Sono pochi i marchi del lusso che, come Ferrari, riescono a permettere ai propri clienti di costruire relazioni personali così profonde attorno al marchio. Il consumo di beni di lusso è di solito associato a due fonti di valore, spiega Edouard Aubin, analista di Morgan Stanley. La prima è simbolica: possedere il prodotto segnala ricchezza, gusto, successo e status. La seconda è esperienziale: il prodotto in sé offre piacere, emozioni (quelle forti della guida) e appagamento personale. Ebbene Ferrari offre entrambe queste dimensioni.
Non solo. «Si può sostenere che esiste una terza dimensione, quella dell’investimento: Ferrari appartiene a un piccolo gruppo di marchi del lusso, insieme a Hermès, Patek Philippe e Romanée-Conti, i cui prodotti più ricercati possono raggiungere un premio sul mercato secondario, talvolta immediatamente dopo l’acquisto», sottolinea Aubin.
Tuttavia, l’esperto di Morgan Stanley ritiene che Ferrari offra una quarta fonte di valore, meno riconosciuta: il valore relazionale. Infatti, avere una Rossa in garage «offre accesso a una comunità globale di proprietari e collezionisti che condividono gli stessi interessi, con Ferrari stessa che fornisce l’infrastruttura che riunisce questa comunità. Attraverso decine di eventi per i clienti ogni anno, dai tour en dalle Cavalcades fino ai programmi in pista e all’hospitality, i proprietari hanno ripetute opportunità non solo di approfondire il proprio rapporto con la casa di Maranello, e di guidare le proprie auto, ma anche di instaurare relazioni gli uni con gli altri. La portata e la frequenza di queste interazioni sono, a nostro avviso, difficili da trovare altrove nel settore del lusso».
Quindi una parte del valore derivante dal possedere una Ferrari non risiede soltanto nell’auto in sé, ma nella comunità alla quale essa consente di accedere. Sotto la guida del ceo, Benedetto Vigna, l’azienda sta ampliando le proprie piattaforme di coinvolgimento. Da quando è diventato ad nel 2021, la piattaforma che coinvolge i clienti del Cavallino Rampante si è evoluta attraverso una maggior segmentazione, internazionalizzazione e integrazione, piuttosto che attraverso una sostituzione completa dei programmi attuali.
Vigna ha ereditato format già consolidati, tra cui Cavalcades, Tributes, Esperienza Ferrari, Corso Pilota, Ferrari Challenge, F1 Clienti e il XX Programme. Lo sviluppo successivo ha incluso l’espansione internazionale di Universo Ferrari, l’introduzione di Legacy Tours specifici per modello, l’ampliamento delle attività regionali su strada e in pista e il lancio di Ferrari Sport Prototipi Clienti per la 499P Modificata.
A questo si combina sempre più spesso lanci di prodotto, competizioni automobilistiche, Lifestyle e hospitality all’interno di singoli eventi, collegando le esperienze fisiche con i punti di contatto presso i concessionari e quelli digitali. Questo è un altro motore importante della domanda di lungo periodo.
«Attraverso i suoi numerosi programmi Ferrari riunisce ripetutamente un gruppo di proprietari che si seleziona autonomamente attorno a una passione condivisa: secondo la società, la Rossa conta oggi 90.000 clienti attivi in tutto il mondo. Per un marchio che limita deliberatamente l’offerta», continua Aubin, «consideriamo questo elemento particolarmente potente, perché consente all’azienda di approfondire il coinvolgimento con la propria base clienti senza fare affidamento su volumi di veicoli più elevati, sostenendo al contempo la fidelizzazione, le collezioni e, in ultima analisi, il potere di determinazione dei prezzi e la resilienza attraverso i diversi cicli di prodotto».
Tutto questo riflette anche la recente opinione del presidente di Cartier, Cyrille Vigneron, secondo cui «la nuova frontiera per i marchi del lusso risiede nel creare legami tra comunità reali di persone in carne e ossa che desiderano appartenere a qualcosa».
E per Morgan Stanley si traduce in una revisione al rialzo delle stime di utile per azione per gli esercizi 2027-2028, rispettivamente, dell’1% e del 2%, a 11,08 euro per azione e a 12,22 euro per azione (9,73 euro la stima per il 2026 dagli 8,96 euro del 2025, ndr), rispettivamente, riflettendo una fiducia maggiore nell’esecuzione della crescita dei ricavi grazie a una domanda sottostante robusta e a un mix più ricco, oltre a una maggior personalizzazione.
Mentre l’esposizione del marchio agli UHNWIs (individui con un patrimonio molto elevato) dovrebbe posizionarlo bene per beneficiare della creazione continua di ricchezza a livello globale. «Ferrari mantiene inoltre, a nostro avviso, un mix geografico favorevole, con un’esposizione relativamente limitata alla Cina rispetto al più ampio settore del lusso», precisa l’analista di Morgan Stanley.
Per il 2026 Aubin ha stimato una crescita del prezzo/mix di +8,9% per auto e ricambi (rispetto al +8,5% del consenso) e una crescita dei volumi del +1,5% (rispetto al precedente +1% e al +1,3% del consenso). «Riteniamo che nel 2026 i volumi toccheranno il punto più basso, dovrebbero tornare a contribuire positivamente alla crescita dei ricavi a partire dal quarto trimestre di quest’anno. Comunque la nostra stima dei volumi per l’intero esercizio rimane invariata a -1,7% rispetto al -1,1% del consenso. La revisione delle stime sugli utili determina un aumento del 2% del nostro target price da 388 a 395 euro e il rating sull’azione resta overweight», sovrappesare in portafoglio.
Anche perché c’è la possibilità che nello scenario migliore (ulteriori lanci di nuovi modelli, un’esecuzione eccellente, una crescita dei ricavi a doppia cifra, sostenuta dai nuovi modelli, che consentirebbe a Ferrari di svincolarsi dalle dinamiche previste, raggiungendo un ebitda superiore a 4 miliardi di euro nel 2030 dai 2,979 miliardi attesi per fine 2026) l’azione possa correre fino a quota 468 euro, il 32,7% in più rispetto alla quotazione del 10 settembre in borsa a 352,55 euro (+1,89%). (riproduzione riservata)