Si sbloccano i lavori al Parlamento Ue sull’euro digitale. Dopo molti mesi di trattative, i negoziatori hanno definito un testo di compromesso consultato da MF-Milano Finanza che sarà votato nella commissione Econ il 23 giugno.
Sono caduti i principali ostacoli all’intesa che erano dovuti soprattutto alle posizioni del relatore del testo, lo spagnolo Fernando Navarrete. L’eurodeputato è finito in minoranza anche nel suo gruppo politico (il Ppe) in merito alla proposta di varare una versione solo offline dell’euro digitale, in attesa di sviluppi nel mercato bancario per i pagamenti online. La valuta partirà invece in versione offline e online: saranno così possibili trasferimenti di denaro con o senza connessione a internet.
Il testo del Parlamento prevede anche una clausola «no worse-off» per «assicurare che a nessun commerciante venga addebitata da un prestatore di servizi di pagamento una commissione più elevata per un pagamento in euro digitale rispetto a quella che gli verrebbe addebitata dallo stesso prestatore di servizi per qualsiasi mezzo di pagamento digitale comparabile». In sintesi, i pagamenti in euro digitale avranno un costo per i commercianti non superiore a quello dei metodi attuali, per esempio attraverso Visa o Mastercard.
Entro cinque anni dalla prima emissione dell’euro digitale la Commissione, previa consultazione con la Bce, dovrebbe effettuare una revisione e valutare le condizioni per l’applicazione di un modello di compensazione basato sui costi.
La materia potrebbe essere modificata in modo ancora più favorevole per i commercianti nel trilogo che si aprirà dopo il voto parlamentare. Gli eurodeputati dovranno trovare un’intesa finale con i governi che hanno già varato da tempo una loro proposta sull’euro digitale all’interno del Consiglio Ue. I testi di Parlamento e Consiglio sono simili dopo la frenata di Navarrete. Perciò l’intesa definitiva dovrebbe arrivare entro fine anno, in modo da lasciare spazio al progetto pilota a metà 2027 e all’avvio dell’euro digitale nel 2029.
Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno chiesto di azzerare nel trilogo le commissioni per i commercianti per pagamenti di piccolo importo.
In tal caso però si dovrà chiarire chi pagherà il costo di queste transazioni che è sostenuto da banche e fornitori di servizi di pagamento. Gli istituti vogliono anche assicurarsi che alcune grandi fintech non abbiano vantaggi nelle operazioni (anche in termini di dati) sfruttando la capacità delle banche di riempire i conti di euro digitale con il denaro detenuto dai clienti nei depositi.
La proposta degli eurodeputati ha di fatto confermato la procedura indicata dal Consiglio per la fissazione dei limiti individuali al possesso di euro digitali, aggiungendo il Parlamento tra gli organi che possono esprimersi.
La Bce farà una proposta di tetto massimo sulla quale non ci dovranno essere obiezioni da parte di Commissione, Consiglio e Parlamento. Poi la Bce definirà il limite individuale per persona all’interno del tetto massimo concordato. Le soglie potranno essere riviste ogni due anni.
Il Parlamento non ha imposto un limite numerico immediato, ma come il Consiglio si è focalizzato sulla procedura. In passato si è parlato di un limite di 3 mila euro digitali per persona, un livello che secondo la Bce non produrrebbe effetti negativi per il sistema finanziario. La soglia esatta sarà comunque definita più avanti. (riproduzione riservata)