La Ferrari Luce doveva essere il passo falso del Cavallino, l’elettrica che nessun ferrarista avrebbe mai voluto nel proprio garage. Al debutto, a maggio, il design aveva scatenato critiche feroci, facendo storcere il naso anche a Luca Cordero di Montezemolo e contribuendo a un crollo dell’8,4% del titolo in borsa. Cinque mesi dopo la risposta dei clienti racconta una storia completamente diversa: tutta la produzione prevista per il 2027 è già stata assegnata. Lo ha annunciato l’amministratore delegato Benedetto Vigna presentando i conti del terzo trimestre: nessun problema di domanda o di produzione, prime consegne entro dicembre e chi vuole ordinarla oggi dovrà attendere almeno il 2028.
La Luce, quattro porte e cinque posti, è stata disegnata con il contributo di Jony Ive, storico responsabile del design di Apple, ed è un progetto fortemente voluto anche dal presidente John Elkann. Rompe con la tradizione di Maranello, questo è certo. E non soltanto perché rinuncia al motore a combustione e al suo rombo, ma anche per linee lontane da quelle delle sportive che hanno costruito il mito Ferrari. Al punto Montezemolo era arrivato a suggerire di «togliere il Cavallino» dalla carrozzeria per non compromettere il marchio.
Vigna ha preso atto di tutte le reazioni negative arrivate dopo la presentazione del modello, ma ha sempre sottolineato la distanza tra i giudizi sui social e quelli dei potenziali acquirenti, sostenendo che la Luce convince molto di più dal vivo che in fotografia, con uno scarto tra esperienza diretta e percezione digitale di gran lunga superiore a quello di solito riscontrato sugli altri modelli Ferrari. E il mercato gli ha dato ragione, anche se il ceo non ha comunicato il numero esatto delle vetture che saranno prodotte nel corso del 2027.
Una dimostrazione del potere del marchio, anche nel momento in cui ha esplorato l’elettrico, era già arrivata ad agosto, a Monterey. La Luce «Chassis 0», ovvero il primo esemplare in versione Tailor Made, è stata aggiudicata da Sotheby’s per 40 milioni di dollari, un record per un’auto nuova all’asta e circa 36 volte la stima iniziale di 1,1 milioni. Il ricavato è andato alla Ferrari Foundation: un’operazione benefica, non indicativa del normale valore commerciale della vettura, ma che ha dimostrato la forza della scommessa giocata dalla casa di Maranello.
Ferrari diventa così un esempio riuscito di transizione all’elettrico con modi e tempi giusti, evitando di trasformarla in un elemento di stress industriale e finanziario, come invece ha fatto una rivale come Porsche, costretta poi a fare marcia indietro. Anzi. E la forza del Cavallino la si vede nei risultati pubblicati in settimana.
Nel terzo trimestre Ferrari ha aumentato i ricavi del 7% a 1,896 miliardi di euro e l’utile netto del 13% a 431 milioni. L’ebitda è cresciuto del 12% a 753 milioni, con un margine salito dal 37,9% al 39,7%, mentre l’utile operativo ha raggiunto 563 milioni. Tutto questo nonostante le consegne siano diminuite dell’1% a 3.368 automobili, 33 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
È il paradosso che distingue Ferrari dal resto dell’industria automobilistica. Mentre i grandi costruttori europei, a partire da Volkswagen, devono fare i conti con gli investimenti nell’elettrico, la pressione sui prezzi e la necessità di sostenere i volumi per assorbire i costi industriali, Maranello continua a guadagnare di più vendendo meno. La differenza sta nel posizionamento: Ferrari non cerca quote di mercato, ma mantiene la produzione inferiore alla domanda, proteggendo l’esclusività del marchio e il valore delle vetture. È un vantaggio competitivo, che sta riuscendo a portare anche nella nuova dimensione dell’elettrico.
A sostenere i conti sono soprattutto i modelli più costosi e le personalizzazioni. Nel trimestre è aumentato il contributo della F80, hypercar da circa 3,6 milioni di euro, insieme a quello delle famiglie 12Cilindri e 296 Speciale. Ma una quota crescente dei ricavi arriva dai clienti che spendono cifre aggiuntive per materiali, colori e finiture esclusive. Le personalizzazioni hanno raggiunto un’incidenza superiore al 21%, contro il 20% previsto inizialmente nel budget 2026. Su automobili da centinaia di migliaia di euro, la differenza pesa sui margini.
Ferrari ha così alzato ancora le previsioni per l’esercizio. I ricavi sono attesi a circa 7,65 miliardi, contro i precedenti 7,6, mentre l’obiettivo di ebitda adjusted è salito da almeno 2,97 a 3 miliardi. L’utile operativo adjusted dovrà raggiungere almeno 2,285 miliardi e il free cash flow industriale potrà arrivare a 1,65 miliardi. Il portafoglio ordini si estende al 2028, offrendo una visibilità commerciale rara nel settore.
Esperti e analisti hanno accolto positivamente i risultati, fugando i dubbi su quanto a lungo Ferrari possa mantenere questo ritmo di crescita nelle performance di profittabilità. Jefferies, ad esempio, ha confermato buy e alzato il prezzo obiettivo da 400 a 430 euro, indicando nelle personalizzazioni e nel mix di prodotto i principali punti di forza, prevedendo una crescita organica dei ricavi dell’8,9% nel 2027 e del 7,1% nel 2028, con consegne rispettivamente di 13.652 e 13.816 vetture. Il nodo sarà però l’evoluzione dei prezzi medi: per il prossimo anno la banca stima un aumento del 7,3% al netto dei cambi, superiore al 5,8% atteso dal consenso. A sostenerlo saranno soprattutto F80, 296 Speciale e 12Cilindri Manuale.
Più prudente sulle valutazioni, ma positiva sui fondamentali, Barclays ha confermato overweight con target price di 400 euro. La banca sottolinea che Ferrari ha superato aspettative già elevate e procede in anticipo rispetto agli obiettivi del piano al 2030. Nel terzo trimestre il ricavo medio per automobile, secondo i suoi calcoli, è stato di circa 471 mila euro, mentre le serie speciali hanno rappresentato il 22% delle consegne, contro il 7% di un anno prima.
Barclays stima per il 2028 un margine ebitda del 41,5% e un margine operativo del 32,7%, con ricavi vicini a 8,85 miliardi, anche se avverte che il titolo incorpora aspettative ambiziose: ai prezzi del 3 novembre trattava a circa 38 volte gli utili attesi per il 2026.
È qui che il fenomeno Luce diventa interessante anche finanziariamente. Il sold out del 2027 dimostra che esiste una clientela disposta a comprare una Ferrari elettrica nonostante le polemiche, ma non dice ancora quale sarà il suo contributo ai margini. Senza conoscere volumi programmati e costi industriali, si vedrà soltanto più avanti quanto la Luce sarà un successo anche finanziario paragonabile a quello che il marchio del Cavallino ottiene con i modelli tradizionali.
Del resto, la stessa casa di Maranello è molto cauta nella sua strategia di elettrificazione, con una quota di modelli completamente elettrici prevista nella gamma del 2030 limitata al 20%. Per ora la Luce ha superato la prima prova, quella commerciale. La prossima sarà dimostrare di poter generare margini coerenti con quelli del Cavallino. Ma intanto i conti crescono, gli ordini arrivano al 2028 e le personalizzazioni fanno macinare profitti. E per Ferrari il rumore delle critiche si è già spento sotto il rombo dei motori F80 o della 12Cilindri, ma anche sotto al pure sound amplificato della Luce. (riproduzione riservata)