Euronext asso pigliatutto: oltre le quotazioni c’è il business d’oro dei dati (+50% di rincari). E tra i vendor scatta l'allarme
Euronext asso pigliatutto: oltre le quotazioni c’è il business d’oro dei dati (+50% di rincari). E tra i vendor scatta l'allarme
Il gruppo dei listini europei, Euronext, è il più redditizio in Europa: margini pari al 62,7% dei ricavi. In cinque anni servizi più salati del 50%. E per una società quotarsi costa in media il 4,6% della raccolta

di di Elena Dal Maso e Anna Di Rocco 15/05/2026 21:00

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Se Borsa spa è una macchina da soldi per i suoi soci, tra cui Cdp, il merito sta nella sua natura di infrastruttura di mercato. Una condizione che le permette di guadagnare commissioni sulla quotazione dei titoli azionari, ma anche su bond, etf e derivati. Nonché dalla vendita dei dati, anche in tempo reale, un settore in costante crescita a livello globale. Ma dietro a questi numeri c’è un rovescio della medaglia: un onere di quotazione da un lato, di acquisto ed elaborazione dati dall’altro, che si trasformano in una barriera d’ingresso impegnativa per il sistema produttivo italiano, che spesso è fatto di soggetti di ridotte dimensioni.

In cinque anni servizi più salati del 50%

Il punto è che negli ultimi cinque anni, dal 2021 al 2026, quando Euronext ha rilevato Borsa spa dal London Stock Exchange, i costi che il mercato paga per i servizi sono lievitati. È vero che dal 2023 è operativa anche in Italia la piattaforma super tecnologica Optiq, che regola le transazioni di tutti gli otto listini del gruppo europeo (prima, sotto la Borsa di Londra, Piazza Affari operava in autonomia), tuttavia il rialzo costante dei prezzi ha portato a incrementi cumulativi di oltre il 50%, secondo fonti sentite da Milano Finanza.

Una percentuale che spiega il forte aumento dei dividendi staccati da Borsa spa agli azionisti nello stesso arco temporale. Per questo si dice che Piazza Affari è una macchina da soldi: le cedole sono passate da 12 a 26 milioni negli ultimi cinque anni. Se si va a guardare alla voce ebitda margin, quello di Euronext è stato del 62,7% nel 2025, mentre Deutsche Boerse ha registrato il 58,28% e il London Stock Exchange il 50,33%. I margini di guadagno delle borse sono storicamente alti; in questo caso, però, emerge come la holding dei listini partecipata da Cdp risulti essere il gruppo più profittevole in Europa. Ma, come detto, anche a scapito dell’economia reale.

Quanto costa quotarsi su Euronext Milan

Per quotarsi sul mercato principale italiano Euronext Milan (che include anche il segmento Star) il costo di una quotazione varia soprattutto in base alla dimensione dell’offerta e alla struttura internazionale dell’operazione. Per una mid cap che punta a raccogliere tra 200 e 300 milioni di euro con una struttura internazionale (144A), il costo degli advisor — tra studi legali, revisori, consulenti finanziari, investor relator, roadshow e contributi a Borsa e Consob — oscilla tra 2,35 e 3,05 milioni di euro. Per operazioni più piccole e meno complesse (in formato Reg S), il conto resta comunque superiore al milione: tra 1,1 e 1,6 milioni di euro sia per Euronext Milan sia per Star.

A questi importi vanno aggiunte le commissioni delle banche che gestiscono il collocamento. Nelle initial public offering (ipo) italiane sotto i 300 milioni realizzate tra il 2018 e il 2026, la commissione media si è attestata intorno al 4,6% della raccolta, con punte fino al 6,5%. Il costo della quotazione, però, non termina con il debutto. Una volta entrata in borsa, la società deve sostenere spese ricorrenti per rispettare gli obblighi del mercato: revisori, amministratori indipendenti, specialist, investor relator, attività di comunicazione finanziaria e contributi annuali.

Per una mid cap quotata sul mercato principale, il costo di permanenza può arrivare tra 400 mila e 600 mila euro l’anno. Per le società più piccole, il range stimato è compreso tra 150 mila e 200 mila euro su Euronext Milan e fino a 300 mila euro per Star. Ci sono delle agevolazioni che, tuttavia, riguardano solo le piccole e medie imprese (meno di 250 dipendenti e fatturato sotto i 50 milioni di euro): le pmi possono accedere a un credito d'imposta del 50% sui costi di ipo, fino a un massimo di 500 mila euro. Un incentivo nato proprio per ridurre una delle principali barriere all’accesso al mercato dei capitali italiano.

