Il Parlamento europeo resta diviso sull’euro digitale. Ieri è iniziata la discussione sugli oltre 1.400 emendamenti sulla proposta del relatore Fernando Navarrete (Ppe). Ma nella riunione sono riemersi i contrasti tra le forze politiche di Bruxelles.
L’eurodeputato spagnolo ha presentato un testo che ridurrebbe in modo rilevante la portata del progetto, dando la priorità alla versione offline dell’euro digitale e mettendo in secondo piano quella online.
I governi europei si sono allontanati molto da questa idea: nel Consiglio Ue è stato raggiunto un accordo a fine 2025 che ricalca le idee della Commissione Ue e della Bce.
Per un’intesa definitiva occorre l’intesa tra Consiglio e Parlamento Ue. Da quest’ultimo tuttavia potrebbero arrivare nuovi ritardi, nonostante l’esigenza di trovare in modo rapido un sistema di pagamento digitale che possa ridurre la dipendenza Ue dai colossi statunitensi come Visa e Mastercard, in tempi di crescente tensione geopolitica con gli Usa.
Parlando di questo tema, ieri il membro del comitato esecutivo Piero Cipollone ha detto che «è urgente risolvere il problema perché il mondo è diventato più frammentato». Lo stesso concetto è stato espresso dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.
Navarrete si è detto aperto a un compromesso, anche se ha ribadito l’importanza dell’uso offline dell’euro digitale.
Sinistra, socialisti e democratici hanno negato i rischi per la stabilità finanziaria e hanno evidenziato la necessità di avanzare per creare uno strumento di pagamento europeo, dopo molti anni in cui le banche non sono riuscite a trovare un’intesa su un meccanismo privato.
Un testo definitivo del Parlamento è atteso entro maggio. Poi partirebbe la negoziazione con il Consiglio. In questo caso l’euro digitale potrebbe partire a metà 2029. Ma c’è il rischio che i contrasti tra eurodeputati allunghino i tempi di approvazione.
Alcuni parlamentari riflettono i timori delle banche, soprattutto tedesche e francesi, che spingono per difendere sistemi di pagamento nazionali e privati e (soprattutto nel caso dei piccoli istituti in Germania) temono una fuoriuscita di depositi.
Tuttavia nei giorni scorsi anche il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato che l’euro digitale è «un’opportunità per l’Europa» e faciliterebbe anche le soluzioni private come Wero.
Intanto, in tema di banche centrali, la Banca d’Italia ha presentato il piano di transizione per i cambiamenti climatici che definisce le azioni per ridurre l'impronta carbonica delle operazioni.
«I prossimi anni assumono un’importanza cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici», ha sottolineato il governatore Fabio Panetta. «Gli sviluppi recenti in ambito internazionale segnalano un affievolirsi dell'impegno dei principali Paesi» ma «resta fermo l'indirizzo affinché nel corso del prossimo decennio le emissioni nette di gas serra diminuiscano sensibilmente, per azzerarsi entro il 2050».
Sui rischi climatici «si sta gradualmente trovando una via d’uscita», ha detto il vicedirettore generale Paolo Angelini. «Sono sorte difficoltà ma il dibattito ha permesso di compiere progressi, almeno in alcuni settori». (riproduzione riservata)