La Germania ha detto no alla proposta del presidente francese, Emmanuel Macron, di creare una capacità comune di indebitamento europea attraverso nuovi Eurobond destinati a finanziare investimenti strategici in difesa, transizione verde, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche.
Un funzionario vicino al cancelliere Friedrich Merz ha spiegato a Politico che Berlino considera l’iniziativa una distrazione rispetto al vero nodo dell’Europa: la produttività. «È vero che servono maggiori investimenti ma questo rientra nel quadro finanziario pluriennale e non nel debito comune», ha affermato il funzionario.
Ad avviso del governo tedesco le risorse necessarie per gli investimenti possono essere trovate all’interno del bilancio pluriennale dell’Unione europea: «Non si può andare avanti con due terzi del bilancio destinati esclusivamente alla spesa consumistica nei settori dell’agricoltura e della coesione». Da qui anche la necessità di intervenire per modifiche strutturali al bilancio: «Ci auguriamo che gli Stati membri che ora chiedono nuovi finanziamenti partecipino anche a questi sforzi di riforma. Non è possibile che si chiedano più fondi senza poi affrontare le riforme».
La posizione tedesca arriva a pochi giorni dal vertice informale Ue sulla competitività, in agenda giovedì 12 febbraio, dove i leader discuteranno tre priorità chiave: rafforzare il mercato unico, accelerare gli accordi commerciali e ridurre la burocrazia. Per Berlino, il dibattito sugli Eurobond rischia di oscurare questi obiettivi concreti.
Il presidente Macron, al contrario, insiste sulla necessità di un investimento europeo congiunto. In un’intervista rilasciata a sette quotidiani europei, il presidente francese ha definito tre «battaglie da condurre» nei prossimi anni: difesa e sicurezza, tecnologie della transizione ecologica, e intelligenza artificiale e quantico. «Investiamo molto meno di Cina e Stati Uniti», ha detto il presidente francese, «se l’Unione non agisce nei prossimi 3-5 anni rischiamo di essere spazzati via. Mario Draghi stimava in 800 miliardi di euro annui di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie verdi e digitali; aggiungendo difesa e sicurezza, si arriva a circa 1.200 miliardi all’anno».
Il rifiuto tedesco si inserisce in un contesto già teso sul fronte della difesa europea. Il progetto Future Combat Air System (Fcas), l’iniziativa con cui Francia, Germania e Spagna intendono sviluppare un caccia di sesta generazione, si è arenato. La scadenza del 17 dicembre per superare lo stallo è passata senza risultati e, secondo fonti tedesche, Merz sta valutando persino la separazione del programma in due progetti nazionali o l’uscita completa della Germania. (riproduzione riservata)