Si arroventa l’atmosfera intorno a Ferretti, il gruppo degli yacht di lusso finito al centro di una contesa per la governance da parte degli azionisti, cioè il fronte dei soci di maggioranza composto dalla cinese Weichai e l’azionista di minoranza Kkcg – holding del magnate ceco Karel Komarek – che ha lanciato un’opa parziale (in partenza il 16 marzo) per raddoppiare la propria quota fino al 29,99%.
Ieri il conglomerato asiatico controllato da Pechino (tramite Shandong Heavy Industry) ha voluto rispondere alle accuse di aver lasciato nell’immobilismo il big degli yacht in questi anni.
E anzi, dopo aver ricordato i circa 470 milioni di euro di investimenti fatti negli anni, ha rilanciato dicendosi sostanzialmente pronta a sostenere attività m&a selezionata: «Weichai Group / Fih hanno sempre sostenuto, e continuano a sostenere, il perseguimento da parte di Ferretti Group di opportunità di creazione di valore, inclusa la crescita organica, lo sviluppo del business e selezionate operazioni di fusioni e acquisizioni». Per perorare quanto detto, Weichai ha anche ricordato l’espansione della propria presenza produttiva in Italia, «da ultimo attraverso l’acquisizione e lo sviluppo del complesso cantieristico di San Vitale a Ravenna tra il 2023 e il 2024, oggi il più grande sito produttivo all'interno del gruppo Ferretti, con un investimento di circa 140 milioni di euro».
Un complesso che ora si estende su circa 100 mila metri quadrati, «aumentando la capacità produttiva di circa il 30% e rafforzando l’impegno del gruppo nei confronti dell'artigianato italiano e del patrimonio industriale». Chissà se, alla luce di queste dichiarazioni, Ferretti possa quindi essere considerata a pieno titolo tra i potenziali player interessati a The Italian Sea Group, tra cui figurerebbero anche Sanlorenzo e Azimut Benetti, come rilevato da Milano Finanza il 7 marzo.
A fare da contraltare c’è la ceca Kkcg. Sin dal primo momento, il gruppo del magnate che controlla anche la società delle lotterie Allwyn, pur confermando la fiducia nel management guidato dal ceo Alberto Galassi, ha ribadito di voler provare a scuotere la società. Il gruppo degli yacht di lusso del resto ha una cassa di oltre 100 milioni che non è mai stata usata per fare buyback né tantomeno acquisizioni. Nonostante nella fase attuale potrebbe approfittare della crisi generalizzata di numerosi cantieri in Europa per fare alcune acquisizioni strategiche a buon prezzo, come riferito da questo giornale il 7 marzo.
Nell’ottica di Komárek, è un immobilismo che si riversa sulla sua quota del 14,5%, anestetizzandone un po’ il valore. Inoltre, il magnate ceco avrebbe un motivo in più per affondare il colpo: da tempo avrebbe puntato a un posto in cda, trovando però scarsa attenzione da parte di Pechino.
La resa dei conti sarà, una volta terminata l’opa il 13 aprile, all’assemblea del 14 maggio per rinnovare il cda.
Solo allora, qualora Kkcg riuscirà a raggiungere il target del 29,9%, si mostreranno le carte e, quindi, i possibili schieramenti. Tra gli azionisti rilevanti figurano Danilo Iervolino (5,2%), Piero Ferrari (4,6%), il kuwaitiano Bader Nasser Al-Kharafi (3%) la famiglia Bombassei e Julius Kiss, entrambi con il 2%. Weichai non sembra darsi per vinto, come dimostrano peraltro i continui rastrellamenti in borsa: fino al 6 marzo ha comprato azioni portandosi al 39,2572%. (riproduzione riservata)