Dopo che mercoledì 23 giugno la commissione economica Parlamento Ue ha dato il via libera al «pacchetto moneta unica» l’obiettivo ambizioso di dare l’annuncio della nascita dell’euro digitale il 1 gennaio 2027, come vorrebbe Bruxelles, è raggiungibile, per poi emetterlo nel 2029. Il traguardo sarebbe più che simbolico.
Saranno 25 anni esatti da quando, il primo gennaio 2002, l’euro di carta e di moneta iniziò a circolare in 12 Paesi europei. Oggi i Paesi interessati da quella che si preannuncia come l’evoluzione della moneta europea nell’era digitale sono saliti a 21, con la Bulgaria ultima entrata a gennaio e la rivoluzione, è ancora una volta epocale, anche se la nuova moneta non si potrà toccare con le mani come fu nel 2002: l’euro digitale punta a rendere più semplice la vita ai cittadini europei, con i pagamenti che promettono di diventare più efficienti e meno costosi grazie alla nuova piattaforma unica europea, e in ballo c’è la sovranità monetaria dell'area dell'euro e la sicurezza dei sistemi di pagamento dell’Unione spostando il baricentro nel Vecchio Continente.
Un numero su tutti fa comprendere la posta in gioco, non solo economica: oggi due terzi dei pagamenti digitali che avvengono nell’area euro con le carte di credito passano per i circuiti di colossi esteri come Visa, Mastercard e American Express. Un giro d’affari che vale solo di commissioni 10 miliardi di dollari. Con la nuova infrastruttura che stanno mettendo a punto sei banche centrali europee, con Banca d’Italia in prima linea, che sarà accessibile per tutte le banche dell’Unione a costo zero, quei costi potrebbero essere risparmiati o comunque considerevolmente ridotti. Il nuovo euro dovrà però dimostrare di essere più efficiente ed economico degli altri sistemi di pagamento con cui i cittadini europei hanno già preso confidenza in questi anni. Cosa cambierà concretamente? Ecco un decalogo per capire tutte le novità.
1. Come avere l’euro digitale? La prima cosa su cui fare chiarezza è che l’euro digitale non sostituirà il contante o gli altri sistemi di pagamento. Oggi però, quando i clienti pagano nei negozi con strumenti alternativi al contante, i commercianti non ricevono immediatamente le somme spettanti. Tutti i pagamenti in euro digitali, sia fisici sia online, saranno invece istantanei. Per utilizzarlo bisognerà costruire un wallet in euro digitali presso la propria banca, la posta o un altro prestatore di servizi di pagamento. Una volta creato il wallet, si potranno effettuare ricariche di euro digitali mediante un conto bancario collegato oppure depositando contante. A questo punto si potranno eseguire pagamenti usando il wallet in euro digitali, ad esempio con lo smartphone o una smart card.
2. Quanti se ne ne possono avere nel portafoglio? Dovrà essere fissato un limite all’ammontare che una persona fisica o giuridica può detenere nel proprio wallet. L’obiettivo è di evitare un eccessivo deflusso di depositi dalle banche, che potrebbe compromettere la stabilità finanziaria. Nel regolamento approvato mercoledì 23 è stata proposta una modalità per fissarlo, ma si saprà solo a un anno dal lancio, nel 2028, l’importo effettivo e verrà fissato in base alla situazione economico/finanziaria dell'Eurozona che ci sarà allora. Si continua a parlare di 3.000 euro, mai ufficializzata dalla Bce.
3. Se ne potranno avere di più? In ogni caso le norme prevedono che gli utenti che volessero effettuare pagamenti di importo superiore al limite stabilito potrebbero collegare il wallet in euro digitali al proprio conto bancario.
4. Come funzionerà? L’aspetto più innovativo su cui si è allo stesso tempo si è accesso il confronto nel mercato è che i pagamenti con l’euro digitale potranno essere effettuati anche in modalità offline, senza una connessione internet e soprattutto, in questo caso, a costo zero per l’esercente. Per quelle online il testo approvato dal Parlamento prevede una clausola «no worse-off» per assicurare che a nessun commerciante venga addebitata da un prestatore di servizi di pagamento una commissione più elevata per un pagamento in euro digitale rispetto a quella che gli verrebbe addebitata dallo stesso prestatore di servizi per qualsiasi mezzo di pagamento digitale comparabile. Si ipotizza che il testo del regolamento approvato mercoledì 25 possa essere rivisto durante il suo iter di approvazione, fissando un numero massimo di pagamenti offline, ma il dibattito è aperto.
5. Quali pagamenti si potranno fare?
Si potranno effettuare pagamenti in qualsiasi paese dell’area dell’euro gratuitamente e si potrà trasferire importi da un wallet all’altro utilizzando lo smartphone o lo smartwatch.
6. Quando partirà?
Per quanto riguarda il percorso legislativo tra il 7 e 9 il luglio sarà necessario un ulteriore passaggio del regolamento nella Plenaria del Parlamento europeo. Dopodiché potranno prendere avvio i negoziati con il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione per definire il testo finale. Intanto sei banche centrali, stanno mettendo a punto la piattaforma tecnologica. L’obiettivo è come detto di emettere l’euro digitale il 1 gennaio 2027. Poi le banche europee e i prestatori di servizi di pagamento avranno 2 anni per adeguare i loro sistemi al nuovo euro, con l’avvio per tutti fissato al 2029.
7. Ci sarà un progetto pilota?
Ad inizio luglio saranno selezionate le banche, tra oltre 50 candidate, che parteciperanno ad un progetto pilota che verrà avviato a metà 2027. Le italiane candidate sono 7, il numero più alto in Europa. Il progetto pilota sarà riservato ai dipendenti delle banche centrali che potranno effettuare pagamenti di ogni giorno utilizzando la versione beta dell'euro digitale. Ad esempio, potranno inviare denaro tra loro (sia online che offline) e pagare presso esercizi commerciali selezionati, come bar, ristoranti e negozi online collegati alla Bce e alle banche centrali nazionali.
8. Quanto costa all’Eurosistema la nuova valuta?
I costi totali di sviluppo, per le componenti messe a punto esternamente e internamente, sono stimati in 1,3 miliardi di euro, mentre i costi operativi annuali ammonterebbero a circa 320 milioni. L'Eurosistema è chiamato a sostenere i costi di realizzazione dello schema e dell'infrastruttura per l'euro digitale, così come avviene per la produzione e l'emissione delle banconote.
9. Pagamenti più sicuri o più vulnerabili?
Come per altre infrastrutture digitali, l'euro digitale potrebbe essere il bersaglio di attacchi informatici. Per attenuare questo rischio, l’obiettivo è di configurare l’euro digitale sulla base di tecnologie all'avanguardia in modo da creare un ambiente resiliente agli attacchi cibernetici.
10. Euro digitale diverso da stablecoin e cripto attività?
In quanto moneta di banca centrale e bene pubblico, sarebbe stabile e affidabile. In qualsiasi momento ci sarebbe la certezza che un euro digitale vale sempre un euro. Le stablecoin sono invece il prodotto di imprese private e non sono garantite da una banca centrale né da un'autorità pubblica. Le criptoattività, come bitcoin o ether, non sono garantite da alcuna istituzione né hanno un valore sottostante. (riproduzione riservata)