Il titolo Ferrari torna sui livelli del 25 febbraio 2026 a Piazza Affari a quota 323,30 euro grazie a Lewis Hamilton che ha vinto il Gran Premio di Catalogna 2026, conquistando il suo primo successo con la Rossa, ma anche grazie alla promozione di Morgan Stanley. L’azione il 15 giugno è balzata in chiusura del 4,07% a 319,35 euro. Il flop seguito alla presentazione della prima Ferrari elettrica, la Luce, è ormai un lontano ricordo.
Per Morgan Stanley l’azione vale molto di più: il target price sulla casa di Maranello sale da 330 a 380 euro (implica un p/e 2027 di circa 35x, ancora sotto la media storica di Ferrari a 12 mesi su 10 anni di circa 37x), il che implica un potenziale margine di apprezzamento del +24% rispetto al prezzo attuale, e il rating di riflesso passa da equal-weight a overweight.
Nello scenario migliore: ulteriori lanci e un’esecuzione eccellente con una crescita dei ricavi a doppia cifra, trainata dai nuovi modelli introdotti, che permetteranno alla Rossa di svincolarsi dai trend pianificati, raggiungendo un ebitda superiore a 4 miliardi di euro di euro nel 2030, il target price è fissato a 450 euro.
Sovrappesare, dunque, il titolo in portafoglio dopo che è sceso del 26% negli ultimi 12 mesi, mentre le stime sull’utile per azione (eps) 2026-2027 sono state limate del -4%, il che significa, spiega la banca d’affari americana, che il movimento dell’azione è stato guidato principalmente da una compressione del multiplo di valutazione (de-rating) piuttosto che da un deterioramento degli utili.
«Riteniamo che questo de-rating fosse inizialmente comprensibile, alla luce delle preoccupazioni legate all’algoritmo di crescita presentato nel Capital Markets Day di ottobre 2025 e al lancio della prima Ferrari elettrica, la Luce. Tuttavia, il nostro lavoro più recente suggerisce che il mercato abbia esagerato nel prezzare questi elementi come un rischio strutturale per il brand», spiega Morgan Stanley. Infatti, «le nostre verifiche presso i concessionari negli Stati Uniti e in Europa non indicano un deterioramento del marchio Ferrari. Piuttosto, suggeriscono un temporaneo disallineamento del ciclo di prodotto: alcune componenti dell’attuale portafoglio risultano meno allineate alle esigenze dei clienti core, mentre la desiderabilità del marchio resta comunque intatta».
La domanda resta più forte nelle aree più importanti per la storia di lungo termine del capitale di Ferrari: serie speciali, prodotti Icona/supercar e future vetture da collezione. «Riteniamo, inoltre, che la decisione di Ferrari di rallentare la crescita dei volumi debba essere vista positivamente. Nel lusso, la rarità non è un vincolo da aggirare, ma il meccanismo che sostiene il settore: pricing power, disciplina nell’allocazione delle risorse e la percezione che l’accesso rimanga esclusivo. Inoltre per quanto concerne i modelli ibridi come la 296 e la SF90 il feedback dal canale ora suggerisce che il ciclo negativo dei residual value (indicano il valore stimato che una vettura avrà alla fine di un periodo di tempo, ndr) abbia in gran parte raggiunto il punto minimo. Questa stabilizzazione riduce il rischio di cancellazioni e abbassa la barriera psicologica agli ordini per la prossima vettura. Al contempo, la Luce e il più ampio dibattito sull’elettrificazione sembrano aver riacceso, in alcuni casi, l’interesse per le Ferrari da collezione».
Senza contare che Morgan Stanley ritiene che il Cavallino Rampante possa beneficiare di un’economia «a K», in particolare negli Stati Uniti. Knight Frank prevede che la popolazione globale di ultra-ricchi (ultra-high-net-worth individuals, Uhnw) aumenterà di 235.000 tra il 2026 e il 2031 con gli Stati Uniti che da soli vedranno 136.000 individui in più con un patrimonio ultra elevato nello stesso periodo.
Per contestualizzare, Ferrari ha consegnato solo 13.600 auto nel 2025, con oltre l’80% vendute ai clienti già esistenti. La creazione di ricchezza rimane concentrata nelle fasce Hnw e Uhnw più rilevanti per la casa di Maranello e le verifiche della banca d’affari suggeriscono che alcuni clienti stiano riallocando i guadagni dei mercati finanziari verso asset fisici, incluse le Ferrari da collezione, come si è visto di recente in alcune aste.
La sfumatura importante è che i più giovani acquirenti legati a tecnologia e crypto potrebbero inizialmente preferire l’accesso immediato tramite il mercato secondario piuttosto che attendere uno o tre anni per un’allocazione di una nuova vettura. «Consideriamo questo meno come un rischio e più come un’opportunità: un mercato secondario più profondo può sostenere i residual value, introdurre nuovi clienti per il brand e creare nel tempo un percorso verso il mercato primario», spiega Morgan Stanley.
E se le aspettative sulla Luce sono già basse e l’effetto overhang (eccesso di carta sul mercato) già scontato, con un impatto su utili e brand contenuto, Ferrari ha indicato quattro nuovi lanci di modelli nel 2026, con tre ancora attesi dopo la presentazione della Amalfi Spider. «Se i lanci rimanenti si orienteranno maggiormente verso le caratteristiche che i clienti desiderano, come la rarità, riteniamo che il sentiment possa passare da una preoccupazione per il portafoglio a un reset del ciclo del prodotto», prevede Morgan Stanley.
Dove Morgan Stanley può sbagliarsi? Le problematiche attuali potrebbero essere più strutturali che cicliche: la domanda per la Luce potrebbe risultare decisamente più debole del previsto e, sebbene un’allocazione disciplinata potrebbe limitare i danni al brand, l’impatto preciso sul conto economico sarebbe difficile da quantificare; l’apparente stabilizzazione dei residual value delle 296 e SF90 potrebbe rivelarsi temporanea se la domanda per gli ibridi dovesse indebolirsi di nuovo; i lanci rimandati nel 2026 potrebbero non essere sufficientemente allineati alle preferenze dei clienti core in termini di rarità, limitando il reset del ciclo di prodotto; il vento favorevole derivante dalla creazione di ricchezza potrebbe sostenere più il mercato secondario che la domanda di nuove auto Ferrari, ritardando la conversione dei clienti più giovani nel sistema di allocazione primario. (riproduzione riservata)