Gli hedge fund stanno scommettendo sempre più sull’indebolimento dell’euro contro il dollaro a causa dei rischi politici e fiscali in Francia. Negli ultimi due giorni, il numero di grandi operazioni che puntano sulla discesa della valuta dell’Eurozona è stato più del doppio rispetto a quelle che scommettono su un rialzo, secondo gli ultimi dati forniti da Depository Trust and Clearing. Giovedì 1 ottobre l’euro scende fino allo 0,5% per poi assestarsi ad un -0,31% a 1,1296 sul biglietto verde dopo aver ceduto quasi il 3% nell’ultimo mese.
«Abbiamo visto aumentare la domanda di opzioni put sull’euro sia da parte degli hedge fund sia dei grandi investitori istituzionali tradizionali», ha detto Julian Weiss, responsabile del trading sulle opzioni valutarie del G10 per conto di Bank of America. A pesare sono le preoccupazioni per la prossima legge di bilancio francese, mentre il rafforzamento delle aspettative sui tassi d’interesse Usa sostiene la domanda di dollari.
Il trading sull’euro «è stato senza dubbio uno dei modi preferiti per scommettere sul nuovo rafforzamento del dollaro nelle ultime sedute», ha detto Thomas Bureau, responsabile globale del trading sulle opzioni valutarie di Société Générale.
I movimenti arrivano alla vigilia della presentazione da parte del governo francese della legge di bilancio per il 2027, prevista giovedì. Si aprirà così un confronto politico che rischia di far cadere il premier e alimentare i timori sulla situazione dei conti pubblici del Paese. La Francia prevede di emettere l’anno prossimo un ammontare record di titoli di Stato per finanziare il deficit e rifinanziare il debito in scadenza.
Gli investitori sono già in allerta in vista delle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno, mentre i partiti di opposizione hanno segnalato di non essere disposti a scendere a compromessi con il presidente Emmanuel Macron.
Sul mercato delle opzioni sta aumentando la domanda di posizioni ribassiste sull’euro sia nel breve periodo sia fino alla metà del 2027, un orizzonte che comprende la potenziale volatilità legata al ciclo elettorale europeo del prossimo anno, ha spiegato Weiss di Bank of America.
«Considerate le tensioni sui mercati dei tassi e la dipendenza energetica dell’Europa, il cambio euro-dollaro è stata la posizione preferita per puntare sul rafforzamento del dollaro all’interno del G10», ha detto Weiss. Gli hedge fund si concentrano soprattutto su operazioni a un mese, che permettono di intercettare le prossime riunioni della Banca centrale europea e della Federal Reserve. Alcuni, tuttavia, si spingono fino a un anno, per sfruttare eventuali disallineamenti nei prezzi, secondo Bureau di Société Générale.
Secondo Meera Chandan, co-responsabile della ricerca sulla strategia valutaria globale di JPMorgan Chase, alla base dei movimenti ci sono «il riprezzamento in senso più restrittivo delle aspettative sulla Fed, rispetto al quale l’euro-dollaro era rimasto precedentemente indietro e l’ampliamento» dello spread. L’aumento dei rendimenti obbligazionari è destinato a frenare la crescita economica e a rallentare l’inflazione, ha detto questa settimana la presidente della Bce Christine Lagarde, aggiungendo così ulteriore pressione sull’euro.
La moneta unica dovrebbe continuare a essere «una vittima collaterale dei rischi geopolitici globali, che alimentano le pressioni stagflazionistiche sull’area euro e riducono l’attrattiva degli asset denominati in euro», ha detto Valentin Marinov, responsabile della ricerca e strategia sul mercato valutario del G10 di Crédit Agricole. (riproduzione riservata)