Euronext, scontro Italia-Francia su Piazza Affari: le mosse del governo Meloni e l’ipotesi golden power
Euronext, scontro Italia-Francia su Piazza Affari: le mosse del governo Meloni e l’ipotesi golden power
Il governo si oppone alla gestione francese delle nomine in Euronext, difendendo il principio di diritto e il ruolo strategico di Borsa spa e Mts

di Roberto Sommella 15/05/2026 20:09

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«Non molliamo». Per una volta le componenti del governo Meloni, come un sol uomo, commentano la battaglia in corso su Piazza Affari. Nessuno all’interno della maggioranza e del ministero dell’Economia ha intenzione di lasciar passare il principio che le nomine in società così cruciali per l’assetto del Paese, come Borsa spa e Mts (il mercato dei titoli di Stato) vengano stabilite da un unico socio, francese, all’interno di Euronext, il mega consorzio di listini europei, tra cui ci sono appunto Milano e Parigi. Un colosso borsistico che da solo capitalizza 14 miliardi di euro e ben 7.000 miliardi considerando il valore complessivo delle quotate.

Quasi la metà del pil di tutta Europa.

Il motivo di tale battaglia lo ha spiegato in maniera riservata ai suoi più stretti collaboratori l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, gruppo che detiene l’8,08% di Euronext (l’altro 8,08% è in mano alla transalpina Caisse des Dépots) ma a cui il ceo di quest’ultima Stéphane Boujnah non ha permesso di votare i nuovi vertici di Piazza Affari e delle sue controllate. «Se molliamo adesso su questo principio di diritto, Codice Civile alla mano e regolamenti sulle partecipate di Stato in pugno, non conteremo mai più», questo il ragionamento del ceo della Cassa, che Milano Finanza può rivelare, da cui discendono una lunga serie di ricorsi, per ora persi, di fronte al Tribunale Civile di Milano e alla corte di Amsterdam, dove Euronext ha sede, luogo non scelto a caso essendo feudo storico dei francesi.

Il principio di diritto e il ruolo del Mef

Secondo Scannapieco, che verrà presto ascoltato dalla commissione d’indagine parlamentare sulle banche, che proprio in Borsa ha fatto visita per toccare con mano la situazione di forte divisione tra azionisti, non si tratta però di una battaglia tra Italia e Francia ma di un principio di diritto. E su questo punto è fortemente sostenuto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha predisposto anche un piano per verificare se l’azionista Euronext stia rispettando gli impegni presi con l’alleato italiano secondo le regole del Golden Power.

Al momento dell’acquisto di Piazza Affari da parte di Euronext, che l’ha comprata dal London Stock Exchange, la società francese ha dovuto infatti avere un via libera dal governo di Roma, guidato all’epoca da Giuseppe Conte, proprio in virtù del fatto che stava passando di mano un asset di un settore strategico soggetto alla normativa sul potere di veto dell’esecutivo. Questo giornale può rivelare come il secondo esecutivo guidato dal leader del Movimento Cinquestelle abbia fissato dei paletti precisi che potrebbero non essere stati rispettati.

I paletti fissati dal governo nel 2020

È la fine del 2020, l’Italia è in piena pandemia di Covid, ma gli uffici della Presidenza del Consiglio stabiliscono alcuni criteri precisi per autorizzare l’operazione, che oggi Giorgetti vuole far valere. Si tratta di una delibera del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2020, con cui il governo fissa «alcune raccomandazioni nei confronti della società Euronext N.V. al fine di garantire piena tutela e sviluppo prospettico degli asset italiani coinvolti, nonché la concreta attuazione dell’operazione nei termini prospettati, mediante il rispetto degli impegni della stessa volontariamente assunti».

Questo è il passaggio incriminato che è dietro la posizione di Cdp e del Mef e su cui è stato invocato il mancato rispetto delle clausole parasociali da parte della società guidata da Boujnah. L’Italia evidenzia un comportamento da parte del socio francese che potrebbe rappresentare proprio una violazione degli accordi sul golden power appena descritti e che Euronext si è impegnata a rispettare nel momento in cui il secondo esecutivo guidato da Conte l’autorizzò con raccomandazioni ad acquistare Piazza Affari.

La posizione di Giorgia Meloni e il Comitato Golden Power

Anche la premier Giorgia Meloni sta studiando il caso, ma per ora ha deciso di far valutare la vicenda al Comitato Golden Power, che è insediato a Palazzo Chigi e in primo luogo in sede Cdp. Ma non è un mistero che la presidente del Consiglio, quando era all’opposizione, fu tra i primi a seguire la vicenda della compravendita di Borsa spa perché riteneva che si dovesse preservare l’assetto nazionale della borsa. E Meloni è pronta a sostenere il rispetto del principio di diritto e dunque si schiera anche lei sulla linea del «non molliamo».

