Ex Ilva, il governo pronto a entrare nel capitale. Ora un paio di mesi per valutare le offerte d’acquisto
Ex Ilva, il governo pronto a entrare nel capitale. Ora un paio di mesi per valutare le offerte d’acquisto
A Palazzo Chigi il tavolo su Acciaierie d’Italia sblocca due nodi della partita: l’ingresso dello Stato nell’azionariato della futura proprietà e la sospensione dei licenziamenti collettivi all’indotto  

di Anna Di Rocco   08/09/2026 16:47

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Sono state lancette complesse quelle che hanno scandito gli incontri sull’ex Ilva nella Sala Verde di Palazzo Chigi. Nella sala sono entrati e usciti rappresentanti di governo, ministri, enti locali, organizzazioni datoriali, sindacati: tutti convocati, martedì 8 settembre, per fare il punto sulla situazione in cui verte il polo siderurgico,

Il tavolo, organizzato in tre sessioni una dopo l’altra, si era posto come obiettivo quello di affrontare tutti i nodi sul futuro di Acciaierie d’Italia: vendita degli asset, dismissione dell’area a caldo, risorse per la continuità produttiva e impatti occupazionali. E, al termine della giornata, almeno due aspetti sono stati risolti: la futura compagine sociale e il nodo dei licenziamenti. 

Secondo quanto si è appreso il governo, parlando con i sindacati, non ha escluso «una partecipazione pubblica nell’ex Ilva», come anticipato da questo giornale, «purché sia presentato un piano industriale solido e credibile». L’assetto più probabile è che la cordata italiana – composta da 14 aziende dell’indottto – stringa un accordo con Invitalia per la gestione del polo siderurgico.

Comunque, prima di avere un verdetto bisognerà aspettare un paio di mesi. Come dichiarato da Alfredo Mantovano, «occorreranno un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione e ai quali seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva.  

A Palazzo Chigi, comunque, i sindacati erano arrivati con tanti dubbi. Soprattutto sul fronte dell’occupazione. Venerdì 4 settembre l’Associazione Indotto AdI e General Industries (Aigi) ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che dovrebbe coinvolgere oltre 2.500 lavoratori delle aziende che operano attorno allo stabilimento di Taranto. Ma anche su questo l’esecutivo ha raggiunto un accordo con l’Associazione. L’esecutivo ha lanciato un invito a sospendere le procedure di licenziamento, almeno fino alla decisione della Corte d’Appello di Milano, e «per senso di responsabilità», Aigi e Aepi hanno risposto positivamente alla richiesta

Tavolo permanente su Taranto: si valutano progetti di investimento sull’area

Il segretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha intanto proposto di avviare un tavolo permanente sull’area di Taranto, sul modello di quanto fatto per la realizzazione delle opere del Giubileo 2025 o per gli interventi nella Terra dei Fuochi. L’obiettivo, nelle parole di Mantovano, è «favorire l’assunzione di una responsabilità condivisa» evitando la frammentazione degli interventi e affrontando il futuro dell’area attraverso un disegno d’insieme. 

La convocazione del tavolo è attesa già nei prossimi giorni, non solo in vista del pronunciamento della Corte d’Appello di Milano sul ricorso contro il decreto di sospensione dell’area a caldo degli impianti di Taranto, ma soprattutto per verificarne l’effettivo impatto sull’occupazione e per valutare adeguatamente le possibilità di intervento, anche in termini di progetti di investimento sull’area.

Per l’area a caldo tre direttrici di intervento

L’area a caldo è stato uno degli altri grandi temi affrontati. Per il governo il futuro dell’Ilva deve essere «legato al green e alla decarbonizzazione» attraverso i forni elettrici alimentati a dri. Nel caso la Corte d’appello confermasse il decreto di sospensione dell’area caldo, l’intenzione del governo è «provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un’occasione per il rilancio dell’area».

Per farlo l’esecutivo punta a lavorare su tre direttrici di intervento: la prospettiva delle gare in corso sulla base delle decisioni che saranno prese dalla magistratura; le misure di carattere sociale per affrontare le ricadute occupazionali di un’eventuale sospensione dell’area a caldo; i progetti di reindustrializzazione e quindi le possibilità di riassorbimento della manodopera dell’ex Ilva e dell’indotto eventualmente in esubero. (riproduzione riservata)