Filosa e Altavilla onorano la lezione dell'uomo dal maglione nero
Filosa e Altavilla onorano la lezione dell'uomo dal maglione nero
Antonio Filosa, che sta rilanciando Stellantis, e Alfredo Altavilla, che fa espandere Byd in Europa, proseguono nel solco di quanto seminò un grande manager scomparso troppo presto

di di Paolo Panerai 03/07/2026 19:30

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Grazie Sergio, Sergio Marchionne. Il tuo esempio e metodo funziona ancora. Due tuoi allievi e collaboratori, ora in posti chiave, ti stanno rendendo onore. Il primo è Alfredo Altavilla, che sta facendo conquistare quote di mercato importanti in Europa a Byd, campione cinese nelle auto elettriche, guidata da una donna che anche nel nome, Stella Li, è tutta un programma.

E poi, o prima, Antonio Filosa, che John Elkann ha finalmente capito di mettere a capo di Stellantis e che in pochi mesi di lavoro ha fatto crescere in Italia le immatricolazioni di giugno di ben il 23% e negli Usa ha battuto tutti gli altri brand in termini di crescita, con un più 5% nel semestre e un 6% negli ultimi due mesi.

Il valore del lavoro di Marchionne

Ma ce n’è voluto perché l’erede dell’Avvocato comprendesse il valore del lavoro da te fatto. Grazie, per l’esempio che hai lasciato e per il programma che avevi varato di non perseguire solo il risanamento della vecchia Fiat ma anche di far crescere intorno a te uomini capaci di gestire il settore auto nel periodo più difficile, con la crescita prorompente dell’elettrico che ha cambiato le regole stesse del mercato. La crescita del mese di giugno delle vendite di auto Stellantis ha fatto risalire significativamente la quota di mercato della società nata appunto dalla fusione di Fiat Chrysler e Citroën-Psa (Peugeot).

Vuol dire che Stellantis e quindi la vecchia Fiat sono fuori pericolo? Non assolutamente. Ma se il gruppo ritornerà a una gestione costantemente positiva, il merito sarà sicuramente di aver ripreso il modello Marchionne, che per le attività della famiglia Agnelli ha dato la vita. Con Filosa alla guida, anche la quota di mercato del gruppo in Italia è risalita al 25%. Ma soprattutto nei primi sei mesi dell’anno Stellantis ha totalizzato 290.218 immatricolazioni con una crescita del 15,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Le grandi lezioni dell’uomo dal maglione nero

Al genio di Marchionne, Class Editori ha dedicato due libri. Il primo dal titolo L’uomo dal maglione nero - Biografia non autorizzata del più coraggioso e più bravo manager del mondo. Ne dovemmo fare più ristampe e due edizioni, tanto era l’interesse a conoscere come quell’uomo dal maglione nero aveva salvato quella che era stata la principale industria italiana. Ma poi, dovendo rispondere alle numerose lettere per conoscere il metodo Marchionne, pubblicammo il libro dal titolo MM, come lezione di management per i giovani (e non) che hanno un sogno. E il successo di questo secondo libro è stato anche superiore al primo.

Marchionne è mancato prematuramente, ma chi ha preso subito la gestione del Gruppo Fiat non aveva proprio saputo cogliere la sua lezione e appunto uomini come Filosa e Altavilla hanno (avevano) preso strade diverse. Per fortuna, il giovane erede dell’avvocato ha compreso che almeno Filosa doveva essere recuperato alla gestione globale, mentre Altavilla è stato legittimamente catturato dalla grande avventura dell’elettrico dalla Cina.

Il testamento morale e manageriale del Grande Sergio

Seguendo così, di fatto, il testamento morale e manageriale del Grande Sergio, che decise sapendo della sua malattia di scrivere lo straordinario brano che compare nella quarta di copertina del libro MM: «Alla fine il nostro valore è ciò che resterà quando noi non ci saremo più. Dipende da quello che lasceremo dietro di noi, dalle cose che saremo riusciti a cambiare per il meglio. Vive nelle persone che avremo aiutato a crescere. Questo è il messaggio di speranza, e insieme l’invito, che vorrei lasciarvi oggi. Qualsiasi cosa decidiate di fare con il vostro futuro, fatelo sempre con questo semplice obiettivo in mente: fare la differenza, ogni giorno. Siate come i giardinieri, investite le vostre energie e talenti in modo tale che tutto quello che fate duri una vita... o ancora di più».

Grandissimo Sergio, quanto manca un uomo come te non solo all’industria ma all’intera società italiana. E forse, lo spero, per decidere di valorizzare Filosa, John Elkann, si è riletto proprio queste parole. Che credo facciano bene anche a tutti coloro che hanno responsabilità nel sistema produttivo italiano e non solo.

Grazie Sergio.

