Prosegue l’ondata di falsi allarmi bomba nel traffico aereo europeo, gli stessi che hanno fatto scattare in pochi giorni una serie di protocolli di sicurezza su venticinque velivoli causando disagi a più di duemila passeggeri. Gli ultimi due casi risalgono alla mattina di venerdì 6 novembre, quando le minacce hanno colpito un volo Ryanair da Roma a Lisbona comunque atterrato all’aeroporto Humberto Delgado della capitale portoghese, e un servizio Wizzair da Praga a Roma deviato a Venezia dopo la segnalazione di un ordigno a bordo arrivata da una telefonata anonima alla torre di controllo di Fiumicino.
Nei giorni scorsi quattro voli diretti in Italia o in transito verso il Paese sono finiti sotto la lente delle autorità: un Wizz Air partito da Milano Malpensa e diretto a Varsavia è stato fatto atterrare a Vienna, un Airbus A320 proveniente da Dublino e diretto a Roma è stato dirottato in Francia, mentre il volo Finnair da Helsinki ha raggiunto regolarmente Fiumicino, dove ad attenderlo c’erano gli artificieri per le verifiche. A far scattare almeno due delle segnalazioni sarebbe stata una stessa email, firmata da un gruppo che si definisce «combattenti dello Stato Maschile» e accompagnata dall’oggetto «segnalazione minaccia»: «Siete tutti complici di un complotto criminale, vogliamo annientarvi per questo», era scritto in una messaggio di posta elettronica inviato ai dipendenti dell’aeroporto di Roma. «In questo preciso momento sui seguenti voli sono stati piazzati ordigni esplosivi: AY1751 Helsinki-Italia e EI402 Dublino-Italia».
«Mi pare ormai che ogni giorno, dai frigoriferi alle scorte di sangue in Francia, con questi finti allarmi c’è qualcuno che ha interesse ad alimentare le tensioni, noi invece abbiamo l’interesse a fare il contrario e a garantire la sicurezza del Paese. È un lavoro continuo e costante che riguarda tutti i settori dello Stato, la Difesa fa la sua parte, come la Polizia e chiunque altro», ha commentato il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto. «Parlo del tema delle minacce ibride da tre o quattro anni. Non c’è bisogno di un vertice oggi. È un lavoro che è stato fatto in questi anni e che deve proseguire e intensificarsi», ha proseguito.
Secondo Crosetto si tratta di una «guerra sotto soglia di attribuzione» che «viene fatta apposta in questo modo perché nessuno la possa attribuire a un colpevole». Lo stesso «vale per gli attacchi cyber: sono al 99% sotto la soglia di attribuzione. Quindi tu lo subisci, tu devi difenderti, magari ti fa dei danni ma nessuno può dimostrare che arriva da A, da B o da C. Uno può dubitare da dove può arrivare, ma è una nuova minaccia». (riproduzione riservata)