Cala il sipario sul Salone del Risparmio di Milano, la rassegna di Assogestioni che per tre giorni ha riunito 16.800 partecipanti tra consulenti, gestori e risparmiatori. In cima alle agende dei professionisti del risparmio ci sono la previdenza, gli investimenti in economia reale, e la necessità stringente di attivare la liquidità, anche a fronte del complesso scenario geopolitico. MF-Milano Finanza ne ha parlato con Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni.
Domanda. Quale bilancio si può tracciare alla fine di questa edizione?
Risposta. Le aspettative erano alte sin dalla fase delle iscrizioni, ma ciò che abbiamo visto sul campo ha superato le previsioni. C’è stata una partecipazione straordinaria nei numeri e nella qualità. In un momento di crisi sistemica quasi permanente, l’industria del risparmio sente il bisogno di fermarsi a riflettere.
D. Quali sono i temi che preoccupano di più i gestori?
R. Da un lato abbiamo un’inflazione pronta a esplodere nuovamente, e dinamiche diverse tra chi soffre l'aumento dei tassi e chi, come i mercati azionari, sembra reggere meglio. Dall'altro c'è un tema generazionale: i nuovi professionisti sono sempre più attenti a elementi di valutazione che vanno oltre i classici driver. C'è un forte focus sull'intelligenza artificiale non solo come trend d'investimento, ma come strumento per aumentare la produttività e l'efficienza del nostro lavoro.
D. Come sta cambiando l'approccio degli investitori italiani verso gli asset privati?
R. Qui vediamo un cambiamento sistemico. Prima del Covid i mercati privati in Italia erano quasi esclusivamente territorio degli investitori istituzionali, con una forte concentrazione nel real estate. Oggi c'è un interesse reale per rendere questi prodotti accessibili anche al mondo del wealth. La tecnologia gioca un ruolo chiave: la tokenizzazione e le nuove piattaforme digitali stanno rivoluzionando i modelli di distribuzione, rendendo asset class precedentemente illiquide e complesse molto più fruibili per il risparmiatore comune.
D. Anche l'energia e la sostenibilità sembrano essere tornate al centro del dibattito.
R. Chi guarda al medio-lungo termine non si ferma alla volatilità dei prezzi del petrolio. La vera resilienza passerà per una pluralità di tecnologie: non solo l'elettrico e lo storage, ma anche l'idrogeno e un rinnovato interesse per il nucleare. La sostenibilità non è più un bollino, ma una necessità strategica per diversificare le fonti e rendere l'economia meno vulnerabile agli shock esterni.
D. In Italia si attende l’entrata in vigore della riforma della previdenza. Quanto inciderà sul mercato dei capitali?
R. Questa è la prima riforma organica dopo vent'anni e credo sia stata finora sottostimata. Le nuove norme, che entreranno a regime da luglio, potrebbero dare un’accelerazione fortissima non solo alla previdenza complementare per i lavoratori, ma alla dimensione stessa del mercato dei capitali italiano. È un’opportunità di crescita strutturale che l'industria deve saper cogliere.
D. Uno dei temi chiave del Salone è la liquidità. Come sbloccarla a fronte di investitori sempre più prudenti?
R. Restare fermi è il rischio più grande. L'inflazione è un male subdolo: non la si percepisce guardando il saldo del conto corrente, ma nel giro di pochi anni può erodere il 10 o il 20% del potere d'acquisto. Gli anni di inflazione zero, tra 2012 e 2020, ci avevano abituato alla pigrizia negli investimenti, ma quel mondo è finito. Oggi una gestione diversificata serve a proteggere il valore reale dei propri risparmi. (riproduzione riservata)