Fibra ottica, Unitirreno completa la dorsale sottomarina: concorrenza alla Francia e Medio Oriente
Fibra ottica, Unitirreno completa la dorsale sottomarina: concorrenza alla Francia e Medio Oriente
80 milioni di investimento e mille chilometri di fibra, la società romana Unidata è pronta a sfidare Marsiglia e trasformare l’Italia in hub digitale del Mediterraneo. parla il ceo Renato Brunetti

di di Giusy Iorlano 13/02/2026 20:20

Ftse Mib
45.430,62 17.40.00

-1,71%

Dax 30
24.914,88 18.00.00

+0,25%

Dow Jones
49.500,93 23.38.38

+0,10%

Nasdaq
22.546,06 23.30.00

-0,22%

Euro/Dollaro
1,1872 23.00.29

+0,14%

Spread
60,69 17.30.10

+0,38

Ottanta milioni di euro, tre anni di lavori e oltre mille chilometri di cavo sottomarino: l’Italia prova a ridisegnare la geografia europea dei dati con Unitirreno, infrastruttura strategica che collega Mazara del Vallo al capoluogo ligure passando per Roma-Fiumicino e Olbia. Un’autostrada digitale alternativa a Marsiglia per le rotte Sud-Nord Europa e potenziale ponte verso il Medio Oriente, inaugurata pochi giorni fa a Genova da Unidata, la tech company romana, quotata sul mercato Euronext Star Milan, che lo ha realizzato in joint venture con il fondo Azimut.

Dal punto di vista tecnico, il sistema è dotato di 24 coppie di fibre ottiche, ciascuna in grado di trasportare fino a 26 terabit al secondo. Per avere un ordine di grandezza, l’intero traffico dati dell’Africa si aggira intorno ai 30 terabit. I tempi di trasmissione risultano dimezzati rispetto alle dorsali terrestri tradizionali: il collegamento tra la Sicilia e il Nord Europa avviene in 8,8 millisecondi. La vita operativa stimata è di trent’anni, un orizzonte coerente con i grandi investimenti infrastrutturali. Il sistema è open, dunque accessibile a più operatori.

Tra i primi utilizzatori Fastweb e Open Fiber che hanno investito in totale 15 milioni di euro. Ma «c’è spazio per altri quindici-venti clienti nel giro dei prossimi tre anni», assicura a MF-Milano Finanza Renato Brunetti, amministratore delegato di Unidata e Unitirreno. «Siamo già in contatto con operatori italiani per chiudere altri accordi e anche con soggetti internazionali per intese da centinaia di milioni di euro nel medio lungo periodo», spiega l’ad sottolineando che l’interesse guarda ora «in particolare a tutto il Nord Africa, il Medio Oriente e i Paesi del Golfo Persico che stanno investendo in grandi data center per l’intelligenza artificiale, come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita», a caccia di collegamenti a bassa latenza e ad alta capacità verso l’Europa.

«C’è una forte esigenza da parte di questi Paesi di connettersi verso l’Europa e ad oggi c’è ancora un deficit di connessione. I cavi che ci sono nel Mediterraneo non sono sufficienti e adeguati alla potenza di fuoco dei nuovi data center che stanno crescendo in queste aree. Ecco perchè guardiamo per i due terzi di questo cavo (un terzo riguarda l’Italia) da questa parte del mondo».

La concorrenza alla Francia

Un progetto questo che non solo punta a intercettare traffico internazionale ma anche a rafforzare la centralità italiana nelle rotte globali dei dati, tradizionalmente concentrate su Marsiglia. Il cavo sottomarino Unitirreno è «l’infrastruttura più moderna al mondo in questo momento, necessaria per bilanciare il peso di Marsiglia, che ha una fortissima concentrazione di cavi», spiega l’ad. La città francese rappresenta oggi un punto critico di concentrazione dei flussi dati: un incidente in quell’area potrebbe ripercuotersi sull’accesso a Internet in larga parte d’Europa.

«Occorre, quindi, bilanciare con un altro sito e Genova, per questo, è perfetta», aggiunge Brunetti. Se l’obiettivo sarà centrato, Unitirreno non sarà soltanto un cavo lungo mille chilometri, ma un tassello della nuova politica industriale italiana: meno dipendenza dagli hub esteri, più controllo sulle rotte strategiche e una scommessa concreta sul business dei dati, l’energia del XXI secolo. (riproduzione riservata)