Ferrari mette in pausa le consegne via mare in Medio Oriente alla luce dell’escalation militare che coinvolge Stati Uniti e Israele contro l’Iran, intervenendo su uno dei mercati più rilevanti per l’industria delle auto di lusso. In scia alla notizia diffusa giovedì 19 il titolo della società guidata da Benedetto Vigna cede il 3,5% a Piazza Affari.
«Stiamo monitorando attentamente gli sviluppi in Medio Oriente e le potenziali implicazioni per il nostro business. In questa fase abbiamo temporaneamente sospeso le consegne nell’area, gestendo solo alcune consegne via aerea», fa sapere la casa di Maranello in una dichiarazione. Un blocco quindi non totale, ma un forte rallentamento delle consegne in tutta l’area mediorientale.
La decisione arriva in un contesto di crescente instabilità geopolitica nella regione, che rappresenta storicamente una piazza strategica per Ferrari e per l’intero segmento del lusso automobilistico. Paesi come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar concentrano infatti una clientela ad altissima capacità di spesa e una domanda strutturalmente robusta per modelli ad alte prestazioni. Dall’annual report del 2025 di Ferrari emerge che la casa di Maranello ha consegnato lo scorso anno 626 vetture nella regione del Middle East, pari al 4,6% delle consegne globali, un dato in crescita rispetto alle 479 del 2024 (il 3,5% del totale) e alle 451 del 2023 (3,3%).
Nonostante lo stop temporaneo, Ferrari dispone di una leva importante: la flessibilità nella gestione delle consegne. Grazie a un portafoglio ordini solido e a tempi di attesa spesso prolungati, il gruppo può ribilanciare le spedizioni tra diverse aree geografiche, riallocando le vetture destinate al Medio Oriente verso altri mercati, in attesa di una normalizzazione della situazione.
Questa strategia dovrebbe quindi consentire al Cavallino di attutire l’impatto operativo di crisi regionali, come quella in corso in Medio Oriente, mantenendo allo stesso tempo l’esclusività del brand e la disciplina sull’offerta, che sono gli elementi chiave della redditività di Ferrari. (riproduzione riservata)