Pacta sunt servanda. A costo di stare in tribunale qualche anno. Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) ha deciso di andare fino in fondo nella vicenda sulla scelta della governance di Borsa spa che ha generato un braccio di ferro politico, istituzionale e giuridico senza precedenti con il ceo di Euronext Stephane Boujnah.
E in effetti qualche ragione di nominare i vertici di Piazza Affari e Mts (il mercato telematico dei titoli di Stato e quindi la piattaforma su cui sono scambiati a livello europeo i Btp) li ha Cdp, se si leggono i patti parasociali allegati all’atto costitutivo della joint venture borsistica europea tra Francia e Italia stretta durante il secondo governo di Giuseppe Conte.
Milano Finanza li ha infatti visionati in esclusiva europea e può così riportare quanto c'è scritto nella versione italiana utilizzata per una delle cause intentate in Italia (le altre sono ad Amsterdam, sede di Euronext e dunque foro competente) da parte della Cassa contro la decisione di Boujnah di procedere alle nomine senza consultare l’istituto di Via Goito.
Esse al punto 7.6 del patto parasociale alla lettera a) recitano così, nella parte relativa alla scelta dei vertici: «data l’importanza strategica di Borsa spa e Mts per il buon funzionamento dell’economia italiana, l’amministratore delegato di Borsa Italiana e l’amministratore delegato di Mts saranno personalità di spicco del mondo imprenditoriale italiano, dotate di un background e di un’esperienza adeguati a guidare le operazioni e lo sviluppo di Borsa Italiana e di Mts».
Più avanti, si legge nelle carte (che saranno nella disponibilità anche della commissione banche che ha audito Boujnah e il ceo di Cdp, Dario Scannapieco) che l’ad di Borsa Italiana «entrerà a far parte del consiglio di gestione di Euronext e l’amministratore delegato di Mts entrerà a far parte del consiglio di gestione allargato di Euronext». Tenuto conto di ciò, proseguono i patti parasociali alla lettera i), gli amministratori di Borsa e Mts saranno rispettivamente selezionati e nominati come segue: «Euronext e CdpE (Cdp Equity, ndr) concorderanno congiuntamente: la selezione di una società internazionale di head hunting incaricata di condurre il processo di selezione», mentre il criterio di scelta dei due capi azienda insieme alla «descrizione del profilo professionale da ricercare» dovranno, si legge ancora negli accordi parasociali stipulati tra Euronext e CdpE-Intesa (i due azionisti italiani), essere concordati «congiuntamente».
E che debba esserci un percorso comune nella nomina dei vertici viene specificato poi al punto iv) in cui si stabilisce che CdpE ed Euronext si consulteranno «ulteriormente durante il processo di selezione» e al punto v) in cui si sottolinea come la Cassa proporrà a Euronext «un candidato idoneo per ciascuna posizione», individuato a seguito del processo di selezione e valutato positivamente dalla società internazionale di cacciatori di teste.
Alla luce di queste rivelazioni, che dovranno essere valutate nel merito dai giudici e dal parlamento italiano per certificarne la congruità con il diritto europeo e con quello dei fori in cui le cause sono state intentate, occorrerà conoscere le valutazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della premier Giorgia Meloni, che dovranno decidere se azionare il Golden Power su Borsa, anche alla luce delle verifiche fatte dalla Consob sulla governance.
Di certo assumono rilievo le dichiarazioni di Scannapieco di fronte ai senatori della commissione guidata dal presidente Pierantonio Zanettin (FI) e che coinvolgono, oltre all’esecutivo attuale, anche il ministro dell’Economia dell’epoca, Roberto Gualtieri, il ceo di Cdp predecessore di Scannapieco, Fabrizio Palermo, e lo stesso Conte, come altri possibili soggetti da audire in Parlamento, almeno per sentire le loro opinioni su un caso che rischia di inficiare la partenza del processo del mercato unico dei capitali. Un percorso che deve interessare tutte le parti politiche.
Senza dire che potrebbe nascere una fusione tra Euronext e la borsa di Francoforte, mettendo in ballo uno dei mercati più ricchi per i titoli di Stato, quello italiano. Sul punto Federico Freni, sottosegretario all’Economia, è stato chiaro. «Preservare l’autonomia di Mts è un dato essenziale», ha detto mercoledì 27 maggio a margine di un convegno del dipartimento economia della Lega, in relazione a un eventuale progetto di fusione anticipato da Milano Finanza lo scorso 1° maggio.
Dalla parte dell’Italia, che comunque potrebbe dover affrontare un lungo contenzioso legale, c’è anche la questione Golden Power, come rivelato da questo giornale il 15 maggio scorso, e la stortura istituzionale europea che si creerebbe con uno scontro senza precedenti, come spiegato da Orsi & Tori nello stesso numero. Al momento dell’acquisto di Piazza Affari da parte di Euronext, che l’ha rilevata dal London Stock Exchange, la società francese ha dovuto infatti avere un via libera dal governo di Roma, guidato all’epoca appunto da Giuseppe Conte, proprio in virtù del fatto che stava passando di mano un asset di un settore strategico soggetto alla normativa sul potere di veto dell’esecutivo.
Era la fine del 2020, l’Italia in piena pandemia di Covid, ma gli uffici della presidenza del Consiglio stabilirono alcuni criteri precisi per autorizzare l’operazione, che oggi Giorgetti vuole far valere o quanto meno confutare fino in fondo. Si tratta di una delibera del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2020, con cui il governo fissava «alcune raccomandazioni nei confronti della società Euronext N.V. per garantire piena tutela e sviluppo prospettico degli asset italiani coinvolti, nonché la concreta attuazione dell’operazione nei termini prospettati, mediante il rispetto degli impegni della stessa volontariamente assunti».
Queste raccomandazioni, unite ai passaggi dei patti parasociali sulla governance appena rivelati da questo giornale, potrebbero indurre le parti, soprattutto quella francese, a cercare un compromesso con Cdp, come ha fatto capire lo stesso Scannapieco parlando al Senato. In fondo, converrebbe a entrambi in un momento in cui di tutto ha bisogno l’Europa meno di mostrarsi divisa su un punto come l’unione borsistica e finanziaria. (riproduzione riservata)