Il consolidamento in corso nel settore bancario italiano «è un processo che può rafforzare gli intermediari e il sistema nel suo complesso, favorendo gli investimenti in tecnologia e sicurezza informatica, accrescendo l’efficienza e migliorando la qualità dei servizi a famiglie e imprese». Lo ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta all’assemblea annuale dell’Abi, precisando tuttavia che «questi risultati non sono automatici» ma «dipendono dalla solidità patrimoniale degli intermediari risultanti dalle operazioni, dalla sostenibilità dei piani industriali e dei modelli aziendali, dalla capacità di realizzare sinergie effettive e di integrare strutture, procedure e culture diverse».
Perciò secondo Panetta «il consolidamento va giudicato dalla sua capacità di conseguire questi obiettivi, preservando al tempo stesso concorrenza, pluralismo e vicinanza alle esigenze dell’economia reale».
In questo contesto, ha aggiunto Panetta, «la Banca d’Italia esercita le proprie competenze – in collaborazione con la Bce, l’Ivass, la Consob e le altre autorità nazionali ed estere – valutando ciascuna operazione sulla base di questi criteri e verificandone la conformità alle norme italiane ed europee». Fermo il rispetto di tali condizioni, ha sottolineato, «l’esito delle operazioni resta affidato al mercato e alle scelte degli azionisti».
Per Panetta «le aggregazioni avviate o annunciate di recente interessano banche, compagnie assicurative e società di gestione del risparmio, in un mercato in cui i confini tra i diversi comparti della finanza diventano meno netti e la competizione si gioca sull’offerta integrata di prodotti».
In un mondo più incerto ed esposto a shock geopolitici ripetuti, le banche secondo Panetta sono chiamate a mantenere «un equilibrio delicato ma essenziale», ovvero «rispondere alle esigenze di finanziamento di famiglie e imprese con adeguato merito di credito, preservando al tempo stesso la qualità degli attivi e la propria solidità».
Il rincaro dei beni energetici ha accresciuto il fabbisogno di liquidità delle imprese, molte delle quali hanno aumentato la domanda di prestiti, soprattutto sulle scadenze più brevi. «Le banche hanno finora risposto a questa esigenza. In maggio i finanziamenti alle imprese hanno accelerato al 6,2 per cento su base trimestrale annualizzata, dal 2,3% di febbraio», ha detto Panetta.
Nei prossimi mesi, tuttavia, l’evoluzione del credito «dipenderà dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, dalle condizioni dei mercati finanziari e dalla percezione del rischio da parte degli intermediari. Il protrarsi delle ostilità e l'emergere di nuove pressioni sui mercati energetici potrebbero accrescere la cautela delle banche e tradursi in criteri di offerta più selettivi».
Il governatore della Banca d’Italia ha sottolineato che gli indicatori relativi al primo trimestre confermano la «robustezza» del sistema bancario italiano: «La redditività resta elevata, la patrimonializzazione è più che adeguata, la qualità degli attivi molto buona». Il miglioramento più evidente riguarda la qualità del credito: «Dieci anni fa i prestiti deteriorati superavano l’8% del totale dei finanziamenti, uno dei valori più elevati nell'area dell'euro. Oggi la quota è dell’1%».
In tema di npl, «permangono alcune differenze per i prestiti deteriorati erogati prima del 2019 dalle banche di minore dimensione, ai quali non si applicano i criteri più stringenti previsti dalla Bce per gli intermediari maggiori», ha aggiunto Panetta. «Nei mesi scorsi la Banca d'Italia ha avviato una raccolta di dati aggiornati e comunicato l'intenzione di estendere l'approccio seguito in sede europea anche al resto del sistema, con gradualità e tenendo conto delle specificità di singoli intermediari. Il divario con le banche maggiori si è comunque già significativamente ridotto».
Il quadro complessivo è «solido, ma non sono mancati casi, per quanto limitati, di crisi tra gli intermediari di piccola dimensione. In un'economia di mercato non tutti i progetti imprenditoriali hanno successo», ha osservato il governatore di Bankitalia, evidenziando che alcuni episodi «sono stati accomunati da condotte irregolari. Essi confermano l'importanza di assetti di governo societario robusti e di una rigorosa etica dei comportamenti».
Panetta ha dedicato una parte dell’intervento al finanziamento dell’innovazione. In questo ambito il capitale di rischio è più adatto rispetto al credito bancario. In Italia, secondo il numero uno di Bankitalia, c’è un circolo vizioso tra dimensioni dei fondi specializzati, contributo di assicurazioni e fondi pensione e offerta limitata: «La scarsità di finanziatori stabili limita la crescita dei fondi di private equity e venture capital; la dimensione ridotta dei fondi ne restringe la capacità di accompagnare le imprese nelle fasi di espansione; l'uscita verso mercati esteri delle iniziative imprenditoriali più promettenti riduce ulteriormente le opportunità per gli operatori domestici».
Per superare questa situazione occorre per Panetta «un’azione coordinata lungo l’intera filiera», che includa lo sviluppo dei fondi di fondi e il maggiore impiego del risparmio delle famiglie, anche a livello Ue. Inoltre «l’azione pubblica può svolgere un ruolo importante nel favorire il coordinamento necessario perché le risorse private affluiscano verso progetti e imprese ad alto potenziale».
L’azione della Bce intanto resta legata agli sviluppi in Medio Oriente che negli ultimi giorni hanno fatto risalire il prezzo di gas e petrolio. «La politica monetaria si trova nuovamente a gestire un equilibrio delicato, con un'economia in rallentamento e un'inflazione superiore all'obiettivo del 2%», ha detto Panetta, osservando che l’aumento dei tassi dello 0,25% a giugno ha rappresentato «una prima risposta, misurata, alla prevalenza di rischi al rialzo per l'inflazione».
Nel vagliare le prossime decisioni, la Bce «valuterà con attenzione l'andamento dei mercati energetici, l'evoluzione del quadro congiunturale e le dinamiche dei salari e dei prezzi di beni e servizi» con l’obiettivo di «preservare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione, limitando gli effetti indiretti e di secondo impatto degli shock».
In un contesto difficile la resilienza dei mercati è «un segnale positivo, ma non va confusa con l’assenza di rischi», ha sottolineato Panetta. «Valutazioni elevate, rialzi concentrati in pochi segmenti e persistente incertezza geopolitica espongono i mercati a correzioni anche brusche». Di conseguenza per gli investitori è «necessaria una gestione prudente delle esposizioni, soprattutto nei comparti in cui l'ottimismo è più intenso e le quotazioni incorporano aspettative di utili particolarmente elevate». (riproduzione riservata)