Ferrovie, Stefano Donnarumma: entro fine anno spenderemo quasi 20 miliardi previsti dal Pnrr. L’intervista
Ferrovie, Stefano Donnarumma: entro fine anno spenderemo quasi 20 miliardi previsti dal Pnrr. L’intervista
Il traffico passeggeri (+6%) in Italia e all’estero traina i conti delle Fs. Record di ricavi (16,5 miliardi) e investimenti (17,5 miliardi) nel 2024. Oltre 9.700 assunzioni. L’effetto degli accantonamenti fatti per il caso Fse pesa sull’ultima riga di bilancio 

di di Andrea Deugeni 03/04/2025 22:00

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La forte ripresa della mobilità dei viaggiatori, del business travel e del traffico pendolare traina i ricavi operativi del primo bilancio delle Ferrovie dello Stato firmato da Stefano Donnarumma, top manager con un lungo passato nella componentistica ferroviaria (Bombardier e Alstom) e poi specializzatosi nel business infrastrutturale (Acea, Adr, A2a eTerna) che da giugno è salito sulla tolda di comando delle Ferrovie.
Il 2024 ha chiuso con un fatturato record di 16,5 miliardi di euro (+12%), realizzando oltre 17,5 miliardi di investimenti (+6,9%), il miglior risultato di sempre per le Fs (erano 16 miliardi nel 2023). In crescita (+1%) anche ebitda, a 2,2 miliardi ed ebit (+1,5%), a 343 milioni. L’ultima riga di bilancio segna però un rosso di 208 milioni che si confronta con i 100 milioni di utile netto del 2023.

Domanda. Come mai il bilancio si è chiuso in perdita nonostante il solido andamento del business?
Risposta. In primis, per il caso Ferrovie del Sud-Est (Fse). Siamo stati costretti ad accantonare in tutto 153 milioni per la finanza messa negli anni a servizio del trasferimento del 2016, ad opera del Mit, di Fse ad Fs, intervento che allora aveva salvato la società dal dissesto ma compiuto in violazione nelle norme comunitarie sugli aiuti di Stato. Ad agosto, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il primo stanziamento da 70 milioni ad opera del Mit, posta che da allora Fs si portava in bilancio. A questo poi bisogna aggiungere maggiori oneri finanziari a servizio del debito per mancate coperture di contributi pubblici dovuti che servono per le manutenzioni ferroviarie e dell’Anas. Finanziandoci da soli, finiamo per pagare più interessi. Abbiamo 1,5 miliardi in cassa, ma vogliamo prevenire i picchi di spesa.

D. Ci sono dipendenti, energia e avanzamento dei cantieri da finanziare.
R. Esatto. Vogliamo viaggiare in sicurezza. Oggi abbiamo oltre 97 mila dipendenti. Lo scorso anno ne abbiamo assunti 9.736, perlopiù giovani. Si tratta di personale tecnico a servizio delle manutenzioni e degli investimenti. Ma anche capitreno e macchinisti. Poi ci sono i 17,5 miliardi di investimento che hanno un impatto sul pil di 2,3 volte. Quasi 15 miliardi per le infrastrutture ferroviarie e stradali. Soltanto Rfi ne ha fatti 10 di miliardi. Per la parte restante si tratta di acquisti di treni che ci consentono di avere il materiale rotabile con la vita media più bassa in Europa.

D. Cioè?
R. Stiamo portando la vita media dei nostri treni, dell’alta velocità ma anche del trasporto regionale, ad essere inferiore ai 10 anni, contro un valore Ue che si aggira invece intorno ai 20 anni.

D. Poi ci sono gli oltre 12 miliardi di euro già spesi per il Pnrr.
R. Sì, in maniera superiore alla pianificazione prevista. Dei 25 miliardi che sono stati assegnati al gruppo Fs, a fine dicembre eravamo a quota 12 miliardi. Dopo il primo trimestre siamo a quasi 14 miliardi. Procediamo ad un ritmo di avanzamento di 600-700 milioni al mese. A fine 2025 saremo vicini ai 20 miliardi. Nel 2026 arriveremo quasi a completare ll piano, un risultato straordinario senza aver mai fermato il traffico ferroviario. In Germania, alcune reti sono state stoppate per sei mesi. Senza contare i fattori esogeni come gli incidenti, in Italia lo stop tecnico si è limitato a non più di 4 ore a notte.

D. I ricavi sono stati trainati dal forte balzo del traffico passeggeri, anche a livello locale, andamento che ha registrato un aumento medio di oltre il 6% (viaggiatori Km).
R.
S tratta di volumi in crescita a parità di prezzo dei biglietti. C’è più gente che prende il treno. Nell’arco quinquennale di piano prevediamo di crescere in termini di volume passeggeri di circa il 30%. Nel 2024 in Italia abbiamo trasportato, tra treni e autobus con Busitalia, circa 570 milioni. All’estero, con quella che ora è Fs International, circa 230 milioni. A fine piano prevediamo di superare i 900 milioni.

D. A che punto è il passaggio degli asset esteri alla nuova FS International?
R. È in corso. Fra perizie e atti notarili, entro fine estate completeremo il passaggio. Già oggi il business oltre confine di Fs vale almeno 2 miliardi di ricavi sui 16 miliardi complessivi di fatturato. A questo bisogna aggiungere anche il business merci che genera ricavi per oltre un miliardo, soprattutto oltre confine. Oltre 13 mila persone all’estero lavorano per Fs.

D. Poi partirà la fase dell’apertura del capitale. Quando vedremo l’ingresso di un investitore?

R. Completato il passaggio, in autunno possiamo iniziare a presentare il progetto di un veicolo che genera a livello consolidato 2 miliardi di ricavi e che guarda all’m&a per crescere ulteriormente.

D. A che punto è invece il conferimento della rete dell’alta velocità nella newco ad hoc?
R.
Sono in corso gli approfondimenti e le integrazioni al Mef. Il progetto, che serve per finanziare gli investimenti grazie a capitali pazienti che abbiamo anche in Italia, ha riscosso attenzione anche fra i competitor europei. Potrebbe avere già degli impatti sulla pianificazione finanziaria del 2026. (riproduzione riservata)