Ferretti, ordini in crescita del 6,6% nel terzo trimestre. Tagliata la guidance sulla redditività
Ferretti, ordini in crescita del 6,6% nel terzo trimestre. Tagliata la guidance sulla redditività
Il gruppo della nautica di lusso chiude i primi nove mesi con ricavi a 888,6 milioni di euro, pressoché in linea con il 2025, ma l’utile scende a 49,9 milioni. Confermate le stime sul fatturato 2026, riviste al ribasso quelle sui margini

di Francesca Gerosa 27/10/2026 07:15

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Ferretti torna a crescere sul fronte commerciale nel terzo trimestre del 2026, ma deve fare i conti con una redditività sotto pressione tanto da rivedere al ribasso le aspettative per il 2026. Il gruppo della nautica di lusso ha archiviato i primi nove mesi dell’anno con ricavi netti nuovo pari a 888,6 milioni di euro, sostanzialmente stabili rispetto agli 887,2 milioni dello stesso periodo del 2025, mentre la raccolta ordini è rimasta in territorio negativo, pur mostrando segnali di recupero.

Ordini in crescita del 6,6% nel terzo trimestre

Tra luglio e settembre gli ordini sono cresciuti del 6,6% a 323,6 milioni. Un risultato significativo anche alla luce della base di confronto particolarmente elevata, considerando che nel terzo trimestre 2025 la raccolta ordini aveva registrato un incremento del 36,4%.

Il miglioramento segue la contrazione del 33,6% del primo trimestre e quella del 17,8% del secondo. Sull’intero periodo gennaio-settembre, gli ordini ammontano a 664,9 milioni, in calo del 13,8% rispetto ai 770,9 milioni di un anno prima. A pesare sono soprattutto l’incertezza geopolitica e macroeconomica, che allungano i tempi decisionali della clientela, in particolare nei segmenti Made-to-measure e Super yachts e nell’area Medio Oriente e Africa.

Ma il portafoglio cala in nove mesi

Il portafoglio ordini al 30 settembre si attesta a 1,33 miliardi, in diminuzione dell’11% rispetto agli 1,5 miliardi del settembre 2025. Più marcata la flessione del portafoglio ordini netto, sceso a 571,4 milioni dai 794,7 milioni di un anno prima (-28,1%). Anche in questo caso, tuttavia, la dinamica del terzo trimestre segnala una stabilizzazione dopo la contrazione della prima parte dell’esercizio.

Sul fronte dei ricavi, il terzo trimestre ha segnato un’accelerazione, con un incremento del 13,6%. A trainare è stato soprattutto il segmento Composite yachts, che nei nove mesi ha generato ricavi per 337,4 milioni, in crescita rispetto ai 322,2 milioni del 2025. Il comparto rappresenta ora il 38% del totale, contro il 36,3% dell’anno precedente.

Il segmento Made-to-measure ha registrato ricavi per 368 milioni, dai 362,8 milioni dei primi nove mesi del 2025, con un’incidenza del 41,4%. In controtendenza i Super yachts, che hanno generato 132,2 milioni rispetto ai precedenti 155,6 milioni, riducendo il proprio peso sul totale dal 17,5% al 14,9%. Gli altri business sono saliti a 51 milioni, dai 46,6 milioni di un anno prima.

Europa il principale mercato

A livello geografico, l’Europa si conferma il principale mercato del gruppo, con ricavi in aumento a 427,2 milioni. In forte crescita anche l’Asia-Pacifico, passata da 15 a 37,6 milioni. Mentre le Americhe hanno mantenuto un andamento sostanzialmente stabile, con ricavi per 213,4 milioni rispetto ai 211,8 milioni precedenti. Più significativa la flessione di Medio Oriente e Africa, dove i ricavi sono scesi a 210,3 milioni dai 286,4 milioni dello stesso periodo del 2025.

Margini sotto pressione, utile in contrazione

La crescita dei ricavi non si è tradotta in un miglioramento della redditività. L’ebitda adjusted dei primi nove mesi è sceso a 130,6 milioni dai 141,7 milioni del 2025, con un margine del 14,7%, rispetto al 16% di un anno prima. L’utile netto si è attestato a 49,9 milioni, in diminuzione rispetto ai 61 milioni del corrispondente periodo precedente.

A incidere sono stati il diverso mix di prodotto, il peso inferiore del segmento Made-to-measure, alcune inefficienze operative emerse presso società controllate fornitrici e una pressione competitiva maggiore. Il gruppo ha segnalato, inoltre, l’impatto delle iniziative commerciali e di servizio introdotte per rafforzare la propria offerta, tra cui l’estensione di un anno della garanzia standard.

