La politica americana contemporanea sta mutando. Il terremoto è pronto: sta per arrivare. La comunicazione digitale la sta trasformando per sempre: meme, podcast e performance contano più delle ideologie strutturate.
In questo scenario emerge Nick Fuentes, cattolico, suprematista bianco, antisionista, antifemminista e anti-Lgbtq, famoso antidemocratico dell’underground web alla Alex Jones, uno dei maggiori critici dell’amministrazione Trump in circolazione. Non tanto per ciò che sostiene, quanto per la sua capacità comunicativa: una figura istrionica, con una parlantina veloce, capace di modulare linguaggi e maschere diverse, che ha trasformato una sottocultura memetica in una potenziale piattaforma politica reale. Una struttura che potrebbe finire a governare il Paese… chi lo sa?
Fuentes ha meno di 30 anni è l’uomo più bannato di sempre. Nonostante questo, ha sempre avuto milioni di seguaci su tutte le piattaforme, ed è stato capace di rendere Rumble – piattaforma video abbastanza sfigata – nell’alcova più frequentata dalla politica americana.
Chi sono i Groypers? Ovvero, i suoi seguaci? Nati dalla cultura internet nerd, il loro simbolo è un ranocchietto, famoso meme destroide, e rappresentano una militanza fluida, autarchica, spesso troppo intelligenti per integrarsi o troppo stupidi, tanto da sfiorare l’autismo volontario e incel. Una dottrina la loro più estetica che fattuale, ma capace di attrarre soprattutto l’elettorato giovane maschile. Proprio per questo il fenomeno viene percepito come più incisivo di dibattiti colti come il post-liberalismo: un discorso provocatorio e virale mobilita più consenso di qualsiasi elaborazione teorica.
Un momento chiave della legittimazione pubblica di Fuentes è il suo rapporto con Tucker Carlson. Dopo una puntata del suo show, in cui Carlson ospita Fuentes senza contraddirlo né metterlo in difficoltà, quest’ultimo passa da creatura delle periferie digitali a mainstream politico.
La presenza nello spazio mediatico di Carlson gli fornisce una sorta di patente di rispettabilità indiretta, che rende ancora più esplosiva la sua influenza all’interno delle fratture della destra americana. Questo legame mette in crisi figure come JD Vance: troppo istituzionale per allearsi apertamente con Fuentes, ma troppo dipendente dall’universo carlsoniano per potersene davvero smarcare, ormai vittima di continuo dileggio e meme da parte dei Groypers.
Il movimento America First, incarnato da Fuentes, potrebbe diventare più attrattivo e radicale del vecchio contenitore Maga, ormai in rotta con Trump e destinato a indebolirsi. La destra americana appare quindi frammentata, instabile e attraversata da correnti che non riesce più a governare e ad andare d’accordo.
A rendere il quadro ancora più inquietante, emergono sospetti secondo cui alcuni ambienti America First sarebbero popolati da figure ideologicamente contraddittorie (ex militanti Antifa, ex attivisti Lgbt, soggetti provenienti da contesti opposti), alimentando il dubbio che si tratti, almeno in parte, di una possibile operazione di infiltrazione e destabilizzazione politica.
Intanto, la politica della neo-destra americana è ormai mutata in ecosistema narrativo e performativo, dove la narrazione è tutto ciò che conta, e la forma comunicativa precede e plasma il contenuto. Figure come Fuentes non sono tanto causa quanto sintomo di una trasformazione più profonda: il meme detta legge, anzi, rischia di imperare… legiferare, ammesso che meme sia, perché una delle accuse più frequenti che viene fatta ai seguaci di Fuentes è che sono troppo di destra per essere credibili.
Insomma, essere di estrema destra solo sul web paga? Morto Charlie Kirk, loro vate e maestro, questa gente ha davvero capito la sua lezione, trasformandola in una versione estremamente antisionista. Per prendersi il Paese? ?(riproduzione riservata)
*artista e scrittore, autore del romanzo “Viola”, Gog Edizioni