È un impero che è nato e si basa ancora molto sull’auto, ma che se ne sta sempre più allontanando ed è da tempo nel pieno di una profonda trasformazione. Ma se c’è un luogo che continua a raccontare meglio di ogni altro la fase attraversata dall’universo finanziario e industriale ereditato e oggi guidato da John Elkann è ancora quello: Torino, o meglio Mirafiori. Lo storico stabilimento, simbolo della Fiat degli Agnelli e dell’industria italiana, continua ad alternare segnali di rilancio, grazie alla produzione della nuova Fiat 500 ibrida, a giornate di fermo produttivo, che ormai si ripetono ogni settimana.
L’ultimo stop, venerdì 17 e lunedì 20 luglio, è arrivato a pochi giorni dalla precedente sospensione delle linee. Ed è l’immagine che fotografa la situazione che sta vivendo il più iconico gruppo industriale della galassia Exor, che oggi si chiama Stelantis: da una parte c’è la volontà di voltare pagina dopo uno degli anni più difficili della sua storia, dall’altra le difficoltà che continuano colpire l’azienda nei suoi stabilimenti e sui mercati, in un settore automotive in estrema difficoltà.
Quella scattata a Mirafiori è un’istantanea che racconta già qualcosa dello stato di salute dell’impero costruito attorno alla holding della famiglia Agnelli. L’impero continua a valere decine di miliardi di euro e comprende alcune delle aziende più importanti del capitalismo europeo, da Stellantis a Ferrari, passando per Cnh, Philips, Juventus, The Economist e numerose partecipazioni finanziarie. A fine 2025, l’ultimo dato ufficiale disponibile, il valore patrimoniale lordo di Exor ammontava a 37,1 miliardi di euro, mentre il Nav era di 33,2 miliardi. È un patrimonio che negli ultimi anni Elkann sta progressivamente trasformando, riducendo il peso dell’automobile tradizionale e ampliando gli investimenti in nuovi settori, ma che continua comunque ad avere proprio nell’auto un forte peso anche simbolico e di immagine, oltre che finanziario.
Il dossier più delicato resta inevitabilmente proprio quello di Stellantis. L’arrivo di Antonio Filosa alla guida del gruppo ha inaugurato una nuova fase dopo l’uscita di Carlos Tavares. I primi segnali sono incoraggianti. Le consegne globali sono tornate a crescere nel primo semestre, il mercato italiano mostra un deciso recupero delle quote e anche il Nord America, dopo mesi di difficoltà, ha ricominciato a dare indicazioni positive.
Eppure la strada resta ancora lunga. Le continue fermate produttive dello stabilimento torinese sono la dimostrazione di una ripartenza ancora fragile e intermittente. A Mirafiori il dibattito si concentra ormai sulla necessità di un terzo modello, ipotesi evocata anche dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, mentre Cassino continua a vivere una fase di forte difficoltà e Maserati resta appesa a un complesso piano di rilancio, che bisognerà attendere fino alla fine dell’anno. Anche sul fronte finanziario, gli investitori non sono ancora convinti che la crisi sia alle spalle. Il titolo Stellantis è sui minimi storici, ormai lontanissimo dai livelli raggiunti negli anni successivi alla fusione tra Fca e Psa, e il nuovo management deve ancora riguadagnarsi la fiducia dimostrando di saper recuperare redditività e quote di mercato: la semestrale del 30 luglio sarà un banco di prova.
Se Stellantis rappresenta il principale cantiere aperto della galassia Exor, Ferrari continua a essere il suo gioiello più prezioso. Negli ultimi anni la casa di Maranello ha consolidato margini tra i più elevati dell’intera industria automobilistica mondiale, diventando sempre più un marchio del lusso globale più che un semplice costruttore di automobili. La trasformazione ha reso la casa di Maranello una delle principali fonti di valore dell’intera holding.
Ma anche Ferrari, alla fine, fa auto. E sta vivendo una delle sfide più importanti della sua storia. L’arrivo della prima vettura completamente elettrica, la cui presentazione ha acceso il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori anche per il design fortemente voluto da Elkann, è un passaggio cruciale della storia di Maranello. Per la prima volta il Cavallino deve dimostrare di poter trasferire nell’era dell’elettrico quell'esclusività e quella desiderabilità che hanno reso il marchio uno dei più redditizi al mondo. La scommessa va ben oltre il semplice lancio di un nuovo modello e contribuirà a definire l’identità della Ferrari dei prossimi anni.
Nel frattempo Exor continua lentamente a cambiare pelle. Negli ultimi anni la holding ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, investendo nella sanità con Philips, rafforzando la presenza nella tecnologia, nei servizi e negli investimenti alternativi attraverso Lingotto, proprio per ridurre la storica dipendenza dal solo settore automobilistico. La strategia è chiara e punta a rendere il gruppo sempre più simile a una grande holding internazionale piuttosto che alla tradizionale cassaforte della famiglia Agnelli, scossa dalla disputa sull’eredità dell’Avvocato.
Questa trasformazione è in pieno svolgimento. Nelle prossime settimane, entro settembre, arriverà il closing della cessione di Iveco, l’azienda dei veicoli commerciali pesanti e autobus che faceva parte di Fiat. L’operazione è destinata a ridisegnare ulteriormente il portafoglio della holding e a generare nuove risorse finanziarie. Parallelamente il mercato continua ad attendere quella grande acquisizione internazionale più volte annunciata dal management ma che, almeno finora, non si è ancora concretizzata. Dopo l’investimento in Philips, Exor dispone di nuova capacità finanziaria per tornare protagonista sul fronte delle fusioni e acquisizioni, ma la ricerca dell’occasione giusta richiede tempo e disciplina.
La trasformazione della holding, del resto, non tocca soltanto il portafoglio ma anche la sua organizzazione. A giugno Elkann ha promosso Benoît Ribadeau-Dumas al ruolo di vice amministratore delegato, affidandogli maggiori responsabilità nella gestione delle partecipazioni e nella ricerca di nuove opportunità di investimento. Lo stesso Elkann ha assunto anche la presidenza di Lingotto, la piattaforma londinese creata nel 2023 e oggi uno dei pilastri della strategia della holding, con oltre 10 miliardi di dollari di asset in gestione.
Ma è sul fronte delle acquisizioni che il mercato continua a restare vigile e attende, facendosi una sola domanda: quale sarà la prossima mossa di Elkann? (riproduzione riservata)