Piazza Affari si consacra sempre più come hub di riferimento per il mercato europeo degli Etf (Exchange traded funds). Lo certifica il record assoluto di quotazioni avvenuto nel corso del 2025: 287 fondi quotati, contro i poco più di 200 (comunque un primato storico) dello scorso anno.
Anche dicembre si è rivelato peraltro un mese di fermento nell’industria: sono state suonate 28 campanelle di inizio negoziazioni: erano state 26 nel 2024. La piattaforma Etfplus di Borsa Italiana, in questo contesto, ha segnato essa stessa nuovi record storici, con oltre 2.200 strumenti quotati e asset in gestione pari a 184,6 miliardi. Il controvalore medio giornaliero ha toccato i massimi storici a 609 milioni di euro.
La fine del 2025 ha confermato un trend in corso fin da inizio anno: la consacrazione degli Etf attivi. Sul totale delle quotazioni di dicembre, non a caso, 11 (più di un terzo del totale) hanno riguardato questi prodotti ibridi, quotati in borsa come i fondi-indice passivi ma gestiti secondo logiche di stock picking come i tradizionali fondi comuni.
Tra questi c’è ad esempio l’ultimo a essere stato quotato: un prodotto di Pimco, che costruisce attivamente un portafoglio di bond governativi dell’Eurozona. Così come ha scelto di puntare sul reddito fisso in euro Axa Im, mentre Goldman Sachs ha preferito quotare un trittico di Etf obbligazionari attivi: uno sui titoli emergenti in valuta forte, uno sui bond sovrani dell’area euro, e uno sulle emissioni globali.
Visto l’appetito degli italiani per l’obbligazionario (come confermato dai più recenti dati di Assogestioni e Assoreti) gli asset manager non si stanno lasciando sfuggire l’occasione: a metà dicembre Xtrackers (provider di fondi-indice di Dws) ha debuttato a Piazza Affari con otto prodotti passivi, tutti obbligazionari, di cui due a scadenza (nel 2035 e 2036).
Altre strategie gettonatissime sono quelle fattoriali o multi-fattoriali. E vista la performance del 2025 del fattore value globale (+24% per un investitore in euro), le case di gestione ci hanno puntato con decisione. Ultima in ordine di tempo è stata WisdomTree, che il 9 dicembre ha quotato tre Etf passivi value: uno europeo, uno globale e uno statunitense.
Tornando agli Etf attivi, come si spiega la crescita esponenziale che li ha portati, secondo dati di Hanetf consultati da milanofinanza.it, a superare alla fine del terzo trimestre gli 80 miliardi di dollari di masse in gestione (da 60 del primo trimestre)? «Sul fronte regolamentare, il primo trimestre ha segnato un passaggio chiave con l’approvazione in Europa degli Etf attivi semi-trasparenti», segnala Tom Bailey, head of research di Hanetf.
«La novità», aggiunge, «ha consentito ai gestori di non rendere pubblica in tempo reale la composizione dettagliata dei portafogli, riducendo così il rischio di replica delle strategie da parte di terzi e tutelando maggiormente il know-how gestionale. Una decisione destinata a incidere profondamente sulla struttura dell’offerta nei mesi successivi».
Guardando all’industria nel suo complesso, ricorda Bailey, «il 2025 si chiude come l’anno della consacrazione definitiva per l’industria europea degli Etp (la macro-categoria che include anche gli Etf, ndr)». In dodici mesi il mercato è passato infatti, secondo il report, da una base di circa 2.400 miliardi di dollari a oltre 3.200 miliardi, segnando una crescita di circa il 45%.
«Il superamento della soglia psicologica dei 3 mila miliardi di dollari già nel terzo trimestre ha rappresentato uno spartiacque simbolico che ha reso gli Etp non più soltanto uno strumento di efficienza tattica, ma una componente strutturale dell’asset allocation europea», conclude l’esperto. (riproduzione riservata)