Le inefficienze operative sono state individuate e sono già in corso interventi correttivi per ridurre i costi aggiuntivi, migliorare l’esecuzione e riportare le attività coinvolte su livelli di performance più normalizzati. Anche il minor assorbimento dei costi fissi, concentrato soprattutto nella prima parte dell’anno, ha pesato sui margini, con un effetto attenuato nel terzo trimestre grazie alla ripresa degli ordini e all’aumento dei volumi produttivi.

Gli investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali sono diminuiti del 29,5% a 45,5 milioni e la posizione finanziaria netta è rimasta positiva, con una cassa netta di 42,3 milioni (65,2 milioni del settembre dello scorso anno). La flessione riflette anche il minor peso dei segmenti Made-to-measure e Super yachts, caratterizzati da anticipi contrattuali dei clienti più rilevanti durante la costruzione.

Confermate le stime 2026 sui ricavi, non sui margini

Alla luce del recupero registrato nel terzo trimestre, Ferretti ha confermato la guidance sui ricavi netti nuovo per l’intero esercizio 2026, attesi tra 1,2 e 1,24 miliardi, in linea con la precedente previsione. Tagliate, invece, le stime sulla redditività: l’ebitda adjusted è atteso in un range tra 174 e 185 milioni rispetto alla previsione precedente di 186-197 milioni. L’ebitda margin è atteso tra 14,5% e 14,9% contro 15,5%-15,9%. Confermate, infine, le previsioni sugli investimenti tra 60 e 65 milioni.

La priorità diventa quindi il recupero dei margini attraverso una maggior efficienza industriale, il miglioramento del mix di prodotto e una politica di prezzo più orientata al valore. Il gruppo punta anche a interventi mirati nelle Americhe, in Medio Oriente e nel comparto Super yachts, aree individuate come prioritarie per il miglioramento delle performance.

«Il terzo trimestre ha dimostrato la forza dei nostri brand, dei nostri prodotti e delle nostre persone. Dopo un primo semestre complesso, la raccolta ordini è tornata a crescere e i ricavi hanno registrato un miglioramento, rafforzando la nostra fiducia nella guidance 2026 sui ricavi. Ma la crescita, da sola, non è sufficiente. La nostra redditività rimane al di sotto dei livelli che Ferretti Group può e deve esprimere», ha sottolineato l’ad, Stassi Anastassov, rimarcando la necessità di intervenire sulla marginalità attraverso «il rafforzamento di una politica di pricing basata sul valore, sul miglioramento del mix di prodotto, sull’incremento dell’efficienza industriale e sull’ottimizzazione dell’utilizzo dei nostri cantieri».

«L’incertezza geopolitica e l’allungamento dei processi decisionali dei clienti continuano a influenzare il nostro business. Manteniamo un approccio realistico rispetto a queste sfide, ma non saranno queste a ridimensionare le nostre ambizioni», ha aggiunto il top manager, ribadendo l’obiettivo di realizzare yacht per i quali i clienti siano disposti a riconoscere un prezzo premium grazie a design, innovazione, qualità e a un’esperienza di bordo superiore.

Investimenti ad Ancona per gli yacht fino a 100 metri

Sul fronte industriale, il gruppo ha ottenuto il 21 ottobre la prima autorizzazione unica Zes rilasciata nel porto di Ancona. Il provvedimento consentirà di ampliare le capacità produttive dell’Ancona Superyacht Yard, portando dagli attuali 90 fino a 100 metri la lunghezza degli yacht realizzabili. Un intervento che punta a rafforzare la presenza di Ferretti nella fascia alta del mercato dei superyacht, proprio mentre il gruppo lavora per recuperare redditività e consolidare la ripresa commerciale.

Il titolo in borsa

Il titolo Ferretti a Piazza Affari negli ultimi tre mesi ha perso l’8,4% del suo valore (-10,2% in un anno), restando sotto il prezzo dell’opa lanciata a marzo dalla holding ceca Kkcg Maritime guidata da Karel Komárek per raggiungere il 29,9% del capitale sociale a 3,90 euro, ma si è dovuta accontentare del 23,2%.

L’equilibrio nell’azionariato del gruppo resta a favore del socio cinese Weichai, che detiene una quota del 39,5%. La battaglia sulla governance continua anche dopo che il giudice di Bologna ha rigettato la richiesta di misure cautelari contro le nomine del cda sostenuto da Weichai. A novembre al via il giudizio di merito sulle contestazioni del socio ceco. (riproduzione riservata)