Conti diversi per bilanci più leggeri

Sul segmento Euronext Growth Milan – dedicato alla piccole e medie imprese – i costi sono decisamente inferiori. Secondo i dati elaborati da Ambromobiliare, su stime aggiornate a maggio 2026, il costo complessivo per arrivare al debutto può superare i 600 mila euro, a cui vanno aggiunte le commissioni variabili legate alla raccolta e alla capitalizzazione. La voce più pesante resta quella degli intermediari finanziari. Lo Euronext Growth Advisor (Ega), figura obbligatoria sul mercato Egm, richiede fino a 120 mila euro tra costi fissi e variabili, oltre a circa 30 mila euro annui per il mantenimento post-quotazione.

A questo si aggiungono i costi del global coordinator, che su una raccolta da 5 milioni di euro può applicare commissioni di collocamento pari al 4% e ulteriori stationary fee dell’1%. Solo questa componente può valere circa 300 mila euro. Seguono gli advisor finanziari, con parcelle nell’ordine dei 90 mila euro, gli studi legali – che possono arrivare a 90 mila euro – e le società di revisione iscritte Consob, che oscillano attorno ai 70 mila euro complessivi. Anche la copertura degli analisti e il ruolo dello specialist hanno un costo strutturale: circa 25 mila euro ciascuno.

Nel complesso, il conto finale stimato per una quotazione Egm arriva a circa 645 mila euro, a cui va aggiunto un ulteriore 1,9% della capitalizzazione. Una cifra che può ridursi, ancora una volta, grazie agli incentivi pubblici: il bonus Ipo nazionale prevede un credito d’imposta pari al 50% dei costi sostenuti, fino a un massimo di 500 mila euro. Alcune regioni, come Lombardia e Liguria, prevedono ulteriori incentivi.

Il business dei dati

Uno dei segmenti che arricchisce di più i listini, non solo Euronext, è la cessione dei dati a intermediari che poi li vendono a loro volta ai clienti. È un segmento curato con grande attenzione da questi gruppi, perché si tratta di ricavi ricorrenti, che non sono solo legati all’andamento delle quotazioni, garantiscono flussi di cassa stabili e indipendenti dalla volatilità dei mercati. Nel bilancio annuale 2025 di Euronext, la divisione Advanced Data Solutions ha registrato ricavi record per 263,5 milioni di euro, in crescita rispetto ai 241,7 milioni del 2024.

Questi ricavi, caratterizzati da elevati margini, incidono per oltre il 35% sull'utile netto adjusted del gruppo, rafforzandone la stabilità finanziaria. Il segmento ingloba le attività di vendita, elaborazione e licenza delle informazioni di mercato generate dalle piattaforme. Chi però si trova dall’altra parte, come acquirente, ha dovuto affrontare dal 2021 ad oggi una serie di aumenti difficili da trasferire a sua volta ai propri clienti. Si tratta nel complesso di oltre il 50% in cinque anni, con un +27% nel 2023, l’anno in cui è diventata operativa in Italia la piattaforma Optiq, mentre nel 2024 l’incremento è stato di oltre l’11%. 

In parallelo è aumentata anche la voce delle commissioni variabili di quasi il 20%, con picchi del 5% sia nel 2023 che nel 2024. Difficile riuscire ad assorbire rialzi del genere. Nel frattempo Euronext avrebbe chiesto ai vendor, gli operatori che acquistano dati per poi rivederli, la lista dei clienti, secondo fonti di mercato di Milano Finanza. Un fatto che ha suscitato un certo allarme fra i vendor, che ora temono di essere scavalcati dal fornitore. Euronext però sa che in questo caso agirebbe in situazione di monopolio di mercato rischiando l’intervento dell’Antitrust.

Ora sono due gli appuntamenti importanti nell’agenda di Euronext: la pubblicazione della trimestrale 2026 martedì 19 maggio e il giorno seguente, il 20 maggio, l’assemblea ad Amsterdam. Intanto il socio Norges, con il 2,6% delle quote, soddisfatto di una redditività così elevata, ha già dato il via libera alle 14 proposte del cda all’ordine del giorno. (riproduzione riservata)