Ma cosa c’è scritto in questi segretissimi patti parasociali? I legali che hanno preparato la causa contro Euronext giurano che viene sancito il principio che il socio italiano debba poter esprimere il suo candidato alla guida di Piazza Affari, per i cui vertici sono stati confermati come ceo Fabrizio Testa e come presidente Claudia Parzani. Per lo staff di Boujnah, forte del sostegno diretto del presidente francese Emmanuel Macron, questi patti non prevedono invece questo diritto.

Tanto che il manager transalpino si comporta come un papa quando nomina i cardinali, raccontano alcune fonti autorevoli vicine alla maggioranza. Un atteggiamento sovranista che si concretizzerà ancor di più tra un anno, quando andrà in scadenza il mandato del ceo di Euronext e anche in futuro perché Cdp corre il rischio di perdere il diritto di voto se non lo esercita negli anni: una Caporetto nazionale e per di più nella penisola del risparmio con 10 mila miliardi di tesoro. Lo stesso Boujnah ha peraltro già individuato all’interno della struttura Euronext un paio di suoi candidati a succedergli sul soglio di Amsterdam, una mossa che taglierebbe per sempre fuori dai giochi l’azionista italiano.

Il futuro del mercato unico dei capitali e il piano Draghi

Il caso Euronext può diventare una pietra prima dello scandalo e poi d’inciampo per il ruolo dell’Italia nel futuro mercato unico dei capitali tanto caro a Mario Draghi, dove non avrebbe alcuna voce, men che mai nel possibile futuro deal di aggregazione tra la borsa europea e quella di Francoforte, come rivelato da MF-Milano Finanza nel numero del primo maggio scorso.

Si tratta di un’operazione da circa 10 mila miliardi di capitalizzazione complessiva e 2.300 azioni scambiate sulle nove borse abbracciate nel perimetro, in grado di macinare ogni anno un giro d’affari da nove miliardi e 2,7 miliardi di utili. Un gruppo che andrebbe da Lisbona a Parigi, da Milano ad Atene fino a Francoforte come new entry. Con la differenza che se passasse il disegno papista di Boujnah, anche questa mega aggregazione sarebbe a trazione francese con la totale (e definitiva) irrilevanza italiana.

I risultati finanziari e il valore di Borsa Spa

Euronext non è un’azienda qualsiasi. L’holding dei listini europei che controlla Borsa Spa, ha chiuso il 2025 con ricavi per 1,823 miliardi, in crescita del 12,1% anno su anno, un ebitda adjusted di 1,143 miliardi (+13,6%), pari ad un ebitda margin del 62,7%. L’utile netto è salito a 642,9 milioni (+9,8%), mentre il rapporto fra debito netto ed ebitda si è attestato a fine 2025 a 1,5 volte, in linea con l’obiettivo del gruppo.

Il 20 maggio avrà luogo ad Amsterdam l’assemblea del gruppo Euronext che deve approvare il bilancio 2025 e lo stacco del dividendo che la stessa Cassa Depositi e Prestiti incasserà in quanto azionista di riferimento. La stessa Borsa spa, su cui anche la Fabi è intervenuta in modo critico, è una macchina da soldi per il socio Cdp: erano 466 milioni i ricavi nel 2020, sono saliti a 730 nel 2025 (+57%) e incidono per il 40% di tutto il gruppo.

Insomma l’Italia è pure la gallina dalle uova d’oro del consorzio borsistico.
E i dividendi incassati da Cdp sono più che raddoppiati da 12 a 26 milioni. Per non parlare del valore del titolo Euronext quotato a Parigi: valeva circa 7 miliardi di euro all’atto dell’acquisto di Piazza Affari, oggi capitalizza 14 miliardi. Numeri importanti, ma con un particolare rilevante: sono e saranno generati da società su cui l’Italia non può esprimere alcuna volontà.

Mts, il gioiello dei titoli di Stato

Anche Mts è un gioiello. Il valore medio giornaliero scambiato sul segmento Cash del mercato telematico dei titoli di stato è salito da 14 miliardi di euro nel 2020 a 54 miliardi di euro nel 2025, quasi quadruplicando il valore iniziale. Mentre il volume medio giornaliero degli scambi è aumentato da 348 miliardi di euro nel 2020 a 560 miliardi di euro nel 2025 (+61%). Mts è diventata poi sede di riferimento per la negoziazione dei bond NextGenEu, con oltre 800 milioni di euro di scambi. Anche qui a tutto vantaggio del fronte francese di Euronext, che sarebbe meglio chiamare Franconext a questo punto, perché di europeo ha ben poco e di italiano ancora meno. (riproduzione riservata)