raccolte: «Il mercato voleva capire come avremmo impiegato quel capitale».

Infine, secondo l'amministratore delegato, ha inciso l'attesa per la finalizzazione di alcuni importanti contratti nel settore della difesa, già in fase avanzata di negoziazione ma non ancora formalizzati. «Quando saranno firmati faremo le opportune comunicazioni», ha concluso.

Gli analisti

«Valutiamo l'annuncio positivamente, considerandolo esattamente allineato all'utilizzo atteso dei proventi raccolti tramite Abb, cioè m&a in un business ad alta crescita, alta marginalità e multipli superiori rispetto alle altre divisioni del gruppo», sottolineano gli analisti di Intermonte.

L'operazione è «industrialmente sensata» e finalizzata a costruire «intorno a Nextgeo» — la più consistente delle quattro acquisizioni — «una piattaforma tecnologica con WSense, Graal Tech e Defcomm», così da trasformare Fincantieri da «technology/platform provider» a «vero service provider integrato nell'underwater». L'operazione è «molto» accrescitiva per la divisione, che nel 2026 vedrà i ricavi aumentare del 43% e l'ebitda del 57% rispetto alle stime pre-deal del broker, con un contributo di 60 milioni all'utile netto 2026 che salirà a 130 milioni nel 2030.

Grazie alle acquisizioni, rileva invece Equita, Fincantieri «diventa un player globale nel segmento dell'underwater riunendo sotto un unico presidio nazionale tutte le tecnologie e le competenze in un mercato che rimane frammentato» e «si integra verticalmente» diventando «il primo operatore nazionale in grado di fornire soluzioni end-to-end espandendo il proprio business ai servizi».

«Le operazioni rafforzano il posizionamento di Fincantieri nel segmento underwater», con un contributo pro-forma stimato dal broker «dell'11% al fatturato di gruppo» e «di circa il 30% sull'ebitda», offrendo «importanti prospettive di crescita» e «permettendo a Fincantieri di entrare nel settore dei servizi».

«I deal inoltre fanno venir meno l'incertezza legata all'operazione di aumento di capitale di febbraio indicando chiaramente l'allocazione dei proceeds», cioè degli incassi legati all'aumento di capitale, mentre «andranno invece valutate le sinergie per comprendere la value creation dei deal». (riproduzione riservata)