A proposito di Bending Spoons

In realtà all’orizzonte si stanno mostrando altri imprenditori italiani che forse la lezione di Marchionne l’hanno letta o che comunque ce l’hanno dentro naturalmente. Mi riferisco ai creatori di Bending Spoons, la società italiana che ha fatto boom alla quotazione a Wall Street. Sono quattro i protagonisti di questa straordinaria avventura: Luca Ferrari (ceo), Matteo Danieli, Francesco Patarnello e Luca Querella. La tech company è nata in Danimarca nel 2013 e ora ha la sede principale a Milano.

Al suo esordio a Wall Street ha fatto un super boom: 24 miliardi di capitalizzazione, pari al 38% di crescita rispetto al prezzo di collocamento. Leonardo da Vinci sarebbe sicuramente felice di conoscere la loro storia e di capire come sia potuto avvenire il balzo della quotazione ufficiale a New York appunto del 38%. Da 29 dollari del prezzo di collocamento la prima chiusura al listino è stata di 42,40 dollari.

La società attuale è nata da 50 acquisizioni ed ha un nome ispirato a Matrix, la serie di film diretti da Andy e Larry Wachowski.

Il segreto di un successo straordinario

Qual è il segreto di questo straordinario successo che nell’epoca della AI è ancora più straordinario?

Le società che Bending Spoons ha acquisito per risanarle sono una cinquantina. Quelle ora più rilevanti sono: Evernote, Meetup, Issuu, WeTransfer, Brightcove, Komoot, AOL, tutte società di servizi informatici ma rigorosamente non legate, almeno per ora alla magica sigla AI.

Ci troviamo di fronte a una straordinaria avventura che dimostra più valori:

1) il software conserva, e in certi casi aumenta sensibilmente il suo valore, anche se non è legato all’AI;

2) che ciò avvenga partendo dall’Italia, in Italia, cioè un Paese che certo non è stato finora ai vertici della tecnologia mondiale, dimostra la genialità e la serietà di operatori italiani;

3) dimostra anche che si possono offrire servizi a valore aggiunto elevato anche se non c’è di mezzo la AI, il che umanizza tutta la storia.

Una lezione anche per il mercato italiano

Il fattore chiave e cioè che indubbiamente il management della società sia di altissimo livello, lo dimostrano i fatti, appunto senza che ci sia bisogno di avere la sigla magica AI. Quella dei quattro moschettieri di Bending Spoons è insomma una lezione anche per il mercato italiano: se la quotazione fosse avvenuta in Italia, probabilmente il valore di collocamento avrebbe raggiunto a stento meno della metà di quello consigliato, accettato e ottenuto con l’assistenza di banche consulenti dell’operazione, a partire da JPMorgan, e Goldman Sachs International.

A fargli la radiografia, Bending Spoons è allo stesso tempo società di private equity e una società tech basata non sulla AI ma sul software.

L’iniziativa di Class Editori con MFGpt

Per un’azienda come Class Editori e per me stesso, pur avendo la nostra casa editrice realizzato la prima e finora l’unica in Italia iniziativa di intelligenza artificiale generativa e cioè MFGpt, il successo di Bending Spoons è quanto mai rassicurante. Non servono solo i fuochi d’artificio di OpenAI o di altri (pseudo) realizzazioni di AI per avere successo sul mercato. Anche società meno eclatanti hanno un valore intrinseco molto alto se sono portatori di tecnologia informatica innovativa.

Il boom conformistico che sta avvenendo fra il pubblico di utenti di AI è impressionante e per certi versi spaventoso. Mi è capitato di vedere più giovani che interrogano la AI anche per decidere se è il momento di andare sul wc. Ho potuto assistere personalmente in treno a un gruppo di tre quindici-sedicenni, che in treno consultavano appunto una AI per decidere se fosse il momento di spostarsi nel ristretto locale con sigla OO.

La necessità di regolamentare l’AI

Certamente non potremmo essere noi di Class Editori, tanto più essendo stati i primi e per ora gli unici ad aver realizzato un sistema di AI generativa in Italia, a pensare che le innovazioni tecnologiche della AI non siano in genere straordinarie; ma come tutte le grandi innovazioni, hanno bisogno di regolamentazioni perché le stesse non siano usate impropriamente o perché abbassino la voglia di imparare, tanto basta chiedere alla AI. Due giorni fa in treno ho assistito a una ragazza sui 16 anni, che raccontava a voce udibile di aver chiesto a una AI come doveva comportarsi con un potenziale fidanzato che l’aveva invitata a Forte dei Marmi e appunto se fosse o meno opportuno accettare.

Viva quindi anche l’innovazione tecnologica come Bending Spoons, che non dà risposte tipo la AI ma che ha messo a punto una serie di servizi con cui l’essere umano può lavorare meglio e con risultati migliori. Ed è confortante che il maggiore mercato borsistico del mondo, quello di New York nel quale domina l’afflato dell’AI, abbia apprezzato fino a valori di più decine di miliardi una società tecnologica con varie attività ma non quella dell’AI generativa.

