Fed, Warsch per ora non dovrebbe toccare i tassi d’interesse sul dollaro
Fed, Warsch per ora non dovrebbe toccare i tassi d’interesse sul dollaro
Warsh prende il timone della Federal Reserve in un contesto di divisioni interne e pressioni politiche. La sua missione: mantenere l'indipendenza della Fed e affrontare l'inflazione e le richieste di taglio dei tassi

di di Andrea Fiano 16/05/2026 10:25

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La conferma era scontata, ma il clima generale è assai diverso da quello con cui mesi fa era cominciata la strada che ha infine portato alla nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti.

L’ex consigliere del comitato monetario della Fed dal 2006 al 2011 ha ricevuto il testimone da Jerome Powell, il quale tuttavia resterà come consigliere fino alla scadenza del suo mandato nel 2028.

Warsh eredita un comitato monetario ormai di fatto diviso nel suo ultimo incontro e al suo interno, oltre che da un senato di Washington in cui la sua conferma è arrivata grazie al voto della maggioranza repubblicana con il voto contrario di tutti i democratici, salvo una senatrice assente e un senatore della Pennsylvania che ha votato a suo favore.

Dal 1977, da quando cioè il presidente della Fed deve ottenere l’approvazione da parte del Senato Usa, non era mai accaduto che il manager eletto si imponesse con uno scarto così risicato.

Naturalmente la prima vera sfida per Warsh sarà quella di mostrare una Fed «fermamente indipendente» - come l’aveva più volte definita nelle udienze parlamentari - anche rispetto alle pressioni dell’amministrazione Trump. Tra i suoi compiti principali ci sarà anche la conferma del mandato storico della banca centrale americana a difesa della stabilità dei prezzi e per la piena occupazione.

Le sfide di Warsh 

Con l’aggiunta non da poco che mentre il presidente Trump preme per il taglio dei tassi, diversi economisti a Wall Street prevedono ora che la prossima mossa del comitato monetario della Fed potrebbe essere opposta: un rialzo del costo del denaro per cercare di mitigare la spinta inflattiva che lo stesso inquilino della Casa Bianca ha contribuito ad alimentare con il bombardamento dell’Iran e la conseguente chiusura del canale di Hormuz, oltre che per gli effetti della guerra dei dazi.

Il debutto di Warsh alla presidenza dell’istituto, con l’incontro del comitato monetario della Fed del prossimo 16 giugno, non dovrebbe portare ad alcuna modifica sui tassi d’interesse americani. L’andamento dei future sui Fed Fund a 30 giorni segnalava nei giorni scorsi un 97% di previsioni che i tassi rimarranno invariati.

Nel frattempo - per effetto della guerra nel Golfo che ha surriscaldato i prezzi dell’energia, per i segnali di un rafforzamento dell’inflazione e anche per la crescita recente dell’occupazione - a Wall Street molte banche ed economisti hanno ritoccato le loro previsioni sull’andamento futuro dei tassi Usa.

Le previsioni sui tassi

A Bank of America la previsione è ora per due tagli di un quarto di punto percentuale a luglio e settembre del prossimo anno, per Goldman Sachs i tagli saranno a dicembre di quest’anno e marzo del ’27. A Citigroup, invece, gli economisti prevedono ancora tagli quest’anno e lo stesso accade per quelli di Wells Fargo. A JpMorgan, invece, la previsione è per un aumento dei tassi di un quarto di punto percentuale nel terzo trimestre del prossimo anno.

Ethan Harris, ex capo economista di Merrill Lynch, commentava nei giorni scorsi che Warsh - assieme al consigliere economico di Trump Stephen Miran che si è dimesso dal consiglio del Fomc, e Kevin Hassett - «sostiene che gli Usa siano entrati nell’età dell’oro e che un aumento della produttività farà calare il costo del lavoro e l’inflazione, e permetterà alla Fed di ridurre i tassi più in fretta».

Lo stesso Warsh, ricorda Harris, aveva parlato di una sorta di «miracolo economico» spinto dalla deregulation, gli incentivi fiscali e l’intelligenza artificiale.

I tre pilastri della nuova presidenza

Nel frattempo in aprile negli Usa si è registrato un forte aumento dei prezzi al consumo e alla produzione. Da qui, secondo Harris, la previsione che il nuovo presidente debba confrontarsi già nelle prossime settimane con tre punti chiave delle sue posizioni:

1) Un’età dell’oro che sostiene la riduzione dei tassi; 2) una Fed che deve costruire la sua credibilità nella lotta all'inflazione; 3) e che sia totalmente indipendente da pressioni politiche.

Secondo Harris il nuovo chairman sosterrà che «ci vorrà più tempo perché si materializzi l’eta dell’oro, e invece di segnalare possibili aumenti» futuri dei tassi «spingerà perché venga annullato» dal comunicato finale «ogni riferimento a una guidance sul futuro dei tassi stessi», ovvero che si evitino segnali su scenari futuri.

Rob Kaplan, vice presidente di Goldman Sachs ed ex-presidente della Fed di Dallas, ricorda a sua volta che Warsh ha opinioni ben note sul bilancio della Fed stessa - oggi a 6.700 miliardi di dollari - che deve essere progressivamente ridotto. E, oltre a prevedere che gradualmente la Fed eviterà di fare proiezioni sulle sue mosse future, ricorda che il nuovo presidente ha «spinto per l’uso di modelli alternativi per misurare l’inflazione».

Ovvero, almeno inizialmente la Fed guidata da Warsh cambierà linguaggio, previsioni e anche modelli di analisi. Ma sui tassi, per ora, non dovrebbe muoversi. (riproduzione riservata)