Eventbrite, negli Usa una class action contro la vendita a Bending Spoons: contestato il voto maggiorato dei fondatori
Eventbrite, negli Usa una class action contro la vendita a Bending Spoons: contestato il voto maggiorato dei fondatori
La società italiana dovrebbe finalizzare l’acquisizione della piattaforma nella prima metà del 2026. Ma in Delaware spunta un’iniziativa di alcuni azionisti che vorrebbero ricalcolare i diritti di voto

di Sara Bichicchi 14/01/2026 19:30

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I fondatori di Eventbrite non avrebbero i numeri per far passare la cessione della piattaforma per la vendita di biglietti online all’unicorno italiano Bending Spoons da soli. È la tesi alla base di una class action depositata lunedì alla Corte del Delaware, negli Stati Uniti, da Juniper International e da altri azionisti della società americana. Oggetto del contendere sono nello specifico i calcoli relativi al voto maggiorato in Eventbrite.

L’accordo con Bending Spoons

A inizio dicembre Bending Spoons ha raggiunto un accordo con il consiglio di amministrazione di Eventbrite per comprare l’azienda, quotata a Wall Street, per circa 500 milioni di dollari. Gli attuali soci di Eventbrite riceveranno quindi 4,5 dollari per azione, prezzo che include un premio dell’81% rispetto alla chiusura del 28 novembre 2025.

Al termine dell’operazione, che dovrebbe essere perfezionata nella prima metà del 2026, Eventbrite abbandonerà la borsa e proseguirà l’attività come sussidiaria di Bending Spoons, già proprietaria di Vimeo, WeTransfer, Evernote e Meetup. Tuttavia, l’integrazione deve ancora passare dall’assemblea degli azionisti.

Il nodo dei voti dei fondatori 

Sulla carta, tutto dovrebbe filare liscio. Eventbrite è blindata da un meccanismo di voto maggiorato (adottato tra l’altro anche da Bending Spoons) che assicura ai fondatori, Julia e Kevin Hartz, il 50,9% dei diritti di voto, nonostante i due detengano solo il 16,6% del capitale, attraverso un nutrito pacchetto di azioni di classe B (10 voti l’una). Per dare il via libera alle nozze, dunque, basterebbe il loro benestare, che è certo dal momento che gli Hartz hanno sottoscritto un accordo che li vincola a votare a favore della fusione. In più, per Julia Hartz l’intesa include la possibilità di reinvestire una parte dei proventi in Bending Spoons.

Tuttavia, i promotori della class action - riportata da Bloomberg - non condividono la ratio dell’integrazione e sostengono che i diritti di voto siano da ricalcolare. In particolare, secondo loro la firma del deal avrebbe fatto scattare una clausola dello statuto di Eventbrite che prevede la conversione automatica delle azioni di classe B (10 voti) in azioni di classe A (1 voto).

Gli altri soci di Eventbrite

In questo modo il potere di voto degli Hartz crollerebbe dal 50,9% all’11,3%, rendendo necessario il voto favorevole di altri azionisti. Al momento nel capitale di Eventbrite sono presenti Sequoia Capital, con il 6,9% delle azioni e il 21,4% dei diritti di voto, Edmond De Rothschild Asset Management (7,2%), Nantahala Capital Management (7%), Blackrock (5,8%) e Vanguard Group (4,9%).

La palla ora passa in ogni caso all’assemblea, che sarà convocata prossimamente per analizzare il progetto di fusione con Bending Spoons. Quest’ultima, contattata da MF-Milano Finanza, non ha commentato la vicenda. (riproduzione riservata)