Exor continua a guardare a sanità, lusso e tecnologia, ma non considera più quei tre settori un recinto. Nella conference call sui conti semestrali il cfo Guido de Boer ha chiarito che la holding sta valutando attivamente anche altre aree, purché offrano trend strutturali favorevoli, una minore correlazione con il portafoglio attuale e ritorni adeguati. Il principio resta però lo stesso: nessuna fretta e disciplina sul prezzo. «Vogliamo assicurarci buone opportunità a prezzi vantaggiosi», ha spiegato il manager, aggiungendo che Exor ha già alcuni potenziali obiettivi sul tavolo.
Dopo le cessioni concluse e annunciate negli ultimi mesi, il bilancio è più leggero e la capacità di investimento è aumentata. Il debito netto è sceso a 1,6 miliardi dai 2,5 miliardi di fine 2025 e, secondo Equita, con la cessione di Lifenet, quella attesa di Iveco e l’uscita da Welltec potrebbe essere sostanzialmente azzerato. Il margine di manovra per nuove operazioni, stimato intorno a 4 miliardi, potrebbe così salire fino a 5 miliardi che Exor punta a conservare per muoversi quando si presenterà l’occasione giusta. La logica, ha spiegato de Boer, è quella di un investitore puro. Prima si guarda alla liquidità e al margine sul debito; se non bastano e si presenta un’opportunità migliore di un asset già in portafoglio, si può monetizzare qualcosa. È in questo contesto che il cfo ha risposto anche a una domanda su Ferrari. «Non è che Ferrari non sia nella lista», ha detto, ricordando però che la situazione è diversa rispetto a un anno e mezzo fa, quando Exor cedette circa il 4% del Cavallino. Allora Ferrari si avvicinava al 50% del portafoglio e trattava a multipli molto più elevati; oggi pesa il 34,2% e le valutazioni sono scese. Exor resta «molto contenta» dell’investimento.
Nessuna decisione, invece, sull’eventuale aumento della quota in Philips fino al 22%, possibilità concessa dal recente rinnovo dell’accordo con il gruppo olandese. Per de Boer la nuova intesa conferma la validità della partnership, ma Exor non ha ancora deciso «se e quando» salire ulteriormente.
Il nodo più delicato resta Stellantis. De Boer ha ribadito il «pieno sostegno» al piano del management guidato da Antonio Filosa e la fiducia nella sua esecuzione, ma non si è sbilanciato sull’ipotesi di un eventuale bisogno di capitale: «Non conosco la situazione di cassa o lo stato degli aumenti di capitale», ha risposto. Il peso del gruppo automobilistico nel portafoglio Exor si è comunque ridotto drasticamente: dal 23,8% al momento della nascita di Stellantis nel 2021 al 6,3% di oggi, contro il 34,2% di Ferrari e circa la metà del peso di Philips. Una trasformazione che riflette soprattutto il crollo del titolo Stellantis, unico tra le quattro maggiori partecipate ad aver inciso negativamente nel semestre.
Il Nav (Net asset value) per azione è sceso del 3,9%, ma il mercato ha apprezzato la maggiore flessibilità finanziaria e il nuovo buyback fino a 500 milioni. Equita calcola un Nav vicino a 158 euro per azione e uno sconto intorno al 55%, sui massimi storici. Per John Elkann, il rafforzamento del bilancio serve a due cose: proteggere la holding quando il contesto peggiora e permetterle di agire «con decisione» quando emerge una nuova opportunità, anche di dimensioni paragonabili all’investimento in Philips. Sullo sfondo resta il nodo industriale italiano: a Mirafiori sono previsti nuovi stop produttivi tra il 19 e il 30 ottobre sulla 500 elettrica e ibrida, con oltre mille lavoratori coinvolti nella cassa integrazione. (riproduzione riservata)