Dopo il primo rialzo dal settembre 2023 della Bce, i fari del mercato si accendono sulla Fed. Domani 17 giugno la banca centrale americana si riunirà sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh e ha davanti a sé un quadro complesso. L’inflazione è salita al 4,2% a maggio, ben lontana dall’obiettivo del 2%, ma gli investitori non si aspettano un rialzo dei tassi d’interesse prima di dicembre. Molto dipenderà dal successo effettivo dell’accordo tra Stati Uniti e Iran.
Lo Stretto di Hormuz dovrebbe essere riaperto a giorni, e infatti il prezzo del petrolio Brent è sceso a quasi 80 dollari al barile (il Wti addirittura sotto). Valori comunque più alti di circa il 40% rispetto al pre-guerra. L’altra variabile è la rapidità con cui ripartiranno le forniture dal Golfo Persico visto che molti impianti petroliferi sono rimasti danneggiati. Il tutto con Donald Trump che potrebbe premere ancora per una sforbiciata in vista delle elezioni di midterm.
Warsh però si porta dietro una nomea di falco anti-inflazione, quindi un cambio di rotta non sembra possibile a breve. Così i fed fund dovrebbero restare fermi al 3,5-3,75%. «Sarà la sua prima riunione e impareremo molto sulle sue priorità dalla conferenza stampa», spiega Blerina Uruci, chief U.S. economist di T. Rowe Price. «Non mi aspetto variazioni dei tassi e prevedo una breve dichiarazione di politica monetaria che non includa un orientamento verso un allentamento futuro».
L’economia americana del resto è tonica. «La crescita è stata deludente nei primi tre mesi del 2026 (+1,6% invece del +2% della stima preliminare, ndr), ma i sondaggi sulle imprese lasciano trasparire una nuova accelerazione», rivela James Knightley, chief international economist di Ing. «Questa interpretazione è supportata da una recente serie di dati sull’occupazione migliori del previsto. Mentre gli investimenti sull’AI continuano a trainare e, a giudicare dagli ordini di chip, non sembrano esserci segnali di rallentamento all’orizzonte».
Eppure Warsh ha criticato spesso la strategia della Fed per domare i prezzi. «Il presidente ha espresso l’intenzione di ridurre il bilancio, ma questa riunione arriva troppo presto per qualsiasi cambiamento di politica monetaria», chiarisce Tiffany Wilding, economista di Pimco. «Ci aspettiamo che Warsh mantenga un atteggiamento cauto sull’argomento, limitandosi a sottolineare la necessità che la Fed riduca la propria presenza».
La rotta insomma dovrebbe restare incerta e in futuro potrebbero esserci sempre meno dettagli con conferenze stampa ogni tre mesi, come in passato, e non ogni riunione. Qualche previsione arriva però da John Velis. «Ci aspettiamo che il comunicato del prossimo Fomc evidenzi uno scenario più bilanciato per l’evoluzione dei tassi nel breve», spiega l’head of americas strategy di Bny. «Verrà poi pubblicata una nuova Summary of Economic Projections (Sep) e prevediamo che la proiezione mediana per la fine del 2026 non includa più l’unico taglio dei tassi mantenuto nelle precedenti proiezioni». (riproduzione riservata)