Disastro ambientale, inquinamento e truffa ai danni dello Stato. Sono queste le direttrici lungo le quali si muove l’ultima inchiesta della procura di Taranto sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dell’ex Ilva tra il 2019 e il 2014, durante la gestione ArcelorMittal.
La procura tarantina ha quindi chiesto gli arresti domiciliari per l’intera catena di comando dell’ultima proprietà (poi estromessa dal governo Meloni). Destinatari delle misure cautelare sono l’ex ad Lucia Morselli, l’ex direttore dello stabilimento ionico, Alessandro Labile, e Francesco Astorri, responsabile Ispra per i controlli sugli impianti di interesse strategico nazionale.
A riportare la notizia è il Quotidiano di Puglia: i pm contestano una gestione dello stabilimento orientata a massimizzare produzione e profitti, riducendo al minimo i costi per la tutela ambientale. Secondo l’accusa, questo modello avrebbe consentito di conseguire un ingiusto profitto quantificato in 342 milioni ai danni dell’Unione europea.
La procura ha chiesto misure interdittive anche per altri dieci persone tra manager e responsabili. Agli indagati è stato notificato l’avviso di interrogatorio preventivo davanti al gip Francesco Maccagnano, che dovrà valutare le richieste cautelari. L’inchiesta è condotta dai pm Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo, ora in servizio alla procura di Lecce, e Francesco Sansobrino.
Secondo la ricostruzione accusatoria, tra il 2019 e il 2024 la gestione dell’acciaieria avrebbe privilegiato il contenimento dei costi e la redditività a scapito della tutela ambientale. Le emissioni dello stabilimento avrebbero provocato un aumento significativo e progressivo delle concentrazioni di benzene nell’aria del quartiere Tamburi, contribuendo al presunto disastro ambientale contestato dai magistrati.
Nel mirino degli inquirenti sono finite anche le manutenzioni ordinarie degli impianti. Ai principali indagati viene inoltre contestato di aver orientato a favore dell’azienda i controlli e gli esiti delle ispezioni relative all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) svolte dall’Ispra. Le accuse sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere accertate nel corso del procedimento. Complessivamente, precisa il Quotidiano, sono indagate 28 persone e cinque società. Otto indagati rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. (riproduzione riservata)