Dopo il ribaltone in consiglio dello scorso 4 marzo molti scommettono che sarà Fabrizio Palermo a prendere il posto di Luigi Lovaglio al vertice del Monte dei Paschi. Il nome del 55enne top manager perugino è il primo candidato ceo inserito nella lista del consiglio per il rinnovo previsto per il 15 aprile.
Subito dopo – ed è una prima volta per una società quotata, per di più una banca -compaiono altri due candidati alla stessa poltrona: l’ex ceo di Intesa Sanpaolo e fondatore di Illimity Corrado Passera e l’ex topbanker di Unicredit Carlo Vivaldi. È l’effetto dell’applicazione della nuova Legge Capitali che prevede una seconda elezione nominativa dei candidati indicati nella lista presentata dal board uscente, qualora risulti la più votata. Una lista che contiene più nomi rispetto ai posti a disposizione, proprio per consentire ai soci di scegliere. Da qui la necessità di avere più alternative anche per i ruoli di capo azienda.
Secondo molti osservatori il favorito come ceo è Palermo, forte dell’appoggio di Francesco Gaetano Caltagirone, socio pesante di Mps con l’11%. Sempre che la Bce, la quale ha dichiaratamente richiesto per la nuova entità un ceo dalla «rilevante esperienza bancaria», sia d’accordo su tale nomina (vedi articolo a pagina 20). Perché Fabrizio Palermo è un importante top manager che ha guidato gruppi molto complessi e potenti ma mai, tecnicamente, un istituto bancario.
L’esperienza che lo ha reso noto anche al pubblico più vasto è stata quella di amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, dal 2018 al 2021, durante il quale ha avuto modo di conoscere da vicino i corridoi che connettono grande finanza e potere politico.
Da capo di Cdp, un colosso 485 miliardi di attivo con in pancia 281 miliardi di raccolta postale, nei due governi guidati da Giuseppe Conte ha seguito alcune delle principali operazioni considerate «di sistema»: il riassetto di Autostrade per l’Italia con l’uscita della famiglia Benetton e il suo passaggio sotto Cdp, l’operazione che ha portato Borsa Italiana all’interno del gruppo Euronext (con Cdp azionista), la nascita del polo dei pagamenti Nexi-Sia e l’ingresso della Cassa nel capitale di Telecom Italia. Tutte operazioni con forte valenza strategica e una regia a Palazzo Chigi. Anche se poi rivelatesi più complesse del previsto.
Il candidato a ricoprire la carica di nuovo amministratore delegato del Mps al posto di Lovaglio conosce dunque bene il suo mestiere e anche cos’è il potere e dove è di casa. L’ultimo indirizzo noto è via Barberini 28, sede del Gruppo Caltagirone guidato dall’imprenditore romano che lo ha votato prima come amministratore delegato di Acea, la multiutility capitolina partecipata anche dal Comune di Roma e poi nel consiglio di amministrazione delle Assicurazioni Generali.
Palermo conosce bene la compagnia triestina: nella primavera del 2022 ha coadiuvato Caltagirone nel costruire il contro-piano «Awakening The Lion» portato avanti dalla lista alternativa promossa dall’ingegnere romano, che schierava anche Claudio Costamagna come presidente.
Manager dal carattere spigoloso, secondo alcuni anche difficile, conosce bene le dinamiche della finanza per aver appunto gestito in Cassa Depositi e Prestiti un vasto portafoglio di partecipazioni e l’ingente risparmio postale. Ma la domanda che si pongono gli addetti ai lavori è semplice: Palermo ha i requisiti da banchiere richiesti dalla Banca Centrale Europea?
A chi ha avuto modo di parlarci il manager ha elencato il proprio curriculum.
L’uomo che potrebbe affiancare Nicola Maione al vertice del Montepaschi ha iniziato la carriera negli uffici londinesi di Morgan Stanley come analista e successivamente è passato in McKinsey specializzandosi in progetti di ristrutturazione, trasformazione e turnaround per importanti gruppi industriali e finanziari.
Come top manager sì è fatto le ossa in Fincantieri, affiancando il ceo Giuseppe Bono in qualità di direttore finanziario e vicedirettore generale tra il 2006 e il 2014. Poi il passaggio in Cdp come chief financial officer, quindi nel 2018 l’incarico di ceo.
Tali esperienze dovrebbero offrire basi solide per l’eventuale nuova esperienza in un soggetto vigilato dalla Bce (la Cdp non lo è). Il cosiddetto «fit & proper» lo ha già ottenuto l’anno scorso entrando nel cda di Generali, dove è stato sottoposto alla verifica dei requisiti soggettivi previsti dalla normativa di settore, in larga parte analoghi a quelli richiesti anche nel sistema bancario.
Per arrivare alla guida di Mps servirà la fiducia di Caltagirone ma anche quella dei mercati e soprattutto di Francesco Milleri, primo azionista del Montepaschi al 17,5%. Perché Siena rimane lontana da Roma ma è ben osservata da Francoforte. (riproduzione riservata)