Transizione del business che passa da una via stretta tra la necessità di accelerare sulle attivazioni delle linee in fibra ottica e quella di limitare (per quanto possibile) la fisiologica perdita di clienti nell’addio al rame. Una fase di investimenti ancora elevata da gestire, nonostante la conclusione con successo dei lavori Pnrr, per arrivare a 20 milioni di unità immobiliari collegate, da coniugare però con il mantenimento dell’equilibrio finanziario. Il nuovo listino prezzi wholesale per le aree regolamentate che attende il via libera dall’Agcom e che, una volta approvato, dovrebbe aiutare lo slancio dei risultati. Sullo sfondo le controversie sulla qualità dei servizi forniti e le tensioni con gli operatori.
La lista dei to do e delle sfide da affrontare per Marco Nespolo da nuovo amministratore delegato di Fibercop, ruolo in cui entrerà in carica a partire da lunedì 12 ottobre, non è certo breve. Nespolo subentra a Massimo Sarmi che, dopo aver coperto per oltre due anni anche la casella di ceo dopo l’uscita di Luigi Ferraris, torna nel ruolo originario di presidente.
Il nuovo ad arriva a Fibercop dopo 8 anni nelle cartiere Fedrigoni e con alle spalle esperienze pluriennali da dg e ceo al gruppo Cerved, da uomo private equity e da consulente strategico. Un curriculum da manager multi-settore, non certo come uno specialista delle telecomunicazioni, che sarà chiamato a calarsi in una società dalla doppia anima privata (Kkr e gli altri fondi) e pubblica (Mef).
La partita che dovrebbe vedere un risultato più imminente, ma che Nespolo eredita alle sue battute finali, dovrebbe essere quella relativa al nuovo listino prezzi wholesale. Fibercop aveva chiesto di poter impostare una politica di incrementi programmati, lamentando prezzi inferiori rispetto a quelli europei, mentre gli operatori utilizzatori delle reti hanno sostenuto che gli aumenti previsti nel tariffario avrebbero potuto «alterare in misura significativa le dinamiche concorrenziali del mercato». Il primo round è andato agli operatori, visto che Agcom non ha approvato il listino e ha richiesto modifiche.
La sua approvazione è cruciale per Fibercop, che ritiene importante avviare una politica di repricing per valorizzare al meglio i servizi forniti e ora ritenuti sottoprezzati. Come raccontato da questo giornale, Fibercop avrebbe proposto di spalmare gli aumenti su un periodo di tempo più lungo e con scalini meno rigidi, ma è ancora in attesa del giudizio dell’Agcom.
Sul fronte dei rapporti con i clienti, in particolare con Tim, bisognerà capire se e quanto incideranno le novità manageriali e di azionariato da entrambe le parti. Da una parte Nespolo come nuovo amministratore delegato, dall’altra lo stesso management guidato dal ceo Pietro Labriola, ma sotto il coordinamento e la direzione di Poste Italiane post-opas.
Tim ha lamentato problemi ai servizi pagati a Fibercop, tanto che si stava ragionando sull’opportunità di aprire un arbitrato, dopo aver presentato un ricorso in Tribunale (perso) con l’obiettivo finale di vedere l’applicazione dei prezzi previsti nell’msa anche nelle aree regolamentate.
Inevitabile perciò che Nespolo debba lavorare sul mantenimento di rapporti ottimali con Tim (e gli altri operatori), rispondendo anche della preoccupazione sulla qualità della rete e dei servizi forniti.
Il nuovo ceo della società della rete si troverà infine a gestire l'evoluzione del business. I numeri del primo semestre 2026 parlano chiaro: ricavi in leggera flessione ma marginalità in aumento, con una riduzione del 5,6% delle linee totali da 14,2 a 13,4 milioni. Se il numero totale di utenti diminuisce naturalmente con lo spostamento verso la fibra ottica, proprio nelle attivazioni Ftth si vede il segnale positivo: oltre il 66% delle nuove linee in fibra in Italia viene fatto da Fibercop.
Se il primo trend – quello di una fisiologica perdita di utenti visto il passaggio da un mopolio (il rame) a un mercato competitivo (fibra) – è destinato a continuare, mantenere alta la porzione di linee in fibra attivate consentirebbe da un lato di tamponare le perdite assolute e dall’altro contribuire al miglioramento della marginalità, anche grazie alla politica di taglio costi.
Parallelamente la gestione Nespolo sarà chiamata a mantenere alto il ritmo di roll-out della fibra per tagliare il traguardo di 20 milioni di case collegate entro poco più di un anno (dalle 15,3 milioni di fine giugno), frutto di investimenti per circa 10 miliardi, che nei piani arriveranno a 21 milioni entro il 2030. Un nuovo target che include l'aggiudicazione della gara del Fondo Nazionale per la Connettività, finanziato dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e gestito da Invitalia, che prevede 700 mila civici da collegare. Piano di investimenti imponente e che, inevitabilmente, ha un impatto anche sui conti. Nella semestrale il debito netto è arrivato a 12 miliardi per una leva di 6,9 volte, ora attesa stabile per il resto del 2026. Al nuovo ceo, insieme al cfo André Rogowski, il compito di mantenere sotto controllo i parametri finanziari, in attesa del decalage degli investimenti e dell’impatto della politica di contenimento dei costi. (riproduzione riservata)