A febbraio l’ex presidente di Fideuram, Paolo Molesini, è stato vittima di una truffa da 36 milioni di euro. Lo rivela il Corriere della Sera. Tutto parte da un messaggio WhatsApp inviato dal finto profilo di Carlo Messina, con cui il ceo di Intesa Sanpaolo chiede a Molesini di effettuare con urgenza una serie di bonifici tramite la tesoreria di Fideuram, che è la controllata del risparmio gestito di Ca’ de Sass.
La banca, scrive il finto Messina, non può procedere da sola per problemi pratici, e ha fretta di concludere l’operazione per non perdere un’opportunità finanziaria all’estero. Subito dopo i truffatori mettono in scena un secondo raggiro. L’ex presidente riceve una telefonata in cui l’AI replica la voce del managing partner di A&O Shearman Italia, Paolo Nastasi. I due si conoscono e il finto legale indirizza a Molesini un invito analogo a quello di Messina.
Così partono i bonifici: 95 milioni in totale soprattutto verso Cina e Hong Kong, ma subito dopo scatta l’allarme e Fideuram aziona i sistemi di collaborazione interbancaria internazionale per recuperare buona parte del denaro. All’appello mancano però 36 milioni, spariti dopo essere stati convertiti in criptovalute. Gli inquirenti – i pm della procura di Milano Alfonso Serritiello e Barbara Benzi, con gip Sonia Mancini – stanno cercando di rintracciarli con rogatorie all’estero prima che i truffatori riescano a monetizzarli.
Le cosiddette «Ceo Fraud» sono un fenomeno in forte diffusione, che non riguarda soltanto il settore bancario. Nel caso in questione, i sistemi informatici della banca non sono stati violati e, anche alla luce delle dimensioni dell’istituto, l’impatto economico dell’episodio è risultato contenuto. La maggior parte delle somme sottratte è stata inoltre recuperata, mentre sono ancora in corso le attività per rientrare della quota residua.
Il manager coinvolto, una volta resosi conto dell’accaduto, ha deciso di rassegnare le dimissioni. Il fenomeno si inserisce però in un quadro più ampio: secondo la rilevazione dell’Association for Financial Professionals relativa al 2025, il 74% delle organizzazioni dichiara di essere stato bersaglio di tentativi o attacchi riusciti di Ceo Fraud e Business Email Compromise (Bec), contro il 63% dell’anno precedente.
I dati dell’Fbi confermano la rilevanza economica di queste frodi: nel 2025 l’Internet Crime Complaint Center ha ricevuto 24.768 denunce per BEC, associate a perdite dichiarate per 3,05 miliardi di dollari, rispetto ai 2,77 miliardi del 2024. A rendere il fenomeno più insidioso contribuisce ora anche l’impiego dell’intelligenza artificiale: i report più recenti di Afp ed Enisa segnalano l’utilizzo di modelli linguistici per produrre comunicazioni sempre più credibili e prive dei tradizionali errori che potevano tradire i tentativi di frode, insieme alla crescente adozione di deepfake audio e video capaci di riprodurre voce e immagine di amministratori delegati e altri dirigenti durante telefonate e videoconferenze. (riproduzione riservata)