Complimenti ai quattro Moschettieri di Bending

Bending Spoons, che finora ha fatto 50 acquisizioni ha un potenziale di poterne acquistare altre mille. Auguri al quartetto di italiani che già hanno stupito l’Italia per poter di colpo approdare a Wall Street con una capitalizzazione miliardaria che è immediatamente salita del 35% a un valore di 24 miliardi, collocandosi al quattordicesimo posto per capitalizzazione, rispetto alle aziende quotate a Milano. Ma come detto, se si fosse quotata a Milano non avrebbe avuto il respiro raggiunto a New York.

E per di più le 13 società italiane che a Milano capitalizzano di più di Bending Spoons sono Unicredit (118 miliardi), Intesa Sanpaolo (107,4 miliardi), Enel (101 miliardi), Generali (65 miliardi), Ferrari (64 miliardi), Eni (60 miliardi), STMicroelectronics (56 miliardi), Prysmian (43 miliardi), Poste italiane (37 miliardi), Monte dei paschi di Siena (33 miliardi), Bper (28 miliardi), Leonardo (28 miliardi), Tenaris (25 miliardi) e appunto Bending Spoons a 24, ma appunto all’esordio. Mica male quindi per una debuttante soprattutto in un mercato come NY dove l’offerta è tutti i giorni abbondantissima. Complimenti ai quattro Moschettieri che la guidano.

L’operazione di Unicredit con Commerzbank

Ma se è il caso di dare giudizi positivi sulle aziende italiane in questo momento, non si può certo trascurare Unicredit, che oltre ad avere la maggiore capitalizzazione ha finalmente chiuso anche la lunga e complessa scalata a Commerzbank, avendo contro le autorità tedesche, ferite nel loro orgoglio per il fatto che una banca italiana possa conquistare una importantissima banca tedesca.

Ma in Germania non tenevano conto che il ceo di Unicredit, Andrea Orcel (con l’accento sulla e) è prima ancora che un grande banchiere commerciale un grande banchiere d’affari, con una lunga storia a livello internazionale. È arrivato a Unicredit con questo background e quindi dopo averla riassestata come una banca ordinaria, ha introdotto tutta la sua esperienza nella compravendita e nelle operazioni speciali.

In questo modo ha conquistato il primo posto per capitalizzazione alla Borsa di Milano; ma ora si tratta di vedere gli effetti che avrà sul titolo anche l’acquisizione della maggioranza assoluta della banca tedesca.

Una competizione che ricorda quella tra Bartali e Coppi

Sembra quasi la vecchia competizione fra Bartali e Coppi, se si tiene conto della super operazione che Intesa Sanpaolo, per lungo tempo la prima in assoluto per capitalizzazione, ha messo in campo con l’Ops su Mps. Se l’operazione concepita dal ceo Carlo Messina e dai suoi altamente professionali collaboratori andrà in porto, Intesa non solo probabilmente recupererà il primo posto per capitalizzazione, ma accrescerà di oltre 600 sportelli la sua rete e soprattutto conquisterà tutto il valore che deriva dall’incorporazione di Mediobanca, oggi dentro Mps.

Così come non era certo che Orcel, nonostante la sua caratterizzazione ed esperienza di banchiere d’affari, riuscisse a vincere in Germania passando per la tecnica dei derivati, non è certissimo per alcuni che Messina conquisti Mps con la Ops, quindi non solo di oltre 600 sportelli in più, arrivando al limite massimo consentito (tanto che i restanti di Mps andrebbero a Unipol per Bper) ma soprattutto del contenuto storico di Mediobanca.

Intesa Sanpaolo ha già una fortissima divisione di banca d’affari sviluppata sulla vecchia Imi e fatta crescere prima da Gaetano Miccichè (che rimane ai vertici assoluti di tutto il gruppo) e ora da Mauro Micillo, ma certo l’apporto di Mediobanca, nel caso potrà essere un ulteriore crescita di peso sul mercato. Ma soprattutto, in caso di risultato favorevole dell’Ops, Intesa diventerà il primo azionista di Generali, a cui ha a lungo mirato anche Orcel.

La concorrenza, anima del mercato

Non si dice che la concorrenza è l’anima del mercato? Quindi, dalla dinamica in atto avviene un’esaltazione di questo principio, al quale partecipa anche Carlo Cimbri, presidente di Unipol e prossimo possibile acquirente dei 600 sporteli di Mps che Intesa non potrebbe inserire nella sua rete. Così Cimbri completerebbe il disegno in atto da anni di una forte integrazione dell’attività originaria assicurativa con la compagnia bolognese e l’attività bancaria, perché nel caso arriverebbe come Unipol al 40% di Bper, la quale diventerebbe la terza banca italiana.

Questo è il programma, ma occorrerà vedere che cosa, un oste coriaceo e bravissimo come l’ad di Mps, riuscirà a inventare per resistere all’Opas di Intesa.

Il film è davvero avvincente e chi sa che non ci possa essere un produttore cinematografico disponibile a realizzare un vero film su questa crescita, in ogni caso, del sistema bancario, finanziario e assicurativo italiano. Class Editori ha già pronto il copione. (riproduzione riservata)