Fardello Nexi, Cdp verso una nuova maxi-svalutazione da 750 milioni
Fardello Nexi, Cdp verso una nuova maxi-svalutazione da 750 milioni
L’azienda di pagamenti digitali vive difficoltà che colpiscono anche i concorrenti europei. In attesa di tempi migliori il suo primo azionista potrebbe essere costretto a svalutare la quota 

di Fabio Pavesi 28/02/2026 02:00

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Quella lunga caduta in borsa che dura da anni di Nexi non potrà non avere un impatto sui bilanci di Cdp che possiede il 19,1% del capitale della pay-tech.

Il braccio finanziario del Tesoro dovrà infatti effettuare come di rito l’impairment test delle sue partecipazioni, possedute a fine del 2025, nella preparazione questa primavera dei conti annuali.

E quasi inevitabilmente dovrà mettere mano alla svalutazione del valore di Nexi che a giugno del 2025 era a bilancio consolidato per 1,75 miliardi.

Il divario tra valore di bilancio e quotazione di mercato

Troppo distanti i valori dal prezzo del titolo sul listino. Giovedì sera il valore della quota di Cdp in Nexi si attestava a soli 770 milioni. Uno iato di quasi un miliardo che non sarà sostenibile continuare a esporre a bilancio. Se, come è più che prevedibile, svalutazione sarà, allora il valore prenderà a riferimento il prezzo dell’azione Nexi al 31 dicembre del 2025, quando quotava 4,2 euro. E a questo punto se si allineerà il valore di bilancio a quello di mercato ecco che la rettifica nel futuro bilancio di Cdp potrebbe essere realisticamente di 750 milioni di euro.

Il titolo ha continuato a cedere terreno anche nei primi due mesi del 2026 e solo da qualche seduta mostra segni di rimbalzo con il prezzo salito dai minimi di 3,1 euro di metà febbraio. Risalita coincisa con la fine dell’uscita dal capitale delle quote residue dei vecchi fondi Advent, Bain e Clessidra, che ha visto salire a 3,45 euro il prezzo nella seduta di giovedì. Ora il patto di sindacato su Nexi è sceso al 41,37% del capitale in mano al fondo Hellman&Friedman con il 22,2% e appunto a Cassa depositi e prestiti con il 19,1%.

La lunga crisi del titolo Nexi in borsa

Molti pensano che sia arrivato il momento di archiviare la lunga via crucis in borsa che dura ormai per Nexi da quasi 5 anni, quando dai massimi storici a 18 euro il titolo cominciò la sua lunga discesa in Borsa.

Si vedrà. Resta il fatto che l’avventura di Cdp nella società è stata una delle peggiori del portafoglio delle partecipate della cassa pubblica. Le premesse erano diverse.

Cdp è entrata nel capitale a fine del 2021 conferendo Sia e acquisendo una quota di poco più del 13,5% nel capitale di quella che doveva apparire (e potrebbe ancora) come la società che avrebbe dominato la scena europea dei pagamenti digitali.

L’espansione europea e il peso del debito

Nexi infatti poco prima aveva acquisito il concorrente nordico Nets e con l’aggiunta di Sia si creava un colosso europeo nel pay-tech. Ma quello shopping è costato caro subito. L’operazione di conquista del mercato è stata fatta a debito, salito da poco più di 2 miliardi a oltre 5 miliardi in un colpo solo. Certo la società poteva contare su flussi di cassa solidi e su una marginalità elevata ma non è bastato a rassicurare il mercato. Che da quelle operazioni di acquisizioni si è sfilato, cominciando da allora a vendere a piene mani il titolo Nexi in borsa.

Per il fondo H&F entrato nel capitale con l’operazione Nets, ma anche per i vecchi fondi Bain, Clessidra e Advent che erano stati protagonisti del primo round di acquisto dell’allora Istituto centrale delle banche popolari, sono cominciati i guai. Guai anche e soprattutto per Cdp la cui quota, salita nel frattempo negli anni dal 14,4% al 18,25% con l’acquisto a febbraio dello scorso anno del 3,78% di azioni Nexi da Poste nello swap con Tim, non ha fatto che perdere valore continuativamente negli anni. Solo l’acquisto da Poste del 3,78% di un anno fa, pagato 233 milioni, oggi vale solo poco più di 150 milioni.

E tornando all’ingresso nel capitale 4 anni fa di Cdp, basti pensare che a fine del 2021 la quota, allora del 13,6%, era a bilancio per 2,5 miliardi. Da allora è stato un falò lento e progressivo. La Cassa ha dovuto svalutare in ben due occasioni: nel 2022 per 190 milioni e soprattutto nel 2023 con un taglio del valore di Nexi di altri 712 milioni. Ora se nel prossimo bilancio, il gruppo verrà allineato ai 4,2 euro di fine dicembre del 2025, un’altra rettifica da oltre 700 milioni peserà sui conti di Cdp, portando il taglio su Nexi vicino a 1,6 miliardi dall’ingresso nel capitale.

Le svalutazioni e l’impatto sui conti di Cdp

Qualcuno potrà consolarsi pensando che il peggio sia alle spalle e mettendo in conto che all’atto del conferimento di Sia in Nexi per la Cassa si registrò una plusvalenza di poco più di 900 milioni. In ogni caso il segno complessivo dell’operazione Nexi resta pesantemente negativo.

Quel fardello di oltre 3 miliardi di debito caricato sulle spalle del gruppo delle carte di credito nelle operazioni di shopping ha fatto ricordare al mercato le peggiori iniziative di leverage buy out del passato. Le acquisizioni a leva scaricate sulla società che a molti hanno ricordato le varie Seat e Telecom degli anni d’oro per il private equity ma non certo per l’equilibrio finanziario delle acquisite. Finite come si sa. Ma questa storia è diversa.

Redditività operativa e sfide competitive

E’ pur vero infatti che Nexi resta una formidabile macchina da soldi. L’Ebitda è al 53% dei ricavi e l’eccesso di cassa atteso per fine 2025 è di 800 milioni. Resta però alto il livello del debito finanziario netto ancora fermo a quota 5 miliardi.

Sul gruppo pesa di riflesso anche l’aumento della concorrenza con le fintech sempre più attive nei pagamenti digitali e con lo spettro del più grande concorrente europeo, la francese Worldline che sta andando a rotoli con un Ebitda sceso al 10% e svalutazioni che hanno creato un buco di bilancio di oltre 4 miliardi.

Può essere che il peggio sia davvero alle spalle per Nexi in Borsa. Un forte rimbalzo è anche possibile. Ma ci vorrà un grande rialzo per ricreare valore per Cdp. (riproduzione riservata)